Libro, questo sconosciuto

Sapete che, secondo quanto espresso da fonti autorevoli e dagli stessi editori, gli scrittori sono molto più numerosi dei lettori?
In sostanza, una grossa quantità di persone vorrebbe scrivere un libro. Quanto a comprarlo, invece, i numeri calano vertiginosamente. Vi lascio di seguito alcuni estratti che fanno riflettere e che, per certi versi, sono agli antipodi.

Questo è quanto dichiara Renato Di Lorenzo (Smettetela di Piangervi Addosso: Scrivete un Best Seller, Gribaudo Editore):
“…Facciamo due conti.
Se voi scrivete un libro all’anno, il libro è buono, viene pubblicato, e vende diciamo 20.000 copie, l’autore guadagna all’anno, netto imposte, euro 28.820. Se vende la metà, cioè 10.000 copie, la retribuzione equivale a quella di 50 milioni lordi di vecchie lire l’anno. Stephen King, che con i libri ci ha fatto i miliardi in dollari, non crede che esista questa cosa chiamata ispirazione; scrivere un romanzo è un lavoro artigianale come un altro, con le sue regole, come fare il falegname. Ha scritto infatti: ‘non cercare l’ispirazione; siediti e scrivi tutti i giorni 2.000 parole’.
Si badi: non stiamo parlando di uno che vuole diventare Hemingway (magari stiamo parlando anche di lui, ma non solo di lui). Stiamo parlando di uno che vuole vendere degli onesti libri che la gente legge volentieri piuttosto che guardare la televisione spazzatura, o sotto l’ombrellone, o prima di addormentarsi vivendo emozioni nuove. Tutto qui…”

Quindi, secondo il buon Di Lorenzo, è possibile campare molto bene scrivendo libri, pur non essendo un certo signor Stephen King.

Riccardo Bagnato, a mio modesto avviso, con ottiche ben più vicine alla realtà, scrive però:
“….Per un libro da 10 euro, in Italia all’autore vanno 0,80 centesimi per ogni copia venduta. Quando il libro ha successo, poi, vende mediamente dalle 2mila alle 4mila copie. L’autore percepirà qualcosa come 1.200 euro, ammesso che tutto vada per il meglio. Quindi la domanda reale è: il 92% chi lo ha preso?
Alla distribuzione va tra il 50 e il 60%, al promotore il 10%. Ma bisogna calcolare anche i costi di tipografia e le spese. All’editore quindi non va più del 20/25% quando va bene. E allora dove ci si guadagna? L’autore non guadagna, certo, da quell’8% lordo (contrattato fra editore e autore, spesso bypassato da un forfait con cui l’editore acquisisce anche i diritti di autore), più spesso invece su un anticipo (mille-2mila euro in media), guadagni su cui non è però possibile costruire una fortuna, tanto meno viverci….”

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Secondo Amerigo Iannacone, invece, la questione sta più o meno così:
“….Chi sono quindi oggi gli autori in testa alle classifiche? Sono proprio coloro che hanno raggiunto una notorietà, soprattutto attraverso la televisione, le cui facce si vedono costantemente. Per il neoautore che è in cerca di un editore: Siete —mettiamo— al vostro primo libro, che vorreste pubblicare, ma non siete un cantante di grido, non siete un presentatore di giochi televisivi a quiz, non siete un reduce di grandi fratelli, non siete mai stato su isole di famosi, non avete ammazzato vostro padre e vostra madre, non siete nemmeno omosessuale dichiarato. Ebbene avete ben poche possibilità. Ci vogliono infatti due condizioni non facili da raggiungere: 1) la distribuzione; 2) la pubblicità. I piccoli editori operano con queste difficoltà: difficile districarsi fra tanti libri. Ma attenzione: fra quei libri c’è sicuramente del buono, che non va ignorato.”

