La grande onda

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Tano Occhiedda era un bagnino che amava il mare. L’occupazione gli aveva permesso di mantenere un fisico asciutto. Nonostante il grigiore dei capelli e delle sopracciglia, le numerose rughe che si diramavano come profondi solchi vuoti lungo il volto, Tano Occhiedda si sentiva in pace con il proprio corpo. Non si era mai sposato. Per quante avventure avesse avuto nell’arco della sua vita, non si era mai legato a nessuna donna. Sia per scelta personale e sia perchè loro non lo avevano scelto. Era più redditizia una breve relazione amorosa che un legame con un uomo desiderabile e sempre in vista. Lungo la spiaggia sabbiosa del sud incrociò persone ed amici conosciuti. A pochi metri dal mare, sopra una torretta in legno con le insegne del corpo, stazionava un bagnino. La zona di lavoro era la stessa ricoperta per tanti anni da Tano. Ed un’inevitabile ombra di nostalgia gli velò lievemente gli occhi. Il giovane poteva avere sui vent’anni o poco oltre. Prestante come doveva essere, con una lunga chioma bionda che sfiorava le spalle. Poco distante dalla postazione, due turiste sdraiate a terra osservavano il ragazzo con interesse. Scambiandosi impressioni e valutazioni. “Il mondo non cambierà mai.” Considerò divertito. Lo riteneva un fatto normale. Ai lati opposti del fazzoletto di sabbia camminavano alcune massaggiatrici, nel tentativo di guadagnarsi la giornata. Poco più lontano dei venditori di cocco con i secchi ripieni parlottavano con alcuni bagnanti. Mentre uno sparuto gruppo di ragazzini si accingeva a mettere in acqua il moscone appena noleggiato. Tutto sapeva di vita e movimento. Il mare cristallino e l’aria salmastra si mischiavano in una miscela di colori ed odori inequivocabili. L’arenile della spiaggia della Plaja, tra Catania e Siracusa, è considerato tra i più fascinosi dell’intero Mediterraneo. Si estende per svariati chilometri lungo il viale Kennedy. Una sabbia finissima ed indorata da fervidi raggi del sole che fungono da contorno ad invidiabili tonalità naturali.
«Un giorno mi lascerò prendere dal mare, Tanino..»
Affermò il compagno e maestro Nicola Ruffozima, un mattino d’estate. Usava chiamarlo così. Come, all’epoca, facevano in molti, riferendosi alla giovinezza ed al fisico non ancora perfettamente sviluppato.
«Che cosa stai dicendo, Nicola?» Gli domandò lui cogliendo una nota di amarezza nella voce.
«Qui tutto comincia. E tutto finisce. Non mi credi? Guarda in cielo.. hai mai visto una più immensa migrazione di uccelli? Certo che no. Sei sempre stato a Catania. Ma io ho viaggiato molto in passato. Sono stato in tante altre spiagge del sud e anche del nord. All’estero. Però il sapore di casa, il gusto che si trova qui, è merce rara. Lo capiscono anche gli uccelli. Lo sentono. Inspira, Tanino..» Suggerì al ragazzino imitando il gesto.
«Gusta l’aria… fattela entrare nei polmoni. Devi prenderci confidenza, farla tua veramente. Questo è un lavoro di alta responsabilità. Dalle tue capacità, dalla tua prontezza di riflessi, dipenderanno presto delle vite. Avrai più oneri che onori. Eppure, nulla sarà in grado di darti un sapore migliore.»
«Sarei lieto se fosse il mare a prendermi con sè. Sai, quando il vulcano si risveglia, quando una sua qualche parete collassa in acqua, viene a crearsi un onda anomala. Irripetibile. Io ho avuto modo di vederla una sola volta. All’incirca alla tua età. Uno spettacolo che non dimenticherò mai. Mi auguro sempre di rivederla. La grande onda. Poterla cavalcare….»
Tano Occhiedda lo ascoltava sgomento, senza riuscire a comprendere il senso del suo discorso. L’idea della fine troppo distante nei pensieri di ragazzino. Quell’episodio era rimasto sopito per decenni nella memoria del bagnino. Risvegliato dal volo degli uccelli migratori sopra la nuca. L’immagine di libertà, la maestosità dei movimenti quasi geometrici nelle loro traiettorie, sembrava racchiudere segreti indecifrabili.
Arricchivano il lungomare con la loro leggiadra e costante presenza, confondendosi tra i bagnanti in riva al mare e tra le onde.
«Buongiorno, Tano. Anche oggi una splendida giornata di sole, eh?!» Lo interruppe nei suoi pensieri Luca Caggianica, il portiere dell’albergo Marechiaro che si trovava sul litorale.
«Mi sono scaldato da quando sono nato, con il sole, Luca. Ed è stato mio compagno di lavoro per tanti anni… Si, è davvero una giornata meravigliosa.» Rispose l’anziano bagnino ricambiando il cortese sorriso ricevuto. Proseguendo raggiunse una piccola insenatura poco distante dall’Oasi del Simeto e si fermò. Diede uno sguardo all’Etna che riposava alle sue spalle. Il vulcano non dava segni di attività ormai da diversi anni. Da poco tempo aveva colto il significato delle parole espresse da Nicola Ruffozima, l’antico primo maestro di lavoro e di vita. La grande onda sarebbe giunta anche per lui. Forse soltanto nei sogni. Come era avvenuto per il collega. Ma si augurava lo trovasse lì, in riva al mare.
Cancellando i solchi prodotti dalle ruote della sua carrozzella che si erano sostituite alle gambe. Congiunse le mani e si adagiò sereno sul morbido schienale chiudendo gli occhi. Poi qualcosa disturbò la sua veglia. Un fruscìo d’ali accanto al viso. Un gabbiano curioso e solitario che poggiò le zampe sul bracciale. Con i palmi della mani aperti lambì le piume catturandone il calore. Finchè lo osservò rialzarsi in volo, planando sopra le onde. Le onde più grandi.

