La vita di Malaerba

Tempo di vendemmia, questo scorcio di fine estate.
Mi pare il momento perfetto per farvi leggere un racconto in tema.

Racconto che mi ha fruttato una lussuosa bottiglia di Sangiovese, con pergamena.
Insomma, sulla frutta andiam spesso a parare da queste parti.

Che dire? ora attendo un bel pollo con patatine.
Annaffiato con buon bicchiere del vinello in questione.
Alla salute!

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La vita di Malaerba

Costanzo Malaerba si era costruito un avvenire nelle sue vigne a Trapani. Viveva per esse. Ed esse vivevano per lui. Poichè nessuno della sua famiglia sembrava propenso a proseguire una tradizione pluricentenaria tramandata da padre in figlio. Tradizioni che avevano il sapore del vino. Di quello migliore. Coltivato con il sudore della fronte. Il fallimento maggiore della sua esistenza consisteva proprio nel non essere riuscito a trasmettere le proprie dedizioni ai figli. Uno ad uno se ne erano andati. Per prima la moglie Carmela. Riposava a pochi chilometri dai vigneti. Nel cimitero di famiglia. Circondato da cipressi e salici, immerso nel verde che aveva tanto amato insieme al marito. Poi era toccato a Mario; il primogenito. Il figlio per cui spesso stravedeva a discapito degli altri. Un incidente di caccia glielo aveva tolto prematuramente portandosi dietro un altro pezzo di cuore. Forse per questo motivo se ne erano andati anche gli altri. Non riuscendo a perdonargli le preferenze al primogenito. Antonio, Maddalena. E Francesco. Il più robusto dei tre figli restanti. Somigliante maggiormente al genitore, con un carattere schietto e sincero. Cresciuto quando ormai i possedimenti avevano raggiunto il loro apice. Quest ultimo portava il fardello delle ultime speranze di Costanzo. Ed anche queste si sbriciolarono come la carta consumata da un fuoco lento ed implacabile.
Gli restavano le vigne. Quelle che non lo avrebbero mai lasciato. Quelle in cui riversava la sua cura. Il suo amore. Lì gli anni, oltre le settanta primavere, non importavano, non si sentivano. Poteva piegarsi curvo lungo il tronco smilzo mentre le ciocche di capelli bianchi si incollavano tra perle di sudore sulla fronte spaziosa, sentire i battiti del cuore aumentare per la fatica come un tamburo battente dalla ampia cassa di pelle logora e navigata. Dolergli le ginocchia e ferirsi le mani rinsecchite. Ma quello restava il suo posto. Il miglior posto in cui si sarebbe mai voluto trovare. La madre terra in cui era nato, cresciuto ed invecchiato. Guardava con immutata fierezza i grappoli che pendevano rigogliosi tra le foglie smeraldine, destinati a finire in vino.
“Salvo sarebbe orgoglioso di me…” meditò dedicando un pensiero al vecchio zio. Il fratello della madre gli aveva insegnato buona parte di quello che sapeva. Aveva poi attraversato i luoghi più generosi della nativa Sicilia per  concedere maggior prestigio alle sue vigne. Recandosi alla vicina Agrigento, poi a Caltanissetta per il nero d’Avola, a Ragusa per i moscati. Persino sull’Etna, il più rinomato ed alto vulcano europeo, per la conosciuta ed ambita viticoltura dei terreni vulcanici. Pochissime si erano rivelate le possibilità di ricreare gli stessi presupposti di crescita. Le diverse coltivazioni, i differenti terreni in cui la mano dell’uomo godeva di parziali responsabilità. In cui la vera artefice risultava essere