Quello che resta

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Era giunto insieme ad altri due colleghi per svolgere un trasloco da Amburgo alla vicina Rostok. La casa in cui si trovavano appariva disabitata da tempo. Diede uno sguardo ai lati ed uno dietro mentre già si stava avvicinando al pianoforte di cui avvertiva un richiamo percettibile esclusivamente al suo udito. Molte volte aveva tentato di intraprendere gli studi del conservatorio, ma le vicissitudini della vita si erano consumate le sue ambizioni. Impedendogli di coronare i propri sogni. Così Franco si era ridotto a rubare. Rubare melodie a pianoforti lasciati soli nei grossi centri commerciali, o lasciati incustoditi nelle ville dove prestava servizio. Aggraziato nel corpo e nei movimenti, di statura non molto pronunciata e con tratti delicati, il giovane facchino appariva quasi una creatura eterea circondato dall’imponente arredamento antico dello stanzone. Si sedette sulla panchetta nera imbottita colto da un’emozione travolgente. Si cimentò nella Nona sinfonia di Beethoven, completata da Friedrich Schiller con L’”Inno alla gioia” eseguito da solisti e cori. Richiamato dal suono inatteso, il vecchio scese dal piano superiore della villa. Alto, benchè leggermente ricurvo, dietro l’aspetto pelle ed ossi celava due occhi di un azzurro profondo e brillante sotto le folte sopracciglia bianche. L’anziano si abbeverò della melodia. Poi, come tutte le cose, anche essa ebbe termine.
«Come ti senti..?»
gli disse avvicinandosi silenziosamente a lui.
Franco sobbalzò dalla panchetta scura
«Io… scusatemi… io non intendevo….»
cercò di abozzare goffamente.
«Oh… non preoccuparti di me; sono soltanto un povero ed innocuo vecchio ancora innamorato della musica.»
Chiarì allora immediatamente Schröder alzando una mano. «… Mi piacerebbe però avere risposta alla mia domanda…»
aggiunse con discreta insistenza.
«Come mi sento….» ripetè a bassa voce il facchino, non del tutto convinto delle rassicurazioni del padrone di casa ed incerto sull’effettivo senso del quesito «… mi sento… libero.»
«…Lo immaginavo…» gli rispose con un sorriso stanco dipinto sul viso. Poi, colto da pensieri inespressi e dal filo sottile dei ricordi, gli volse le spalle dirigendosi verso la vicina finestra dalle alte vetrate. E tutto dentro e fuori di lui mutò. In un altro luogo, in un altro giorno. Era nel campo di concentramento nella Germania nazista. Qui, Gerhard Schröder, svolgeva il ruolo di ufficiale nell’interno di un abominio razziale voluto dai suoi superiori. Le notti passate in bianco, madido di sudore, rigirandosi tra le lenzuola sarebbero state il prezzo minimo da pagare per il resto della sua esistenza. Il suo amore per le figure geometriche era rimasto anch’esso profondamente infettato dal ruolo ricoperto. Il triangolo una maledizione. Di colore blu e verde per gli immigrati, triangolo di colore rosso per gli internati politici, triangolo di colore viola per i testimoni di Geova, triangolo rosa per gli omosessuali, triangolo nero per le lesbiche. Mentre una singolare stella di Davide giallo-oro con la scritta jude capeggiava sulla pelle degli Ebrei. La sola via di fuga di Schröder era costituita dalla musica. Un elegante pianoforte che giaceva nell’angolo meridionale della baracca ufficiali e che gli ricordava ogni giorno ciò che era stato prima dell’arrivo del conflitto. La logora rassegnazione con cui trascorreva il tempo in quel luogo così deprimente conobbe una svolta quando venne imprigionata Esterina. La bruna ventenne risultava essere una provetta pianista. Un’oasi impensata spuntata nel brutale spigolo di mondo nel ventesimo secolo degli anni quaranta. Con una scusa persa nei meandri della memoria, Gerhard Schröder condusse la giovane alla corte del suo strumento musicale. Bastò un cenno della mano del maggiore tedesco per sbloccare lo stato di estasiata immobilità in cui era ricaduta. Un muto invito a permetterle di sedere davanti allo strumento. Esterina prese a