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Autore: Keypaxx © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati.

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108 risposte a “La grande onda

  1. Sembra un racconto sul mare, invece è un’introspezione ispirata dal mare. “Un giorno mi lascerò prendere dal mare.. Sarei lieto se fosse il mare a prendermi con se”.
    E’ un messaggio di resa, di fine con il sapore della salsedine.

  2. Meraviglioso questo racconto. Adoro il mare, soprattutto nei momenti in cui appare più malinconico, come in questo racconto! E poi il gabbiano mi ha fatto tornare in mente il mio libro prediletto, Il Gabbiano J. Livingstone. Bravo Key! Un abbraccione forte e… bentornato! ^^

  3. Bellissimo ritorno qui dalle tue parti…un post di difficile definizione…ma che stranamente mi lascia un sensazione piacevole sulla pelle, sarà a causa di queste tue precise descrizioni capaci di catturare la minima ombra presente nel paesaggio…sarà perchè mi aspettavo un finale malinconico…ed invece sembra finire con un sorriso..come per dire che questa vita è davvero bella e merita di essere vissuta fino in fondo!!!!
    Ricomincia il lavoro, lo studio…ed è piacevole ritrovare i tuoi post amico mio!!!!!
    A presto amico mio!

  4. Accidenti, che bello.Questo tipo di narrazione, in cui le descrizioni sono del tutto funzionali alla storia, ma al tempo stesso mantengono intatti musicalita’ e poesia, e’ forse quello in cui ti sento piu’ a tuo agio.
    Bravo!

  5. Un racconto basato sulla libertà… il mare, gli uccelli, i gabbiani… bellissimo, come al solito però contornato da un velo di tristezza che fa immaginare la sofferenza di un uomo che non può avere piu’ il privilegio di muoversi da solo… un uomo devoto al mare…
    Descrivi sempre molti contrasti nei tuoi racconti… ma questo è davvero forte nel significato…
    Un saluto ^^

  6. un oasi…dove tutto o quasi ha inizio…o fine a seconda dell’umore del lettore…sei veramente bravissimo sai emozionare e anche far riflettere o semplicemente sognare…io te lo devo dire è tanto che lo penso sai averti fra i miei lettori e amici mi lusinga e poi lasci sempre parole belle!
    GRAZIE!