solo la natura. In grado di regalare numerose meraviglie che spesso sbalordivano. Alla fine, tornava sempre con lo stesso indomabile spirito alla sua Trapani: posizionata sulla parte ovest della Sicilia, su di un antico promontorio che si affaccia al Mediterraneo, manteneva connotazioni leggendarie legate alla propria origine. La prima la vedeva sorgere dalla falce caduta di mano a Demetra, la dea della prosperità. la seconda dallo stesso attrezzo perso però da Saturno, dio del cielo. Storie con cui Costanzo era cresciuto e che riempivano sogni e fantasie della sua età più spensierata. Quando, nei momenti di svago, usciva in mare con altri ragazzini. All’ombra delle tonnare. Spiando i pescatori intenti nella mattanza. Oppure quando correva a perdifiato giù per le colline. Scivolando tra i ciliegi e le siepi, munito di una spada di legno ed un cappello di carta. Giorni così lontani, eppure vicini nella sua mente tendente ai ricordi. Passò accanto alle sue vigne preferite. Quelle destinate al Piana dei Salici. Un vino colore del rubino che manteneva la preziosità della pietra stessa. Sapeva di tabacco. Appena preso in bocca lasciava per qualche istante straniti. Regalando solo successivamente la sua pienezza di frutto. Era anche il prediletto di Francesco. Partito verso il nord. In cerca di un lavoro nell’elettronica ed i computers.
Scosse il capo sconsolato. “Come ho potuto fallire così miseramente con i miei figli..?”
si chiese ancora per l’ennesima volta nell’arco di una stessa giornata. Poi un colpo di acuta tosse lo fece tornare al presente. “Il tabacco…” constatò rammentando le avvisaglie del medico. Secondo il dottore avrebbe dovuto smettere di fumare. Ma Costanzo Malaerba non lo avrebbe mai ascoltato. Il fumo era uno dei suoi pochi vizi, anzi, forse il solo vizio che ancora si permetteva. Lo considerava un prezzo da pagare tra gli altri acciacchi dell’età. Fu colto da un altro colpo di tosse. Quindi anche questa decise di lasciarlo.
“Un altro vantaggio della vecchiaia: nulla resta troppo a lungo…” pensò mentre un leggero sorriso amaro gli tratteggiava le labbra serrate, come fossero una piccola ferita sul volto adornato dalle rughe. Incespicò su una piccola cunetta di terra mossa e si appoggiò malamente contro una vite per non rovinare al suolo. Imprecò contro la sua sbadataggine. Attribuendo le colpe al troppo pensare. Al fantasticare sui giorni remoti. Fuori luogo per un uomo che viveva con il sapore dei campi e degli arbusti tra le narici, si disse.
L’istante successivo un paio di robuste mani lo sorressero inavvertitamente. Quando si voltò trattenne a fatica un verso di grande sorpresa mentre strabuzzava gli occhi stanchi.
«Ciao papà…» gli disse il figlio Francesco mentre coglieva un paio di chicchi d’uva per il Piana dei Salici «Sono passato per Trapani a prendermi i documenti che aspettavo. Ti dispiace se mi fermo un poco con te..?»
Dallo sguardo del padre trasparì una gioia che le parole non sarebbero mai riuscite a descrivere. Il sole era già alto ed il cielo terso regalava un azzurro limpido ed acceso. Dal colle su cui si trovavano si poteva scorgere il mare. Il vento placido trasportava con sè gli echi del porto lontano. Il vecchio non rispose. Limitandosi ad un cenno affermativo con la nuca. Il Padre ed il figlio iniziarono ad ispezionare le foglie, gli acini, i rami da potare. Fianco a fianco.