A voi l’ardua sentenza…

111 risposte a “Libro, questo sconosciuto

  1. ….che ci siano più scrittori che lettori, è un dato di fatto.
    ….e anche che, tutti quelli che scrivono si credano scrittori, è un altro dato di fatto.
    facendo editing ho letto cose di esordienti orribili, sgrammaticate e scritte davvero male. così come mi deludono spesso i libri recensiti e pubblicati dalle grandi case editrici.
    io penso che, scrivendo libri, non si diventi comunque ricchi.
    baci

  2. Tutti vogliono scrivere ma nessuno vuole leggere…. sembra un paradosso. E’ solo leggendo buoni libri che si apprendono tecniche narrative diverse, parole, immagini, descrizioni che poi ci rimangono dentro.
    Ricollegandomi al commento di AdorabileCla io dico che “leggendo si diventa ricchi”.
    Un abbraccio Stefania

  3. Argomento molto interessante. Credo che campare dignitosamente facendo lo scrittore di professione sia estremamente difficile. Oltre che per fattori quali case editrici, distribuzione e pubblicità, bisogna anche tener conto del mercato. L’Italia, per alcuni generi come il fantasy, è estremamente di nicchia, a maggior ragione per gli stessi autori italiani. Raggiungere i numeri di King, poi, lo trovo impossibile qui. Il mercato americano è più vasto, il giro d’affari nel mondo editoriale una miniera d’oro. In Italia non si legge nè si osa.

  4. Ciao, bellissimo. Ho letto il pezzo ma non ho una sentenza, credo che ciò che conta nella scrittura, come in tutti gli altri campi, sia la promozione di sè: uscire, farsi invitare alle feste dove c’è gente che lavora nell’editoria, nell’arte, nel giornalismo. Forse per riuscire a pubblicare un libro, in Italia, conta più saper fare il manager di sè stessi che saper scrivere bene. In ogni caso ci vuole tenacia, perchè la strada non è facile. Buon finesettimana. Un bacio. 🙂

  5. il problema editoriale è ormai vistoso per un Paese che ama scrivere ma vende poco. le case editrici sono numerose ma gravose per un esordiente o cmq per chi con la scrittura non si mantiene.
    si pubblica tanto: libri buoni, casi editoriali e poca buona letteratura. chi legge è una cerchia media, chi legge osservando è ancora una cerchia troppo piccola.
    un saluto KEY..
    buona giornata;)
    GiuLia

  6. Lo sapevo anche io che l’Italia è un popolo di scrittori (paradosso no?? si scrive senza leggere..)
    Io dal mio canto preferisco leggere… certo è anche vero che quando vai in libreria e paghi un libro 18/20 euro… piu’ di due al mese nn ne puoi comprare….
    Almeno finchè si è studenti squattrinati!!! =D

  7. Buongiorno Key!
    La difficoltà per i piccoli editori non consiste tanto negli investimenti per la stampa ma piuttosto nel fatto che i distributori, quelli grandi, sono blindati. Operano solo per i grandi editori e sono loro che possono fare la differenza perchè hanno un forte potere di distribuzione, arrivano anche nei bar! Se ti aprono la porta, ti chiedono una percentuale talmente alta che, alla fine, è meglio vendere di meno e rimanere nell’ombra!
    Buona giornata!
    Un bacio
    Solidea

  8. #1
    AdorabileCla

    In Germania, mi dicono da più parti, per fare un determinato lavoro devi avere il ‘pezzo di carta’. Io credo che, ipotizziamo, se facessero una scuola dedicata, chessò, agli ‘scrittori di narrativa’, non ci sarebbe una quantità così sconfinata di persone che vogliono pubblicare un libro. E quelle che ci proverebbero, sarebbero qualificate per farlo.
    Sul diventare ricchi la penso diversamente. Credo che, molti, si accontenterebbero di racimolare il necessario a viverci. Come per tanti altri lavori.
    Baci.

  9. #4
    Stefy71

    Verissimo. Sottoscrivo la prima parte del tuo commento in toto. Sebbene credo che non esistano solo i libri per ‘imparar l’arte’.
    E si; dipende sempre dal tipo di ricchezza di cui parliamo..
    ^___^
    Un abbraccio a te, compagna di compleanno.