comporre una melodia. Non gli ci volle molto per comprendere il livello di esercizio cui la giovane si era sottoposta. La passione ed i cambi di tonalità così genuini ed improvvisi non lasciavano dubbi al giudizio che il maggiore si era già fatto sulla ragazza dai capelli d’ebano. Le notti successive divennero una nuova maledizione nell’assurdo ed impossibile progetto di salvare Esterina dal fato che l’attendeva. Una pazzia. Non esistevano altri modi per definirla se avesse disposto ancora della lucida e completa ragione. Un’ardita possibilità di fuga dal destino della prigioniera, dal suo stesso destino. Conosceva alcuni amici in Italia, nelle colline toscane. Mosse i suoi contatti con solerzia e cautela, disponendo il progetto di espatrio, facendo leva su ingenti somme economiche che avrebbero dilapidato buona parte delle sue fortune lasciandogli comunque una discreta somma per vivere in Toscana. Insieme ad Esterina. Si Rese conto di un sentimento superiore ed irrefrenabile provato nei confronti della giovane. “Assurdo” contemplò. Si ripromise di mettere subito al corrente la ragazza italiana di quanto predisposto per entrambi. E colse l’occasione propizia nell’unico momento in cui erano insieme da soli; accanto al pianoforte
«Gerhard… che cosa state pensando di fare…?»
«Voglio offrirti quello a cui tieni maggiormente; la vita… e la libertà. Per quanto possa pianificare ogni cosa, ogni singolo dettaglio, un margine di rischio esisterà sempre. Però… è un prezzo da pagare per ottenere qualcosa di impagabile, no?»
Gerhard avvicinò le labbra alle sue. E la baciò. Un gesto che trasmetteva calore, la promessa di giorni e speranze a venire. Lei si staccò di colpo, inorridita
«No… no… no!» gli comunicò impallidendo persino più di quanto già non fosse, colta da un’espressione di puro terrore «Non potete… vi prego… non potete! Non capite?… Possibile che non possiate capire??» disse poi indicando con gli occhi il triangolo nero rovesciato sulla casacca di prigioniera. Il graduato si sentì cogliere da un senso di impotenza
«Esterina… ma io… io ti….»
«No! no, vi prego! Non ditelo!! Non ditelo mai…» lo avvertì, sperando di non sentirgli pronunciare una parola che l’avrebbe trafitta come una lama rovente. Detta da un uomo.
«Posso darti… la libertà!» aggiunse lui cercando con ansia le giuste frasi, sentendola sfuggire inevitabilmente per sempre
«Libertà…? Cosa mai potreste pretendere… da me?  Io non potrei darvi nulla. E… quello che mi vorreste offrire, ad un prezzo per me impagabile, io… lo possiedo già!»
concluse con un’infinita tristezza nascosta nello sguardo. Poi si voltò. Tornando a sedere sulla panchetta. Componendo una melodia di rara bellezza che Gerhard Schröder non sarebbe mai più riuscito a sentire nel corso della sua esistenza.
«Si sente bene…?»
chiese Franco Opellina al vecchio che gli dava le spalle rivolto alla vetrata
«Uh…? si… si, certo… sto benissimo…» fece l’uomo dopo un’interminabile istante di attesa e rammentando la presenza del giovane dentro la sua casa
«Volevo ancora scusarmi per…» provò a ribadire Franco
«Per cosa..? Per avermi regalato dei minuti di assoluta melodia?» sorrise suo malgrado «Sono io a ringraziare te, semmai. Mi hai fatto riassaporare emozioni che non avvertivo da… da una vita.  Devi esercitarti, sia chiaro, ma non mollare mai la musica. E’ la sola compagna fedele che abbiamo. E che vivrà dopo di noi. Quello che resta. Quello che nessuno ti potrà mai sottrarre. Nè le mode, nè gli amori, nè gli odi… e nemmeno le guerre.
….Ora sono stanco. Ed ho bisogno di riposare un poco….»
«Certo… buona giornata» commentò sottovoce Franco lasciando libera la panchetta del pianoforte.
Si sentiva appagato e fortunato. Il suo bisogno soddisfatto senza gravose conseguenze. Uscì dall’ampio stanzone colmo di mobili intelati e sottratti alla polvere per raggiungere i suoi compagni di lavoro. Dietro di lui, Gerhard Schröder rivolse un ultimo pensiero agli anni cupi della sua giovinezza ed iniziò a suonare…