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Autore: Keypaxx © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati.

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116 risposte a “La vita di Malaerba

  1. Stupendo racconto, come sempre scritto magistralmente. La passione per la terra che un uomo ormai solo non è riuscito a trasmettere ai figli ma ecco che, proprio quando si rifugia nel passato, nei ricordi, quando sente che la vita potrebbe lasciarlo da un momento all’altro… ecco che arriva il figlio e fianco a fianco accudiscono la vite…..
    Un silenzio il loro carico di parole toccanti.

  2. carino questo post in versione agreste…..è molto evocativo. immagino una vendemmia secondo antichi metodi, tipo pigiare l’uva con i piedi….
    immagino rapporti/legami e riti di vendemmia che si perpetuano di generazione in generazione, anche se tutto è molto moderno….
    belle le immagini verdeggianti!!
    OT mica ti inebrierai
    Moon_ello?
    iaoooooooooooooooooo

  3. ..ti dispiace se resto qui un pò con te?? …intanto ti lascio il buon giorno e poi ti dico che è bellissimo leggerti e questo racconto mi tocca dentro…amo la vita e mi è mancata la famiglia ..le radici…ma non importa alla fine sono cresciuta e ho capito…
    grazie è bello passare da te!
    un abbraccio
    monica

  4. #7 monicamarghetti

    Puoi restare quanto vuoi, Monica. Sotto dovrebbe esserci ancora un’amaca..
    😉
    Mi spiace che il racconto ti abbia risvegliato anche particolari non troppo piacevoli. Ma sono cose che capitano alle persone sensibili…
    Ringrazio te per il passaggio e ricambio il caloroso abbraccio con un sorriso aggiunto!
    ^___^

  5. mi sono soffermata a pensare… a quel… niente resta tanto a lungo… beh… ci sono le emozioni … quelle le conserveremo sempre.. magari in angoli riposti del cuore che non conosciamo… ma ci saranno sempre… se le abbiamo vissute completamente..

  6. scusami tu se mi sono lasciata andare con i miei ricordi…credimi leggerti fra queste righe mi è piaciuto e ha smosso tantissime emozioni e di questo ti ringrazio! non ho possibilità di donarti nessuna pergamena ma se lo senti..ti regalo un abbraccio!
    grazie ancora
    monica

  7. Un racconto splendido che sa di natura e cose buone. Di buoni sentimenti dell’animo umano. E’ la dimostrazione che, nonostante le differenze di idee e percorsi, alla fine il rapporto famigliare riesce sempre a farsi valere!
    Un’altra prova del tuo inconfondibile talento!
    Baci!

  8. Ciao, veramente un bel racconto.
    Sei riuscito ad esprimere benissimo il carattere dell’anziano, i suoi più profondi sentimenti, ciò che gli regala la sua terra e ciò che lui le regala.
    Poi il finale non è scontato.
    Un saluto

  9. #17 StefanoRomagna

    E’ davvero un piacere leggere quanto hai scritto. Proprio perchè proveniente da un siciliano. E’ una terra che mi ispira moltissimo e spero di poter, un giorno, visitarla veramente!
    🙂

  10. #20 monicamarghetti

    E’ molto bello quanto mi scrivi, davvero!
    Posso solo raccogliere con piacere il tuo abbraccio, augurandomi che il tuo animo resti sempre vicino ai sentimenti più veri.
    Grazie a te, Monica..
    ^__^

  11. Bellissimo racconto!
    Adoro il tuo modo di descrivere i dettagli delle persone e dei luoghi, li fai immaginare con le stesse capacità di Verga..
    Poi l’amore e la dedizione di quest’uomo per la sua terra e la citazione agli Dei gli regala anche un tocco pagano!
    Buon inizio settimana…bacio!

  12. #35 Oreade

    Un commento pieno di elogi davvero molto forti, il tuo.
    Credo sia la prima volta, da queste parti, che sia stato chiamato in causa persino il Verga.
    Ovviamente non mi sogno neppure di accostarmi ad un pezzo di storia italiana!
    Però è molto gratificante quanto scrivi, grazie.
    🙂
    Bacio a te!

  13. Bel raccondo. E non solo per la struttura solida, ma soprattutto per la bravura con cui hai saputo descrivere nella sua natura intrinseca un mondo cosi’ lontano dal nostro, eppure cosi’ presente nella nostra memoria (se non diretta, atavica). Una parabola che si presta a chiavi di lettura sfaccettate e certamente non superficiali. Credo sia un genere di scrittura che ti si addice particolarmente: potresti sviluppare un bel libro, partendo da questo nucleo.
    Bravo!