  10. #5
    StefanoRomagna

    Il mercato c’è. Lo dimostrano i numeri. Prendi il “caso Faletti”: oltre un milione di copie vendute del suo primo romanzo. Perchè le vale? nessuno dice il contrario. Però, al posto di Giorgio Faletti, scrivi in copertina Mario Bianchi. Credi che avrebbe venduto altrettanto?
    Il mercato va indirizzato, coccolato, costruito. Osare si può. Riuscire anche.
    Superare il ‘sistema celebrità’ molto meno possibile, questo si.

  11. #7
    GiuLia11

    Le case editrici superano le 800 unità nel nostro Paese. Domani stesso, se volessi, potresti aprirne una anche tu. Molti lo fanno e lo hanno fatto. Per passione, per la voglia di provare. Ma anche qui, come in tanti altri campi, occorrono doti come competenza e fortuna.
    Buona giornata a te!
    ^^

  12. #8
    soulsmirror

    Mi permetto di dissentire. Anche io ho delle difficoltà molto grosse ma leggo e compro.
    Come faccio? Beh, come quando vai a fare la spesa: cerchi i discount per spendere a seconda delle monetine che ti ritrovi in tasca e mangiare al tempo stesso per sopravvivere.
    Non compro i libri da 18/20 euro. Cerco i best seller da 10 euro. E, in particolare, le occasioni. Fino ad agosto, su molti best seller, trovavi lo sconto del 30% (la cifra scendeva quindi sui 7 euro).
    Io, con quello che spendi tu, ne ho presi tre.
    Certo, non l’ultimissima uscita. Ma non sempre il libro uscito 5 o 10 anni fa perde terreno nei confronti di uno fresco di stampa..
    😉

  13. #9
    SolideaVitali

    Buongiorno a te! ^__^
    Vero, chi pubblica con piccole case (a livello di fatturato) è, giocoforza, sottoposto ad una piccola (o inesistente) promozione.
    E’ comunque una possibilità. Come, per tornare in ambito televisivo, il comico esordiente si esibisce nel teatrino sotto casa. E, se notato da qualche impresario con le ‘mani in pasta’, può ambire a palcoscenici più ampi.
    Un bacio!

  14. #10
    scendelasera0

    La grande massa segue la moda. Se Stephen King pubblica un libro nuovo, un certo consistente numero di vendite è già assicurato. Questo accade da decenni. Se pubblica un libro Mario Bianchi, magari con una prosa persino vicina al “Re”, rischia di vendere 0.
    La colpa non è certo di Mario Bianchi..
    😉

  15. Infatti il mio commento era riferito ad un genere a me molto caro, ossia il Fantasy. Ed in Italia non c’è storia. Vendono solo i prodotti esterofili o d’oltremanica, e spesso neanche quelli. Perchè? perchè in Italia si è convinti che per scrivere Fantasy bisogna essere anglosassoni, o portare un cognome anglosassone. Per il mercato, Faletti è un’eccezione. Si possono contare sulle dita di una mano gli autori che hanno venduto tanto, mentre in america, persino un esordiente non fa la minima fatica a piazzare 100.000 copie, numero che qui in Italia equivale già ad un successo notevole.

  16. Infatti diventare scrittore è come diventare pompiere per grisù. Però per fortuna più che scrittore si vuol diventare calciatore, velina, tronista (?), pr, uomo immagine, e politico….. scusate ora devo andare a timbrare il cartellino 😦

  17. Mi trovo d’accordo con tutte le tue precisazioni, keypaxx.
    Per poter scrivere secondo me bisogna altrettanto leggere e saper leggere. Non esistono scuole che ci insegnino a scrivere, bensì forse a perfezionare un po’ di più il nostro modo di scrivere. Ma prima di tutto secondo me bisogna leggere leggere leggere.
    Scrivendo libri difficilmente si campa, ma io vedo lo scrivere più come una passione interiore che deve in qualche modo trovare il suo sfogo per noi stessi e la nostra anima più che per altre cose, ad esempio il fatto di potersi mantenere scrivendo… cosa assai difficile e rara.
    La passione per la scrittura va oltre l’aspetto economico, così si trovano tantissimi – secondo me – possibili scrittori di fama che aprono un blog per esprimere quello che hanno dentro, che sia personale o meno. In attesa di pubblicare il primo vero libro. Se mai accadrà.
    Nel frattempo vado a scribacchiare sul mio blog. Poi ti farò sapere quando diventerò famosa col primo libro che pubblicherò :)) tanto so già che tu mi superi in partenza :))))
    Con profonda stima.

