La scommessa nella neve


Il tempo stava ormai per scadere. L’uomo, ben consapevole della propria forza nel gioco, già si pregustava l’incasso stabilito. Ne era certo sin dal principio e si stupiva di come, al mondo, potessero esserci ancora persone tanto ingenue. Aveva sentito parlare i due amici per caso, dentro un anonimo bar situato ai piedi del monte. Sembravano talmente convinti nelle loro esternazioni che sarebbe stato un delitto non confrontarsi con le convinzioni, prive di fondamento, che andavano cianciando. Era un incallito giocatore da anni e adorava il brivido del rischio. Non gli importava mettere le mani su grosse somme di moneta sonante. Il denaro, per lui, aveva un valore estremamente relativo; ciò che davvero gli interessava era il fremito provocato dalla giocata. Lo avvertiva scorrere lungo la spina dorsale, se ne sentiva avvolto, riscaldato e cullato. In modo tale da impedire alla neve tutta intorno di intaccarlo minimamente. Era finito in mezzo a quelle cime ricoperte da un manto candido ed eterno soltanto per vincere la scommessa. E non intendeva desistere da questo scopo per nessuna ragione al mondo. L’uomo, in definitiva, non credeva in null’altro al di fuori di se stesso, in un’alchimia traboccante di narcisismo ed egoismo. Lo spettacolo naturale del tramonto, immerso in una atmosfera degna delle fiabe dei fratelli Grimm, era nulla più di una condizione necessaria allo scoccare dell’ultima ora di permanenza tra le nevi. Si accese l’ennesima sigaretta, gustando il tabacco con boccate ampie e profonde, contrastando l’aria cristallina con il veleno fumoso che lentamente gli corrodeva i polmoni. Ridacchiò ancora, abbinando il suono soffocato alla nuova bionda che si portava con consumata consuetudine alle labbra. “Non ho mai vinto in maniera così facile” pensò “forse, per onestà, dovrei ridare a quei due una nuova occasione per rifarsi”. Denigrava la coppia di giovani con la stessa facilità con cui gettava via il milionesimo mozzicone, a formare un piccolo foro scuro dentro la coltre bianca. Guardò nuovamente l’orologio, nel vano tentativo di sconfiggere la noia crescente; erano trascorsi soltanto una manciata di minuti da quando aveva controllato l’esattezza dell’orario. Si strinse nelle spalle e appoggiò la schiena contro il fuoristrada su cui aveva viaggiato per portarsi sino a quel punto; poco più in alto si stagliava Aspen. Il paesino montano, secondo i due giovani della scommessa, in cui possono accadere cose tali da cambiare la vita delle persone. Per sempre.
“Si, certamente” ghignò, provocandosi persino un violento colpo di tosse, costringendolo a piegarsi di lato, mentre l’ultima boccata di fumo ancora gli sfiorava la bocca. Quando si rimise dritto si accorse che si era levato il vento. Le folate stavano arrivando proprio da Aspen (?). Come se la vetta della montagna avesse deciso di trafiggerlo passando in mezzo alle case, trascinando lungo la sua corsa raffiche di gelo e lamenti lontani.
“Che diavolo sta succedendo?” si chiese a fior di labbra. La figura prese forma con il calare dell’improvviso turbine, quasi a trarne consistenza. Era alta, molto più della media cui era abituato. La figura lo osservava, placida eppure implacabile, la pelle bruciata e rossiccia. Gli occhi (quegli occhi) in grado di vedergli dentro, in grado di vedergli attraverso. Quando, al termine dell’ora stabilita, i due giovani lo raggiunsero, l’uomo non ridacchiava più. Mise il pacchetto di sigarette in tasca e si strinse nel suo cappotto termico. Iniziava a percepire freddo, per la prima volta, la febbre del gioco sembrava averlo lasciato come assalita da un’intera scatola di antibiotici. Quel che era accaduto lo tenne per sè o, per la precisione, ne divise il segreto con un’altro; l’unico testimone alla maturazione della sua decisione di dichiararsi perdente, Aspen.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2012. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Cime innevate” sconosciuto.