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2010. Tutti i diritti riservati.

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92 risposte a “Quello che resta

  1. E' vero, la musica ci porta lontano, ci scioglie catene e ci rende liberi. Chi ha questo dono possiede anche la capacità di rendersi invisibile al mondo e volare lontano, senza peso, immateriale.La musica è il ricordoJoh

  2. Conosco dei musicisti ed in effetti per alcuni la musica è  "la sola via di fuga" oltrechè  una passione ed un amore che non ti tradirà mai.Io non so suonare nulla ma so ascoltare.Bello questo racconto, in particolare mi è piaciuto il passaggio sulle figure geometriche.

  3. Mamma mia quanto sei bravo!!! rimango incantata a queste righe, dove riemergono in me passati ricordi…L'Inno alla gioia é stato il primo brano che ha suonato mio figlio…e leggendo sono entrata nel flusso dei ricordi. Bello anche il brano precedente. ti stimo!un abbraccio unito al mio sorriso^————-^Lilly

  4. Bello questo racconto… quello che resta: la musica che evoca i ricordi, i sentimenti, che comunque fanno sentire vivi. Triste comunque la figura del vecchio solo, struggente pensare che non sempre è possibile cambiare un destino segnato, anche mettendoci tutte le nostre energie e tutta la volontà e soprattutto l'amore…

  5. #1JohIl brano è una audace adattamento di un racconto formato da tredici cartelle, e ridotto per l'occasione a sole cinque cartelle. Per quanto non possa mantenere intatte le drammatiche tematiche toccate nell'originale, credo riesca comunque ad offrire un tessuto abbastanza fedele. Seppure in alcuni passi un po' sommario.Un sorriso per una serena giornata a te.^_________^

  6. #4Vagabonda2In particolari occasioni, ho letto che la musica è in grado di placare anche le bestie. In sostanza agisce sugli istinti e va oltre la sola percezione dell'udito.Una incredibile potenza lenitiva è in mano alle sette note.Un sorriso per una serena giornata a te.^_______^

  7. #6LillySono due racconti, che ho ridotto e nel caso presente anche in modo piuttosto consistente, che hanno partecipato a due diversi concorsi. Li tenevo nel cassetto da un po', magari nell'attesa di una giusta collocazione cartacea. Per ora hanno trovato una forma di adattamento on line.Sono soddisfatto ti siano piaciuti.Un sorriso per una serena giornata a te.^________^

  8. #7violetta306Senza dubbio è così; l'amore ha una forza in grado di superare qualsiasi ostacolo, ma ha anche una notevole debolezza, deve agire all'unisono e in coppia, altrimenti la sua forza è solamente dimezzata. E non vi è alcuna certezza di successo quando si affrontano ostacoli con la metà delle proprie potenzialità.Un sorriso per una serena giornata a te.^________^

  9. Delicato, intenso, elegante…come un fiore sull'acqua. E a proposito di acqua, non so perchè, ma mi ricorda "Il pianista sull'oceano" e non solo perchè cìè di mezzo un pianoforte; e se scavo in fondo ma proprio in fondo ci trovo l'atmosfera rarefatta  e decadente de "Il portiere di notte"….qualcosa  di triste, ma una tristezza coltivata con amore, coccolata, da tenere vicino al cuore o in un cassetto, così come si tengono certe lettere legate con un nastrino sbiadito.Ma pensa te che robe mi sono venute in mente…..^___________^