  18. E’ dura la vita dello scrittore eh! Anche per scrivere ora bisogna essere passato per la tv o aver commesso qualche delitto e scrivere il memorial dal carcere…che tristezza!

    Un bacio Key…finalmente è Venerdì!

    PS: Che colpo di scena ieri la puntata di Ghost Wisperer! O_o

  19. #22
    StefanoRomagna

    Ok, ma il punto è non che Faletti sia un’eccezione. Ma che se un milione e mezzo di persone leggono quel libro, significa che c’è un mercato potenziale. Come raggiungerlo è discorso diverso. Esattamente come vendere fantasy, anche in Italia, è possibile. Negli anni sessanta e settanta, gli attori italiani, per portare spettatori al cinema, assumevano nomi d’arte stranieri. Due casi su tutti: Terence Hill e Bud Spencer..
    😉

  20. #24
    Yaila

    Certo… ma sono altrettanto sporadici i casi in cui, il ‘possibile scrittore’, approdato all’editoria grazie ad un blog, pubblica ma fa un buco nell’acqua. E, magari, con un blog fortemente visitato. Il solo caso, positivo, che mi sorge alla mente al momento, è quello della Carolina Cutolo con il suo ‘Pornoromantica’. Non so esattamente quanto abbia venduto il libro, ma c’è stato un forte approccio promozionale dei media. Ed il libro lo vedi ben in evidenza nelle maggiori librerie.
    Un bacio a te!
    ^^

  21. #26
    ceinwyn

    Appunto. Torniamo al mio discorso di partenza: per fare il dottore devi studiare medicina e dimostrarlo con lungo apprendistato. Certi personaggi televisivi dovrebbero evitare di buttarsi ad inquinare il mondo dell’editoria. Ma non accadrà mai: il business è troppo grande.

    P.S.
    Vista! Non lo sapevo ma me lo aspettavo. Avevo letto che nella seconda stagione, Andrea, non ci sarebbe stata..
    ^^
    Un bacio a te, ragazza oscura!

  22. Ma tu non lo trovi un pò triste dover assumere uno pseudonimo anglosassone per avere la garanzia di vendere un pò di più? C’è gente che lo fa ancora, e mi riferisco al Fantasy, ovviamente. Che razza di mercato è? A cosa pensa la gente quando compra un libro? Al cognome che porta l’autore o al potenziale contenuto? Cmq scusami se sono andato un pò off-post.

  23. #33
    StefanoRomagna

    Oh, non temere. Non è la prima cosa che guardo gli eventuali ‘off-post’..
    😉
    Di cose squallide ce ne sono a bizzeffe nel mondo del business.
    Questa non è neppure tra le peggiori.
    Io, ad esempio, trovo squallido invece che una tipografia si qualifichi ‘editore’ chiedendo all’autore un ‘contributo di stampa’ pari a 100, 1000, 5000 o più euro. In virtù di chissà quali fantomatiche spese di promozione.
    Salvo poi scoprire, dopo un anno o giù di lì, che, se non si vuole vedere le proprie copie di libro ‘promosse ma stranamente invendute’ finire al macero, devi scucire dell’altro denaro per acquistarle tu e rivenderle a qualche mercatino.
    Ma sono punti di vista..
    😉

  24. La discussione è interessantissima. I dati parlano chiaro e sono evidenti. Certo è, che qualsiasi cosa faccia parte del business, in Italia ha questo problema di fondo: autore o produttore non ci guadagnano niente a meno che tu non abbia i capitali da investire in partenza per pubblicizzarti. Ma che l’esito dell’operazione sia favorevole, non è poi così scontato..