92 risposte a “La scommessa nella neve

  1. ****************************************************************************************************
    Quello che avete letto è un brano che, per tematiche e atmosfere, si ricollega
    strettamente al mio libro Fiori nella Neve.
    Non è però un pezzo tratto dal romanzo; ma uno scritto che vuole avvicinare al romanzo.
    È anche l’ultimo racconto, di questo ciclo, dedicato al mio manoscritto.
    Chi ha letto il libro ne trarrà perciò sensazioni familiari.
    Chi non ha ancora letto il libro ne troverà una sorta di prologo.
    Non cercatelo in libreria; non è disponibile.
    Salvo ordinazione (che però sconsiglio vivamente, causa difficoltà di reperibilità).
    È invece assolutamente disponibile mezzo ordinazione ON LINE.
    Il mio romanzo Fiori nella Neve è acquistabile presso questo link.
    Aiutate un esordiente ad affermarsi; spetta solo alla vostra generosità.
    ****************************************************************************************************

  2. Ogni lettore vedrà, in quella figura alta, dalla pelle bruciata e dallo sguardo infinito, il proprio fantasma. Giocherà la sua scommessa e perderà, perchè la montagna va trattata con rispetto ed è inutile e puerile sfidarla…
    Molto bello, letto 2 volte
    baci

    • @theallamente

      È sempre interessante leggere le considerazioni da parte di chi ha letto un brano. Qualche giorno fa, ascoltando l’intervista a un noto scrittore, ho assistito all’intervento di una lettrice che diceva;
      “il tuo libro mi ha trasmesso anche paura”.
      Lo scrittore ha reagito sorpreso, ma riflessivo. Riconoscendo che, si, poteva anche trasmettere davvero paura.
      Probabilmente lui non lo aveva nemmeno considerato, in fase di scrittura.
      Un sorriso a te per la giornata.
      ^___^

  3. Il gioco è il male del secolo. Spesso vedo gente sciogliere le proprie vite attaccate ad una macchinetta o su cartoncini dai quali “grattare” la propria vita.
    La febbre del gioco diventa una malattia quando non è controllata e capisco possa essere legata al brivido della scommessa e non al solo denaro.

    Chi sia quella figura apparsa nella neve non lo sappiamo. Probabilmente la materializzazione di ciò che la vita rappresenta in quel momento per il tuo personaggio. O forse solo il fantasma della montagna… quello che abita in ciascuno di noi.

    Un abbbraccio
    Joh

    • @johakim81

      Ogni febbre è malattia. Lo è quella del gioco, lo è quella da virus e lo è anche quella da scrittura. La febbre è elemento destabilizzante. In grado di colpire un organismo, stravolgendolo. Eppure, in fondo, la febbre è elemento di movimento e dinamismo. Senza, un corpo rimarrebbe nella propria stasi. Destinato a soccombere a se stesso.
      Un sorriso per una serena giornata a te.
      ^_____^

    • questa mattina …. pioggia. Ci voleva, dicono quelli che non amano il caldo. Però…. forse per chi è senza casa sarebbe stata meglio una giornata di sole.
      Buon inizio settimana amico mio!
      Joh

    • @ste

      Pioggia, sole, poggia… in effetti, a bene vedere, siamo proprio in primavera.
      Purtroppo la situazione non è delle migliori, in Emilia Romagna.
      Un sorriso per una felice giornata a te.
      ^_____^

  4. Quando la sera nevica
    ogni suono è ovattato
    e il silenzio del mondo
    ti giunge inalterato.
    E sa, senza guardare,
    che deve nevicare nel buio della sera.
    (K. Jackson “Quando di sera nevica”)

    • @stefano re

      Grazie, Stefano. Questi brevi racconti, cinque in questo ciclo, sono ora conclusi. L’invito è quello a ritrovarne il clima.
      E, per farlo, la strada è quella che porta al mio romanzo.
      Un caro saluto.

  5. Quando la sera nevica
    e tu cammini a caso,
    senti l’aria che punge
    e ti pizzica il naso,
    e ti arrossa i ginocchi:
    la neve scende a fiocchi
    nel buio della sera.
    (K. Jackson “Quando di sera nevica”)

  6. Non riesco proprio ad immaginare chi potesse spaventare il protagonista al punto di distoglierlo dal gioco, difficilissimo da sconfiggere al pari di una tossicodipendeza. L’unica, potrebbe essere la morte. Molto bello Key, molto bravo tu. Un caro saluto

    • @rossellafiorillo

      Le dipendenze sono le pene che l’uomo è costretto a trascinare lungo la sua vita. Del resto, come si dice, “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”.
      Un sorriso per una lieta serata a te.
      ^____^

  7. E’ mezzogiorno. Un parco.
    Inverno. Bianchi viottoli;
    monticelli simmetrici
    e scheletrici rami.
    Dentro la serra
    aranci nei vasi,
    e nella botte, dipinta
    di verde, la palma.
    (A. Machado “Sole d’inverno”)

  8. SEI BRAVISSIMO…TE LO DICONO TUTTI E HANNO RAGIONE..E ALLORA RICORDALO PERCHE LO SEI..E TE LO DIRE UNA AMICA LONTANA……..
    BELLA ANCHE QUESTA CONTINUAZIONE …STO ASPETTANDO IL NUOVO
    BACI

    • @maria

      Questo breve racconto conclude il ciclo, di cinque racconti, dedicati al mio romanzo “Fiori nella Neve”.
      Quindi, prossimamente, si volterà pagina.
      Grazie per il tuo apprezzamento.
      Un sorriso per una felice serata.
      ^____^

  9. E leggo questo post con la suspance di sempre, con la stima che sai nutro nei tuoi confronti. Avendo letto e apprezzato il tuo libro non posso che dire a chi non lo ha ancora fatto, che letta la prima riga avrete il bisogno di andare avanti senza mai staccare nè prendere fiato. Un libro avvincente che coinvolge ed emoziona.

