Ti aspetterò nel pomeriggio…

L'immagine “https://i2.wp.com/img167.imageshack.us/img167/840/pioggiabattentepw1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

La ragazza entrò nel bar di Adelmo alle tre del pomeriggio, come usava fare ogni giorno.

A quell’ora il locale era quasi deserto.
Nonostante si trovasse in una zona piuttosto frequentata del capoluogo toscano a ridosso con il centro storico, il cattivo tempo sembrava consigliare alle persone di restare chiuse tra le mura degli uffici o delle proprie case.

Pioveva incessantemente da almeno due ore.
Gli scrosci d’acqua aumentavano di intensità con rari momenti di tregua. Ed il fiume Arno minacciava di voler raggiungere gli argini nell’arco di quella stessa giornata, incentivato da una settimana all’insegna delle continue precipitazioni diurne e notturne.

Caterina si sfilò il lungo impermeabile posandolo sullo schienale della sedia al suo fianco, mostrando un vestito bluette con un pizzo ricamato sul petto che terminava in una gonna lunga sino al ginocchio.
Un paio di stivali eleganti dal tacco basso non impedivano alla sua statura di evidenziarsi.

I capelli scuri e mossi arrivavano alle spalle incorniciando un viso che, dal profilo visibile, appariva costituito da tratti delicati e sereni.

“Una ragazza che non passa inosservata…”
rilevò Gastone restando immediatamente colpito per il suo portamento molto femminile ed accattivante.

Al primo giorno di servizio nel bar di Adelmo era ancora piuttosto impacciato.
Si barcamenava dietro il bancone con il fare tipicamente incerto che contraddistingue le persone quando affrontano un nuovo impiego.

Forte di una bella presenza ed un fisico sportivo si era aggiudicato il posto senza troppi problemi.
Ne aveva bisogno per pagarsi gli studi universitari ed il monolocale affittato a diversi minuti dal centro.

Ma cercava di godersi comunque l’età della giovinezza vivendo la Firenze notturna, con i suoi locali e le facili amicizie.

La ragazza non dovrebbe aver avuto che una manciata d’anni più di lui, pensò.

E c’era qualcosa in lei che lo aveva attratto da subito, sebbene non riuscisse a definire concretamente di cosa si trattasse.

Vide Adelmo lasciare il suo posto dietro il bancone e dirigersi da lei per prendere l’ordinazione.
Scambiare qualche parola, segno di una conoscenza non nuova, e ritornare verso di lui.
«Grazie, Adelmo… aspetterò qui… nel caso passasse nel pomeriggio…»
sentì proferire la giovane al tavolino.

“Che stupido!”
si disse mentalmente.
Per un po’ aveva pensato di trovare l’opportunità di raccogliere, magari, una seconda ordinazione
(e non capiva come mai il gestore non avesse approfittato di quel cliente per metterlo subito alla prova).
Ma, ovviamente, una ragazza così carina doveva essere già impegnata.
E quasi certamente la persona attesa doveva essere il suo ragazzo.

Così Gastone accantonò i baldanzosi propositi
“massì… che cavolata; mettersi ad abbordare una ragazza al primo giorno di lavoro.. una cliente!”.
Scosse la testa sorridente, ironizzando su quanto aveva meditato.

La pioggia faceva eco ai pensieri della grigia giornata.
Cadendo tambureggiante sul pavimento marmorizzato che componeva la via al di là delle vetrate.

Caterina sembrava assorta ad osservarla.
L’incessante crepitìo formava a terra dei piccoli mulinelli circocentrici spezzati dai passi veloci di chi attraversava la strada rinchiuso stretto in fradici impermeabili.

Nel bar i pochi clienti si stavano affrettando a consumare le loro ordinazioni.
Anonime ombre destinate a passare senza lasciare traccia.

Adelmo si recò ancora al tavolino della ragazza dal vestito bluette.
Probabilmente a Gastone era sfuggito il suo richiamo, o forse si era fatta notare con qualche cenno del capo, poichè lui non si era accorto di nulla.
Si offrì di portare il cappuccino ordinato.
Ma il gestore si dimostrò risoluto a farlo egli stesso come la volta precedente «Servo io Caterina, non ti preoccupare…» gli rispose pacato ma dal tono irremovibile.