    Chi ci guadagna sono solo gli intermediari che portano sul mercato il prodotto… quindi pensare di diventare ricchi rasenta quasi l’utopia 🙂

    buon fine settimana KeypaZZ

  25. ciao key, finalmente un post sull’editoria e ne sono felice.
    Certo le parole scritte e dette da queste persone sono giuste, bisogna leggere molto, anche questo dicono gli autori di maggior grido. Si migliora sempre, si migliora persino lo stile. Cosa posso dire?
    Ammettiamo che qualcuno riesca a pubblicare un libro tramite una casa editrice medio-piccola, con poca pubblicità. Nessuno, o sono in pochi, a sapere dell’uscita di questo libro: posso suggerire di partecipare ai molti concorsi letterari che ci sono. Molte volte si muove qualcosa anche in questo modo, poi potrebbe nascere il famoso passaparola spontaneo. Quale migliore pubblicità ci potrebbe essere se non quella di un lettore soddisfatto?
    Poi…come si dice…se sono rose fioriranno.
    Un saluto a tutti, buona domenica…

  26. Infatti non lo considero squallido,l’avere uno pseudonimo. Triste però si, e se dovesse capitarmi una situazione del genere, ammetto di non sapere come comportarmi. Squallido è proprio il discorso che hai portato avanti tu sulle spese di promozione farlocche. Credo che non sia mai conveniente farsi pubblicare di tasca propria. Buon fine settimana Key. 🙂

  27. #36
    Arsek

    E finalmente ogni tanto ritornano…
    😀
    Un solo appunto alla gradita analisi che lasci: io non parlo di ‘diventare ricchi’, quella è una vera utopia, i casi di Stephen King, di Giorgio Faletti, di Federico Moccia che han fatto soldi a palate con i relativi libri, sono casi più unici che rari. Io dico che, però, il mercato esiste. Che è il sistema ‘libro’ stesso ad impedire a qualche bravo autore di guadagnare il minimo indispensabile a viverci con quanto scrive..
    😉

  28. #38
    StefanoRomagna

    Alcune settimane fa mi capitò uno dei casi che abbiamo citato. Un personaggio (di cui non farò il nome), mi contattò per una pubblicazione. Salvo poi dichiarare che, per tale pubblicazione, occorreva un ‘contributo di stampa’.
    Nulla in contrario alle tipografie.
    Ognuno è giusto che si guadagni da vivere come più ritiene opportuno e nel modo migliore.
    Ma, per cortesia, non chiamiamoli ‘editori’.
    La dignità ed il lavoro di un editore è pubblicare, di tasca propria, questo o quello scrittore. Famoso o emergente.
    Esattamente come il commerciante investe sul proprio negozio e non chiede un ‘contributo’ di acquisto al proprio cliente/acquirente.
    Il cliente porta i propri soldi al commerciante, lo scribano porta il proprio scritto all’editore.
    Il cliente paga la tipografia che stampa il suo materiale.
    Occorre distinguere. Nè più e nè meno..

  29. #39
    monicamarghetti

    La realtà è questa, Monica. Non solo in campo editoriale, ma anche musicale, cinematografico o nell’arte in generale.
    Si viene pagati con una percentuale prestabilita. E’ anche comprensibile e giusto. Poi, chiaramente, se diventi un’artista di grido, in qualsiasi campo, sei tu a permettere a quell’8% di lievitare..
    😉
    Un abbraccio ed un bacio a te.

  30. E’ interessante e anche triste ciò che dici. Non sono una sognatrice ma non ho problemi a dire che l’unico lavoro che mi renderebbe felice e appagata sarebbe scrivere.
    Lo faccio ormai da anni ma non mi sono esposta, non ho contatti e credo che ci voglia qualcosa di più di un semplice racconto,nonostante tutta la serietà e la dedizione che ho sempre riservato alle mie opere.
    Non credo che quello della scrittrice sarà il mio futuro ma è sempre desolante apprendere queste notizie…
    Passa a trovarmi quando vuoi.
    Un saluto, Mac