  10. Bello. Un racconto sui sentimenti e l'emozioni.Pulito: non una parola di più né una di meno…….Key bello, bellissimo.Un equilibrio dei personaggi tenuto dalla forza quasi superna della musica…Complimenti Key….Buona serata e un un abbraccio che meriti.Grazie.^_________^cri

  11. Leggerti è stato come vedere un film. Sei talmente bravo a descrivere personaggi, atmosfere, situazioni, che le parole diventano immagini che scorrono su uno schermo. Fortissime le emozioni che scaturiscono. Sei davvero ma davvero eccezionale. Aspetto di leggerti ancora, spero presto.Un abbraccio, Rossella

  12. Bello, intenso, evocativo, drammatico, sentimentale….. e potrei scrivere un sacco di altri aggettivi. Il tuo racconto trasmette tante emozioni e tutte forti. E' scritto con bravura e capacità notevoli. Sembra di vivere vicino agli stessi personaggi che racconti e loro scivolano via come sul vetro della finestra accanto, lasciandoti delle profonde tracce. Bellissimo davvero!!!!!!!!

  13. #15SuzieQBeh, che potevo chiedere di più? mi accosti il brano a due film che hanno segnato la storia del cinema. Stranamente però, e colpevolmente, non solo non ci ho pensato durante la stesura del racconto, ma non ho neppure visto nessuno dei due. Sebbene gli ampi spaccati che sono diffusi in rete ne diano comunque una importante e ben definita traccia. Certo, come ho scritto ho un po' cannibalizzato il racconto, avendone dovuto togliere, per esigenze di spazio, quasi due terzi. Ma mi sembra nonostante questo che le sensazioni trasmesse e che hai recepito, siano molto forti.

  14. #16 tunkulkikIl leitmotiv che unisce questi personaggi, nel presente e nel passato, e che predispone la strada per il futuro, è senza dubbio la musica. Hanno attraversato gli anni, le guerre, la grande depressione, il presente incerto e difficile, accompagnati dalle note musicali. Che sono, a tutti gli effetti, vere compagne fedeli di oggi e di ieri.Un sorriso per una serena giornata a te.^__________^

  15. #17rossella1953Come ho affermato in diverse occasioni, il mio modo di narrare e di vedere il tessuto delle storie, è legato al movimento, al cinema e all'animazione. Credo sia inevitabile, in molte occasioni, che questo traspaia dalla lettura.Questo rappresenta il secondo racconto della particolare duologia che avevo programmato, prossimamente riprenderà il via una serie a episodi singoli.Grazie per le belle parole e un sorriso per una serena giornata a te.^__________^

  16. #19lavigneavrilTi ringrazio per l'entusiasmo con cui hai descritto il mio racconto, e sono felice ti sia tanto piaciuto. La narrazione cerca di vivere raccontando i personaggi e quindi esplorandone la loro stessa esistenza.Un sorriso per una serena giornata a te.^_________^

  17. #33Stefy71La sincerità è caratteristica base di noi capricorni, compagna di compleanno. Quindi leggere i tuoi complimenti, sapendoli davvero reali, è doppiamente gradito. Specie alla luce, nel caso specifico, del suddetto racconto a cui tengo particolarmente.Un sorriso per una felice serata a te.^__________^

  18. #34confessiogoliaeÈ un racconto, sulle note della musica, che attraversa le barrierie del tempo e dello spazio. Per consegnarci ricordi pieni di sentimento e per rinnovare la straordinaria forza di cui gode il mondo delle sette note nei confronti dell'animo umano e non solo.Grazie a te per l'apprezzamento e un caro saluto.:)

  19. Che dirti? In due parole: emozione e stupore. Lo stupore te lo spiego: credo siano anni che non leggo qui da te qualcosa di così bello; sia chiaro, io ti leggo anche se non sembra e non voglio dire che ciò che scrivi in genere non mi piace, ma questo… mi ricorda i tuoi scritti di qualche anno fa. Uno, in particolare, lo ricordo ancora proprio per quello che mi aveva trasmesso. L’ho ritrovato: “ti aspetterò nel pomeriggio…”, la tentazione è quella di rileggerlo, ma non credo lo farò, lo conserverò nella memoria con l’emozione provata il 6 febbraio del 2007.