Il ragazzo aveva cercato di lasciarsi la questione alle spalle.
Ma ora, quella forzata insistenza da parte del suo principale, cominciava a destare maggiormente la sua curiosità.
Lei ci mise del suo, ripetendo la stessa frase priva di inflessioni preoccupate nonostante la persona attesa non si facesse ancora vedere
«Grazie, Adelmo… aspetterò ancora… potrebbe passare nel pomeriggio…».

Gastone desiderava capire.
E si impose di farlo ricercando il momento opportuno per parlare con Adelmo. Di corporatura tondeggiante e basso di statura, l’uomo non si manifestava come una burbera persona, e certamente era a conoscenza del mistero che sembrava aleggiare attorno a Caterina.
Decise di attendere che la ragazza fosse uscita.
Dopotutto si eran fatte ormai le cinque del pomeriggio e, dopo due ore di attesa, anche lei si sarebbe resa conto che chi stava aspettando non si sarebbe fatto vivo quel giorno.

Trascorse un’altra mezz’ora abbondante. Poi Caterina lasciò il tavolino, si infilò di nuovo l’impermeabile, e si fece avanti per pagare.
Soltanto allora Gastone potè notare il profilo del volto tenuto nascosto alla sua vista; una lunga cicatrice segnava la tempia della ragazza attraversando tutta la guancia destra.

Il cameriere rimase senza parole
«Se dovesse passare… gli dica che sono appena uscita… e che tornerò domani… domani pomeriggio..»
disse rivolta ad Adelmo che le stava passando lo scontrino.
Attese un cenno affermativo del capo e l’abituale comprensivo sorriso che il gestore le donava ogni giorno.

Poi uscì dal bar.

Il ragazzo impallidì, dimenticando quanto si era persuaso domandare al suo superiore.

«Caterina passa ogni pomeriggio.. Sia che piova, che ci sia una bufera o che ci sia un sole da spaccare le pietre.
Ogni pomeriggio non manca di passare… e di fermarsi per un paio di ore, rimanendo a guardare oltre la vetrata»
gli disse Adelmo interrompendo l’imbarazzo del giovane.

«Io…. io non…»
«Oh, lascia stare.. Tanto presto o tardi avresti sentito delle chiacchiere. Preferisco dirti io come stanno le cose, ed è meglio farlo subito…»
lo bloccò il gestore alzando una mano per evitargli inutili scuse.

«Come ti dicevo…. Lei passa di qui tutti i santi pomeriggi. Da quattro mesi a questa parte…»
proseguì Adelmo sospirando e sistemandosi i pochi capelli bianchi che ancora adornavano la sua testa
«….E’ bella vero…?!
…..Da quando è successo l’incidente…….
prima dell’incidente era persino… splendida….
E’ finita oltre il vetro.
Ed il massimo che hanno saputo fare i medici è stato… quello!»
affermò facendosi un segno sulla guancia destra.

Gastone cercava di non mostrarsi turbato, ma gli risultava un’operazione piuttosto ardua
«Ma…. chi è la persona che lei… aspetta ogni… pomeriggio…?»

Adelmo inarcò un sopracciglio e la sua espressione divenne ancor più seriosa e cupa di quanto già non fosse
«La persona…?…..
Era… suo marito. Frequentavano moltissimo il mio bar, prima di sposarsi.. per i pochi mesi che lo sono stati.
Forse ha avuto più fortuna di lei….. ma… chissà…».

Il giovane cameriere vide Adelmo dirigersi verso un tavolino appena occupato da due anziani. Questa volta il motivo per cui risparmiava il servizio al dipendente era diverso.

Gastone, pallido in volto, si appoggiò al bancone. Non avrebbe mai scordato il suo primo giorno di lavoro.