  31. ….E già, se qualsiasi libro lo scrivesse un signor x non avrebbe tutto il successo della persona gia conosciuta ….
    Adoro leggere , e quasi tutti i generi, ho letto libri d’autore come per esempio “Undici minuti” che proprio non mi hanno dato nulla, e letto invece “chimera” che è stato eccezionale…. bisogno leggere e cercare…. e poi leggo ora alieno ihihhihi
    E ti ammiro molto perche mi piacerebbe iniziare a scrivere, ma non so da dove iniziare eh eh …
    bacio alieno e buona domenica

  32. La materia è interessante e anche ingarbugliata. Da una parte l’editore e dall’altra lo scrittore. Sono d’accordo quando si dice che per diventare scrittore bisogna scrivere ogni giorno, sino ad avere la proprietà del linguaggio, delle conoscenze ovvero ad essere letto.
    I dati segnalati sono condivisibili di fatto oggi gli “scrittori” sono tanti e gli editori che si propongono hanno scovato la miniera di pubblicare a pagamento.I “tanti” non vogliono perdere l’occasione e dal cassetto pubblicano il proprio romanzo, racconto che nessuno conoscerà. Ma i “tanti” saranno contenti.
    Ci sono tanti altri argomenti mi ferno qui.
    Michele

  33. Il mercato editoriale è capriccioso e bastardo come quasi tutti i mercati del mondo… tutto è mercato cinema tv etc musica etc…
    oggi si tende a vendere il pacchetto personaggio +libro, è una triste realtà ma è così….
    son tornata
    sbaciii moon _ello

  34. Assolutamente d’accordo con quanto affermi. Un editore, di quelli seri, rischia sul lavoro di un esordiente. Il tipografo si fa pagare le copie da stampare. E spesso tanti, troppi di coloro che appartengono alla seconda categoria credono di far parte della prima.

  35. #47
    mac89

    Mi spiace averti rattristata. Ma sai, penso che il motivo per cui tutti in Italia pensino di essere in grado di scrivere un libro, pensino che sia uno dei ‘lavori’ più facili ed accessibili del mondo, è proprio perchè manca una cultura dell’informazione, in questo senso.
    Proprio perchè, come ho scritto in qualche commento sopra, molti speculatori ci marciano su questa mancanza, purtroppo.
    Un saluto a te e benvenuta.
    ^__^

  36. #49
    SensiSidra

    Internet, dal punto di vista di ‘cercare’, è molto utile. Se non ci fosse stato, ad esempio, mi sarei probabilmente buttato su alcuni libri (anche quelli di King), che non sempre sono riuscitissimi. Ed avrei perso l’occasione, invece, di leggere autentiche perle.
    Leggi ‘alieno’? allora parli la mia lingua!
    😀

  37. #50
    frontespizio

    Vero. Molti sono ben contenti di ‘pagare’ per pubblicare quello che, per loro, è anche un sogno.
    Ma sai, Michele, non vorrei mai che sotto questa ottica si arrivasse a pagare anche per lavorare.
    Perchè lavorare, tra non molto, rappresenterà un sogno.
    E, con le agenzie di lavoro temporaneo, siamo già in quella direzione..
    😉

  38. #51
    goodnightmoon88

    Le realtà sono fatte per essere cambiate. Credo che chi scrive, o si diletta a farlo, sia innanzitutto un sognatore.
    Come tale, facilmente attaccabile dalle feree regole del business..
    Baci ‘mOOn_elli…
    ;-P

  39. #52
    Dreamt

    Tanta gente vuole scrivere perchè non legge, altra invece vogliono farlo perchè leggono molto.
    Di solito chi sta nel mezzo non da troppa importanza nè a leggere nè allo scrivere. Evidentemente, nel mezzo, in Italia oggi c’è poca gente..
    ;-P
    Baci per te!
    ;***

  40. #53
    StefanoRomagna

    No, non credono: si incazzano pure se dai loro del ‘tipografo’. Quasi fosse una bestemmia inumana. Mi è accaduto.
    Da me, ad esempio, un imbianchino è conosciuto come ‘pittore’: guai a chiamarlo ‘imbianchino’. E’ una blasfemia inaccettabile!
    😀

  41. Keypaxx #51 vero, le realtà sono fatte per essere cambiate…. ma ogni rivoluzione presuppone sangue e dolore cadute e sconfitte e i sognatori veri non si arrendono. non smettono di sognare. a volte i sogni si avverano. a volte…
    sbaciiiiii moon _ello
    ed è bello.