  14. Splendido, l’ho letto tutto d’un fiato, prosa che scivola fluidamente ed inchioda il lettore dalla prima all’ultima riga. Un brano degno dei migliori autori. Su splinder si legge tanta poesia e poca prosa. Da lì sono partita anche io e poiché la prosa è il mio primo amore, vi sto tornando poco alla volta, anche se di solito scrivo per concorsi e tengo le poesie per il blog. Leggendo questo tuo mi è venuto in mente Tito, il personaggio creato dalla Hornby (grande scrittrice palermitana che vive a Londra) nel suo Boccamurata.
    Complimenti vivissimi

    Eufemia

  15. Invecchiare credo sia il momento più difficile della nostra vita, soprattutto se circondati dalla solitudine…
    A volte però un figlio può regalarti un sorriso…

    Buona giornata Alberto caro
    ;-***

  16. Complimenti! questo racconto porta con sè la quotidianità della mia amata Sicilia.
    Oggi tante cose sono cambiate. Queste storie di vita sono come ricordi lontani, invece, ancora c’è chi è legato alla propria terra.
    Si apprezza il prodotto finito “un bel calice di vino profumato, inebriante, dal colore acceso, che rende gioia al palato”.
    Con questo scritto percepisco la tua passione per il vino, che condivido.
    Chissà… forse un giorno ne berremo un bicchiere insieme.
    Un abbraccio, a presto leggerti

    Nicoletta Perrone

  17. #38 soffiodimaggio

    Quanti complimenti!
    🙂
    grazie.
    Il racconto fa parte di un’opera singola. Non ho intenzione, al momento, di svilupparlo per progetti più estesi.
    Ma è un bel consiglio!
    ^__^

  18. #39 eufemiaG

    Non conosco l’opera di Hornby, ma è piacevole l’accostamento ad una scrittrice siciliana!
    ^__^
    amo quella terra pur, ahimè, non conoscendola da vicino.
    Questo è un racconto che ha partecipato ad un concorso, comunque.
    Un salutone per te!

  19. #45 nicoleperrone

    Si, credo sia uno spaccato rurale che, difficilmente, oggi si può riassaporare in qualsivoglia luogo. Ma è ancora possibile.
    Il vino di Sicilia è certamente di buona fattura ed un bicchiere in compagnia, anche se mezzo astemio, lo bevo volentieri.
    Un abbraccio per te.

  20. sai te lo devo raccontare;) è da ieri che dopo averti letto che mi è rimasto un gridolino nella mente e sai oggi cosa ho fatto? stamattina dovevo lavorare in dogana a ravenna e non appena finito mi sono diretta da mio babbo a Solarolo non ci crederai mai mi ha baciato era tantissimo che non lo faceva …sono tanto felice che quasi quasi mi bevo un mezzo bicchiere di vino…ahahahah sono astemia;))))
    un bacio grande
    monica

  21. … allora non mi vedrai piu ih ih .. porto anche il 38 huauhauhauhahuhu ..
    Malaerba ha trovato poi la sua metà per le vigne … ne sono felice… ma come fai ad avere tanta conoscenza di quei luoighi, mi è sembrato di capire che tu non sei siciliano…..
    un dolce saluto

  22. #58 monicamarghetti

    Beh, se il mio racconto è stato in grado di instillarti una scintilla simile, direi proprio che sono felice..
    ^___^
    E’ molto bella la notizia che mi comunichi, e spero sia solo uno dei tanti incontri più frequenti.
    Un bacione a te, Monica.

  23. Accidenti, è tanto che aspetto un tuo racconto…e quando tu me lo posti… io manco due giorni!!
    Bellissimo accidenti si sentono i sapori della sicilia, se ne vedono i colori.
    Io ho avuto la fortuna di poter correre sotto le viti… ed è una esperienza unica.
    Bravo keypaxx, hai fatto un regalo molto grande a quest’uomo e hai riacceso la sua speranza.
    Un salutone-one-one ^^

  24. Ciao carissimo Key!
    Come stai??? Mamma da quanto tempo!!! Eccomi dinuovo quì…vedo che mi sono persa parecchie cose a iniziare dal nuovo vestitino del blog che trovo davvero molto bello!
    Mi rimetto presto in carreggiata per leggere cosa hai “sfornato” di nuovo!!!
    Un grosso bacione!!! ^_____^

  25. Che tuffo nel passato. Il ricordo più allegro della mia infanzia sono proprio le vendemmie fatte con i miei nonni e i miei cugini. Che spasso quando ci buttavano a piedi nudi a pigiar l’uva.
    Uffi che nostalgia.