    :-***

  20. un racconto che lascia senza fiato davvero! è talmente bello, pieno di emozioni, pieno di onde musicali, di passione e ricordi che darne un commento adeguato mi è quasi impossibile.Eh si, sei bravo…….. ma bravo con la B maiuscola!

  21. #43DreamtCome ho scritto questo è un racconto a cui io stesso tengo particolarmente (stesso discorso è comunque per l'altro menzionato da te, sebbene questo sia molto più corposo, contando ben tredici cartelle di stesura). Quindi mi fa piacere sia tanto apprezzato per quello che riesce a trasmettere. Il dubbio era se proporlo o meno nello spazio blog, a posteriori credo di avere fatto la scelta giusta, come mi confermi.Potrei seguire un unico filone narrativo, ma questo è sempre stato uno spazio di felici, o meno, sperimentazioni. E credo di volerlo mantenere così.;***

  22. #46catwomandarkSei molto generosa nel tuo giudizio e ti ringrazio. Temevo che la lunghezza, parecchio superiore alla mia normale media sul blog, potesse penalizzarne in qualche modo la lettura. Felice di riscontrare che non sia stato così.Un sorriso per una serena giornata a te.^________^

  23. Un racconto, il tuo, che ruba alla poesia il particolare, per dilagare nella vicenda. In genere non amo nulla (films, storie, classici) che rievocano questa pagina di Storia, ma più che la musica, trovo lo spunto prezioso dell'AMORE che rende liberi e immuni dal dolore "dei superiori".Un saluto.

  24. ciaooo, com'è    ritornare e trovare un tuo racconto, che trovo, stimolante, sensibile, come sempre, questo è il tuo merito.  Amore, musica, che c'è di più grande. Tu  hai saputo unirli e renderli importanti.   buona serata. 

  25.  Penso di avertelo già detto, ma lo ripeto. Per me un racconto è avvincente quando, leggendolo,  posso asssociarlo a qualche altra forma di arte, come la pittura o la musica. Chi sa scrivere, secondo me, riesce anche a "far vedere" e a "far sentire" ciò che ha scritto. Riesce a trasmettere i colori e la melodia del suo pensiero.Bè è una mia modesta opinione, poi si sa che sono bislacca.Non sarei poi qui nella tua orbita se non fosse così….. 

  26. #58xdanisxCredo nessuno possa dire d'amare questa pagina di storia. Ed è comprensibile; l'olocausto ha scosso chi lo ha vissuto e chi ne ha raccolto la memoria. Nemmeno io amo raccontare di questi fatti, ma li riconosco come parte della nostra folle epoca e, credo, sono degli ottimi esercizi di stile.Un sorriso per una lieta serata a te.^_________^

  27. #60SuzieQNon mi sembra tu possa ritenerti tanto bislacca nel tuo pensiero (avatar a parte, ma questa è altra storia ). La narrazione procede su binari paralleli. Pensa al fumetto; quale altro tipo di arte ha la possiblità di legare immagini, parole, suoni e musica, giostrando per le mani di chi lo compone da abile artigiano?

  28.  E' una serata così……così come, dirai tu sempre così preciso, pignolo. Così e basta. Inquieta, indecisa, insoluta, intensa, incalzante….forse è il vento forte che soffia a tratti e producendo suoni sospetti, minacciosi. Guardo oltre la vetrata, la luce dei lampioni gioca a nascondino tra le foglie, cosìcchè il giordinetto piomba a tratti nell'oscurità.Mi piace immaginare che da un momento all'altro un alieno atterri e mi chieda: "scusi, dove devo andare per andare  dove devo andare?"Allora io ti guarderei a lungo, intensamente e  intrigantemente, poi ti direi…..