  42. e beeeehhh…è proprio vero:libro questo sconosciuto.se in italia le percentuali di chi legge-compra libri sono come dichiarano..e se poi ci si mettono pure gli speculatori di sogni-scrittori, stiam davvero allegri!
    ciaaauuuuuu..
    CW

  43. Non è giusto che si vende un libro solo perchè il suo autore è un personaggio pubblico ma purtoppo è così…anche se vende molto il libro rimarrà sempre scarso di contenuti perchè scritto da una persona incompetente….
    Buon inizio settimana
    Gemma

  44. E’ proprio a quello che mi riferivo con l’ultima frase, non era tanto il diventare ricchi in sè 🙂

    Onde per cui, sono pienamente d’accordo con te, e ce ne dobbiamo rammaricare e non perchè io e te siamo d’accordo.. ma perchè quella che evidenzi è la triste realtà dei fatti 😦

    p.s. Vaf.. agli editori, intanto preoccupiamoci di passare una buona settimana! ziau KeypaZZ

  45. Caro Keypaxx, dobbiamo prepararci ad un secolo buio per le menti. Lo vediamo per la scienza, per la filosofia, la storia. Oggi i “saggisti” sono giornalisti, gli scrittori sono “replicanti”, l’economia è selezionata verso il profitto senza conoscerne i veri “padroni”.
    Ho sempre pensato cha la scuola e la cultura possono cambiare il mondo non perchè abbiano una purezza particolare ma è un modo per dare dignità alla persona. Scrivere, per secoli, è stata la molla per cambiare, crescere oggi scrivere è qualcosa di sorpassato, inutile tanto ci sono i “professionisti”.
    Un caro saluto Michele

  46. #61 e 62
    goodnightmoon88

    Gianni Morandi cantava: uno su mille ce la fa, ‘mOOn_ella. Nel ramo (puri) ‘scrittori’ italiani, credo che potremmo modificarla..
    in Italia superiamo i 50 milioni di abitanti… quindi… direi… ecco!
    uno su un milione ce la fa
    😀
    Baci ‘mOOn_elli!
    P.S.
    Si, la tua immagine è chiarissima! ti serve una mano per il tuo famoso pollaio..?
    ;-P

  47. #67
    gemmalove

    Beh, non necessariamente un personaggio ‘pubblico’ sforna libri indecenti. Esistono anche delle eccezioni. Basta guardare il caso di Giorgio Faletti, come ho già scritto. Arrivato dove arrivato (in editoria) grazie ai suoi trascorsi. Ma rimasto all’apice (sempre in editoria) per una sostanza che nessuno gli può negare.
    😉

  48. #72
    frontespizio

    Certamente il discorso che fai ha un senso molto ampio. Se visto nell’ottica istruttiva e formativa delle scienze, il valore del libro, ha perso moltissimo nel corso degli ultimi decenni. Questo, in parte, grazie all’affermarsi della rete. La stessa che ha ‘ucciso’ i cd musicali ed il cinema.. ma questo è un altro discorso.
    Credo che, alla fine, la rete, per quanti vantaggi possa avere portato, si affianchi alla prospettiva della società moderna. Dove tutto corre, dove non esiste il tempo per strutturare qualcosa di complesso. E’ più importante esserci. Non importa se con un vestito di carta velina.
    Un saluto anche a te, Michele.

  49. Un commesso? e se oltre a fare libreria usassi il nome anche per aprire una casa editrice che investe in nuovi scrittori?? Impresa mooolto ardua e audace…però così non avrei più costi di distribuzione e avrei guadagni sia dall’uno e dall’altro lato…Mmmmmm….