L'immagine “https://i0.wp.com/img207.imageshack.us/img207/5790/firenze013gr4.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

76 risposte a “Ti aspetterò nel pomeriggio…

  1. Termino il tuo racconto e sento una stretta al cuore… per tutte quelle volte in cui l’improvvisa mancanza di una persona a noi, a me molto cara mi ha fatto compiere per molto tempo gli stessi gesti negli stessi luoghi che ho visto con lei… Si può provare ad andare avanti, però molto spesso bisogna accettare tutto questo, lasciare che il tempo faccia il suo lavoro e anche se poi sembra che tutto sia passato, a certe cose si è legati indissolubilmente per sempre. Anche se tutto piano piano diventa meno visibile agli altri. Però dentro di noi esiste e c’è. Nonostante si trovi la forza di continuare a vivere.

  2. Che storia romantica e al contempo così triste…sopravvivere ad un grande amore è un trauma troppo straziante da superare…
    Anche per una Amore solo platonico come quello che vissi io poco tempo fa… Decidersi a lasciarlo andare, con la speranza che un giorno o l’altro, nei sogni, ritorni a cingerci col suo entusiasmo.

    :°D – piccola lacrimuccia… – ti abbraccio

  3. Il tempo si è fermato nel vissuto della protagonista che si ostina ad aspettare il proprio amore, anche se segni evidenti che qualcosa è cambiato l’accompagnano quotidianamente. Malinconia allo stato puro.

    Hai unito con delicatezza la profonda malinconia di un amore spezzato con l’eterna speranza che qualcosa sempre può accadere.

    Singolare anche la descrizione che fai dei clienti del bar: “Anonime ombre destinate a passare senza lasciare traccia”. Mi sembra molto azzeccata.

    Buona notte
    Pep

  4. @gianniepinotto
    Fare degli apprezzamenti alle tue argute ed esaustive analisi sarebbe superfluo.
    E’ però indubbio che sai esplorare gli aspetti sovente lasciati volutamente in seconda e terza fila.
    Grazie.
    Buona giornata a te!

  5. Struggente, melanconico… molto bello !
    L’ ho letto diverse volte, cinque, sei, forse di più… alla ricerca di un particolare tra le righe : Singolare il risultato di un ” incidente” di cui non si abbia conoscenza di particolari elementi. Strano, questa costante di Caterina, da 4 mesi a questa parte, mi fa pensare ad una non accettazione di ineluttabile, come ad una effettiva impossibilità che impedisca a lui di passare, e lei, cerchi di rimuoverne la causa, cercando nella propria autoconvinzione che possa invece accadere…
    Scusami, non intendevo stravolgere il tuo intendimento. E’ solo un pensiero.

    Mi posso permettere di segnalarti una svista ?
    : «Grazie, Adelmo… aspetterò ancora… potrebbe passasse nel pomeriggio…»

    Un abbraccio,
    Giulia.

  6. @ventidiguerra
    Non hai stravolto proprio nulla 😉
    Diciamo che, con le riletture, ti sei avvicinata anche “troppo” alla personalità di Caterina e conseguentemente al pensiero che lo scrittoruncolo ha avuto nel crearla. Celando poi dietro melanconia, amore infinito e particolari accennati la cruda verità.
    Grazie per la segnalazione della svista 😉

  7. Key ho i brividi……..davvero molto bello….questo è quel genere di racconti che mi lascia di sasso….e non riesco mai a dire nulla di diverso se non: STUPENDO….ma in realtà dentro quello che sento…è molto di più!

  8. Povera ragazza!! è incredibile come tu riesca a suscitare dei sentimenti verso i tuoi personaggi!!
    Bellissimo questo racconto!
    E complimenti per le foto… tutte e due!!! (anche se per la seconda…nn puoi giovare della mia imparzialità visto che adoro firenze!!!) :o)

    Buon week end, penso che ci rivediamo lunedi ^^
    bacio!

  9. #73@soulsmirror

    Grazie.. ^___^
    penso sia l’ambizione, bene o male, di molte persone che si dedicano alla scrittura.
    E’ uno dei racconti che maggiormente mi sta a cuore, questo.
    E’ piacevole che tu lo abbia riscoperto come merita.
    Felice week-end.
    Bacio
    ;*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.