  26. spendido racconto Key, fatto di sapori ed emozioni che rimangono impresse anche dopo averne finito la lettura. Un genitore trasmette sempre qualcosa di sè ai propri figli anche se questi sembrano non avvedersene.
    E un piccolo gesto, forse anche inconsapevole, può riuscire a colmare ogni distanza.
    Ti abbraccio, ammirata per le cose che scrivi e per come le scrivi.

    Antonella

  27. Figurati! A me fa piacere il fatto che il brano tratteggia la vera anima siciliana, evitando i ridicoli luoghi comuni che oggigiorno sono usati troppo spesso e senza la minima cognizione di causa. 🙂 Comunque, se la prossima vacanza la vuoi far qui, e magari ti servono delle dritte, hai solo da chiedere. Buona giornata. ^-^

  28. Complimenti vivissimi!
    è un racconto che fa riassaporare la terra ed i frutti della terra. I rapporti spesso conflittuali tra padre e figlio. L’importanza della mitologia nelle origini della nostra nazione e dei nostri paesi. Il tutto condito con passione, competenza e con un gusto narrativo che ben pochi riescono a dimostrare in modo continuativo. Si respira anche un’aria del Verga e dei maggiori autori italiani classici. Pur offrendo una visione fresca e rinnovata. Mi è piaciuto davvero moltissimo.

    Ambra.

  29. Massantapace… possibile mai che un acino d’ uva sia in grado di suscitare tutto questo??
    Che tu sia eclettico, beh, fin quì non ci piove…
    che tu sia bravo… anche quì, non c’ è bisogno dell’ ombrello…
    Insomma, Key
    non sarà arrivato il momento che ci si sorrida da una vetrina delle librerie??
    :)))))
    Superbo… come sempre! Veramente superbo ogni tuo capo- lavoro!
    Un abbraccio,
    Giulia.

  30. #92 Dreamt

    Qui in Veneto, l’accoppiata alcol e salame, è molto rinomata ed in voga. Generalmente non a colazione, ma in quella che viene considerata dai lavoratori manovali come “marenda” (attorno alle 9/9.30 del mattino) a base di “pan e sopressa” (pane, salame bagnati dal vino).
    L’unica contromisura è che, cara Rosy, se ogni mattino ti porti appresso lo stesso salame, sei costretta a tagliarne delle fette progressivamente. Ciò ti porterà a ritrovarti con la pancia piena.. ma con un salame sempre più piccolo al seguito!
    ;-P
    ;-P
    ;-P

  31. #94 ambradoris

    Bentornata dalla tua pausa estiva! spero sia andato tutto per il meglio!
    ^__^
    i complimenti che mi lasci sono sempre vicini ad un piacevole imbarazzo, per me. Ma sono lieto che il racconto sia stato apprezzato.

  32. #98 ventidiguerra

    Giulia, anche tu non lesini mai gli apprezzamenti e non sei affatto ingenerosa nella quantità o nella qualità.
    ^__^
    Per le vetrine delle librerie, che dirti…?
    editore non sono.. altrimenti me lo stamperei già domattina!
    ;-P
    Un abbraccio a te!

  33. Vedi, il Verga, scriveva con semplicità e allo stesso tempo con una tale minuziosità dei particolari che era capace di farti immaginare i paesaggi, la gente e la sofferenza di quell’epoca…
    Tutto questo l’ho ritrovato nel tuo ultimo racconto, meno triste e intriso di sofferenza, ma altrettanto ricco di particolari che mi hanno permesso di visualizzare benissimo il luogo e il personaggio…
    Sei in gamba e modesto…che bella persona!
    Un bacio

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