  50. Vedi il problema delle edizioni economiche (almeno per me) è che sn scritti in un carattere simile a quello dei blog che nn leggo.E dal momento che passo molto tempo davanti al PC soffro di emicrania e cefalea e cmq il mio paese offre una libreria e mezza…e nn è che ci sia tanta scelta…(ahimè) così capita che uso spesso ebay per comprare libri
    o mi butto sulle biblioteche o meglio ancora sui mercatini del libro perchè io i libri che leggo poi li voglio tenere!!
    Prima li prestavo anche.. ma ora nn + perchè tanto nn tornano mai… 😥
    Cmq per tornare al mio commento iniziale… vuoi mettere quanto ti invoglia a leggerlo, un libro nuovo piuttosto che uno ingiallito e polveroso?? Come nell’esempio culinario che hai fatto tu: anche l’occhio vuole la sua parte 😉

  51. Ci sono rimasta male… cioè… più scrittori che lettori??? Ma siamo sicuri?

    Come si fa poi… a distinguere quel “buono che non dovrebbe essere ignorato”? Mah…

    PS: no… no, non sono sparita… accendo sempre meno il PC… causa tempo e anche voglia… il tram tram “lavorativo” è ripreso insieme alla cervicalgia, ai ragazzi che vogliono ripetizioni per saldare il debito a settembre, qualche colloquio… e dai, anche il mio amato pilates… non solo blogosfera. Un bacione!

  52. #88
    soulsmirror

    Bene, è chiaro che le edizioni economiche non possono competere con un libro di prima edizione e copertina rigida. Tuttavia non necessariamente deve essere economica.. e polverosa!
    😀

  53. #90
    IrinaP

    Chiaramente, che gli scrittori siano in numero maggiore dei lettori è leggermente un ossimoro..
    😉
    sebbene che i lettori (acquirenti), in Italia, siano in numero paurosamente ‘ridicolo’, in generale, è un dato appurato dalle vendite.
    Poi ovvio; parliamo sempre di un territorio con oltre 800 case editrici, piccole medie e grandi.
    Aumentando l’offerta, va da sè che crolla la domanda.
    Per quanto riguarda il tuo ‘come si fa a non ignorare un libro buono?’ non esiste una vera e propria ricetta, temo.
    Solo una buona dose di fortuna che ne fa parlare un numero crescente di persone.
    Bacione a te… e salutami pilates..
    😉

  54. C’è molta gente che vuole scrivere ma legge poco…come fa a scrivere con poca cultura?
    Mi sono soffermata su questo post, è interessante…
    Come vedi anche se sparico ogni tanto ti leggo sempre con piacere…
    Dalla mia montagna osservo in silenzio…
    Un bacione forte e buona settimana!!

  55. #99
    Oreade

    E’ ormai consolidato che sono poche le persone a fare davvero molti soldi con i libri grazie alla loro cultura. Hai mai visto dei premi nobel in cima alle classifiche di vendita? Va anche detto che, tali premi, evidentemente, utilizzano un linguaggio ostico, spesso, non adatto alle masse.
    Prendi Battiato; quando scriveva musica sperimentale e classica (o quasi), vendeva pochi dischi, non appena ha costruito un linguaggio musicale più orecchiabile ha venduto milioni di dischi..
    😉

  56. sì… l’avevo letto anche io un articolo che parlava di questo fatto. ma scrivere spesso non lo si fa per guadagnare dei soldi. lo si fa per passione, per hobby… lo si fa a tempo perso… lo si fa per vivere.. ma non per guadagnare… per vivere dentro… nell’anima… se avessi un sacco di soldi mi comprerei un sacco di libri… ma poi… è il tempo che manca e che ci frega…
    ma si continua a scrivere. per noi stessi e per le persone che ci vogliono ascoltare dentro…

  57. #109
    shadox

    Questione di punti di vista. Certo che, finchè ci saranno opportunisti che ti fanno pagare per pubblicare un tuo lavoro su cui hai sudato tu (che andrebbero solo denunciati) sfruttando i sogni delle persone, beh… chiaro che non guadagnerai mai nulla, ma spenderai e basta..
    😉

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