  7. #24
    LaToNaScOsTo

    E’ un racconto. Per la verità leggermente ridotto rispetto all’originale. A suo tempo non raccolse molto, ma, come immaginavo, non era poi giusto il risultato.
    😉
    Bentornato e buone cose!
    ^__^

  8. #27
    soulsmirror

    I contrasti sono parte della vita comune. Gli eroi stanno solo nei telefilm e nei fumetti (per quanto possa sembrare, forse, riduttivo per due media che amo visceralmente. Ma anche questo è un.. contrasto ;-P).
    Bacio a te.
    ^__^

  9. Ricordi di parole che non abbandonano la memoria… ebbene,
    solo quando arriva il nostro
    momento siamo in grado di capire…
    Hai una sensibilità molto rara lo sai?

    Buona giornata Alberto…
    ;-***

  10. Sono senza parole….
    Hai scritto una poesia sul mare, semplice e cristallina come l’acqua in riva alle spiagge.
    Riesci sempre a catturare i sentimenti dei personaggi e renderli vivi come hai fatto con il gabbiano.
    Complimenti!

  11. #61
    Saryo

    Credo molto nel movimento della vita in simbiosi con l’acqua. Il fluire del corpo e dell’esistenza è, nella pratica, alla base di molte arti marziali. Tra cui l’aikido che ho praticato in passato..

  12. #63
    monicamarghetti

    Riguardo al tuo rapporto con il mare, non posso dire nulla non conoscendolo.. ma avverto che deve essere qualcosa di molto profondo, Monica..
    Per i complimenti stai tranquilla; so che sei capricorno. La sincerità è il nostro pregio e difetto..
    ^____^
    Un bacio a te!

  13. Non so se veramente emana un velo di tristezza il tuo racconto o sono io che mi trovo in un periodo particolare e, tutto ciò che leggo mi rende triste. La mia sensazione è stata quella. Molto bello come sempre, leggerti! Buona giornata e un abbraccio.

  14. E’ un racconto meraviglioso. Dal sapore del mare, dell’amore per l’acqua, e per l’attaccamento alla vita. Sembra di sentirla muovere tra le onde. Con gli stessi imprevisti movimenti, le stesse impreviste variazioni di rotta. Tutto è narrato, come tuo solito, con maestria e grazia. Segno di un animo bello nel profondo e nobile. Sensazioni che sai trasmettere a chi ti legge. Suscitando stima ed ammirazione.
    Complimenti, ripetuti, ma sinceri.

    Ambra.

  15. #71
    ambradoris

    Non aggiungo nulla al tuo commento. Certo è che, se mai mi pubblicassero un libro e ricevessi un messaggio come il tuo, sarei appagato dalla lavorazione. Non che i tuoi messaggi precedenti fossero diversi..
    un abbraccio e grazie ancora.

  16. #75
    eufemiaG

    Anche questo racconto, come ho scritto in qualche commento precedente, ha patecipato ad un concorso. Con risultati, però, piuttosto deludenti. Non lo ho scritto, riproponendolo leggermente ridotto, per vedere l’effetto su lettori estranei alla giuria. Mi consolo. Anche Zucchero e Vasco Rossi arrivavano ultimi a Sanremo ;-P
    Appena riesco passo.
    Grazie a te.

  17. Certo, è bella tutto l’anno, sotto aspetti e punti di vista diversi. L’inverno vero e proprio, quello del Nord, non esiste. Il clima è temperato, roba da giacca a vento anche a gennaio-febbraio. Meglio non pensarci, sono a Torino e ci sono 14 gradi. 😦

  18. Buon pomeriggio carissimo!
    E’ vero,erano le repliche,ma in compenso mi sono vista la prima puntata di Heroes… *___*
    Stupendo,favoloso! Bisogna essere delle menti malate per creare un telefilm così! ^___^
    Ok,se non si era capito,mi è piaciuto tanto!!!

    Un bacione e una felice serata!

  19. #105
    ceinwyn

    Si, ho visto quel telefilm. I fumetti che vedi e le varie illustrazioni che mostrano nelle sequenze, sono di Tim Sale: uno dei miei disegnatori preferiti. Ha un tratto favolistico e stupendo! La sceneggiatura è in collaborazione con Jeph Loeb. Praticamente i due lavorano sempre in coppia nei fumetti. Il risultato è quello che hai visto.
    Non male eh?!
    😉
    Bacio, ragazza oscura..

  20. Bello e toccante come sempre…l’immagine del gabbiano poi mi ha riportata ad una gita a Capri di tanti anni fa, quando ne raccolsi uno con l’ala ferita e l’affidai alla capitaneria del porto…
    Un bacione!!

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