    Ciao alieno, buon fine settimana ^__________________^

  29. #71liettapetIo ho una perplessità che quasi la tocco con mano. Fortuna per te che sei perplessa solo su poche parole.Credo anche io che ognuno abbia le sue giuste compagnie. Chi il cinema, chi la musica, chi i libri… e, giustappunto…Un sorriso per la serata.^____^

  30. #73SuzieQ"Io li porto alla bella marinara!"Al momento il mio disco volante sta macinando strada su strada e, non è escluso, che una fumata bianca e grigia, stile nebbia in valpadana, possa affumicarti il giardino e i panni stesi. Poi però non lamentarti, eh!

  31. #87giuli1Felice che la lettura del racconto ti abbia riportato piacevoli ricordi. Il pianoforte è uno strumento tanto suggestivo quanto meraviglioso nella composizione della sua scala musicale.Un sorriso per la serata.^_____________^

  32. Tanta emozione e tante sensazioni contrastanti, mi dispiace solo non aver letto prima questo racconto!
    Un ladro di note.
    Dei ricordi intensi e violenti.
    Una vita dolorosa, semplice da giudicare all'esterno ma con la quale poi solo chi la vive ci farà i conti. Di notte. Da solo. Nel proprio letto.
    Amori impossibili.
    Sogni infranti.
    Sogni rinati e sogni da avverare.
    Hai descritto la vita. Lo hai fatto benissimo, partendo dal particolare sei arrivato a descrivere il generale.
    Non so se questa fosse la tua intenzione, non so nemmeno se questa sia la GIUSTA interpretazione. Di sicuro questa è la MIA interpretazione, che probabilmente è tale per alcune esperienze vissute.
    Continua a descrivere così i personaggi, continua a descrivere e a raccontare le persone tramite i loro occhi. Gli occhi sono la chiave di lettura delle persone!

  33. #89
    soulsmirror

    A me dispiace che il racconto non sia in versione integrale, ma pesantemente ridotto a causa della metratura del blog che ne vede pubblicata un terzo, circa, della sua stesura.
    Riguardo le tue considerazioni, come scrivo spesso, non è necessario che abbiano riscontri con le mie. Ovvero; ogni lettura deve essere una considerazione a sè, un filtro di quelle che sono le proprie emozioni, la propria cultura, la propria sensibilità. Solo così un racconto, un testo, a mio modesto giudizio, ha ragione di esistere. Di esprimersi attraverso la chiave di lettura di ognuno di noi.
    Posso comunque dirti che la tua interpretazione l'ho letta con estremo interesse e che la ho molto gradita, al pari dei tuoi apprezzamenti al testo.
    ^_________________^

  34. La memoria tira brutti scherzi, pensavo di leggerlo per la prima volta, invece mi sono ritrovata tra i commenti. Perchè non buttarti su una raccolta di racconti brevi? Forse te lo avevo già detto, ma credo che abbiano qualcosa di più. E con questo non voglio dire che il resto non sia di qualità, ma qui c’èunnonsolosò che colpisce, anche a distanza di anni.

    • @Rosy

      Questa è una chicca che ha partecipato a un concorso letterario ed è, come probabilmente da me già scritto, uno dei miei testi preferiti in assoluto tra tutto il materiale ormai proposto – e qui sopra compare la “riduzione”, per motivi di spazio -. Poi è naturale che sul blog, definito anche “laboratorio di scrittura” appaiano racconti di ogni genere, riusciti o meno. Parlando invece di editoria vera e propria, quella che si cerca di vendere con la pubblicazione cartacea, le raccolte di racconti tirano poco. Come altrettanto poco tira la poesia, del resto.
      L’ideale compromesso sono i romanzi brevi; lo è Fiori nella Neve – che tu ben conosci – e lo sarà il prossimo in uscita, spero, entro il 2014.
      😉

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