    • @Stefy71

      Si dice che il passaparola sia più efficace e funzionale di qualsiasi rumorosa, o meno, pubblicità, compagna di compleanno.
      Passeggiando in libreria, qualche mese fa, mi soffermai proprio davanti alla copertina di un libro attraversata da un tipico nastro giallo di avviso che citava, testualmente; “100.000 copie vendute soltanto attraverso il passaparola dei lettori”.
      Ora, personalmente, non mi prefiggo nessun obiettivo per il mio romanzo.
      Nè positivo e nemmeno negativo proprio perchè, al di là del “passaparola” e dei miei sforzi in rete, non ho altri mezzi per promuoverlo.
      Posso però affermare, con l’assoluta franchezza che contraddistingue noi capricorno (come ben sai), che non finirò mai di ringraziare gli amici impegnati nel “passaparola”.
      Così come non comprenderò mai gli altri; tanto bravi e prodighi ad incensare quanto scrivo sul blog per poi sparire come nebbia al sole quando si tratta di concretizzare le loro parole con un semplice e nemmeno tanto impegnativo acquisto.
      Pazienza. Un giorno chiuderò questo spazio.
      Ma serberò le cose buone, e concrete, che amici come te avete saputo confermare.
      Un sorriso per un sereno fine settimana.
      ^______^

  10. Dice un vecchietto,
    fra il suo vecchio se stesso:
    -Il sole, questa bellezza
    di sole!…- I bimbi giocano:
    l’acqua della fontana
    scivola, scorre, quasi muta,
    la verdognola pietra.
    (A. Machado “Sole d’inverno”)

  11. L’unica immagine che ho percepito il quella figura, è quella del giocatore stesso che ha preso coscienza di essere affetto da una “febbre” ben più forte e terribile di quella del gioco.
    Buon fine settimana a te

    • @sonoqui

      Trovo interessante, in merito, una citazione di Aristotele che riporto da Wikipedia;
      “Al pari delle virtù, i vizi deriverebbero infatti dalla ripetizione di azioni, che formano nel soggetto che le compie una sorta di ‘abito’ che lo inclina in una certa direzione o abitudine. Ma essendo vizi, e non virtù, tali abitudini non promuovono la crescita interiore, nobile e spirituale, ma al contrario la distruggono.”.
      Felice fine settimana con sorriso a te.
      ^__^

  12. E un mattino
    appena alzati, pieni di sonno,
    ignari ancora,
    d’improvviso aperta la porta,
    meravigliati la calpestammo:
    Posava, alta e pulita
    in tutta la sua tenera semplicità.
    (E. Evtusenko “Era lei, la neve”)

  13. il gioco è una dipendenza subdola…le sue spire avvolgono fino all’esasperazione…
    la consapevolezza salva!
    un abbraccio e grazie per la bella lettura che ci offri sempre.

    • @luisa

      Interessante è questa citazione, in merito;
      “Il vizio è una creatura d’aspetto talmente mostruoso che più la vedi, più ti piace. (Finley Peter Dunne)”
      Un sorriso per un solare fine settimana a te.
      ^___^

    • @lunacrescente

      Queste sono testimonianze che fanno bene al cuore e allo scrivere.
      Non so come sia poi andata con tua mamma (ma mi auguro bene) in quel frangente, è però piacevole e confortante sapere che, le pagine del mio romanzo, abbiano saputo donarti un momento di necessaria e calorosa evasione.
      Grazie a te.
      Un sorriso per una serena giornata.
      ^_______^

  14. Mi sono soffermata molto sul tuo stile Key, che è avvincente. Spazia molto sui particolari, fotografandoli, direi, e ciò rende assai piacevole la narrazione.

    “Denigrava la coppia di giovani con la stessa facilità con cui gettava via il milionesimo mozzicone, a formare un piccolo foro scuro dentro la coltre bianca” .

    Questo passaggio mi ha deliziata: l’ho visto realmente quel mozzicone che volava a contaminare la soffice coltre bianca… Davvero esaltante.

    A presto Key. Tanti sorrisi per te.

    MarilicIa

    • @marilicia

      Si, è uno stile mio. Sicuramente utilizzato anche da altri.
      Ma che ho cercato di rendere quanto più affine possibile al mio modo di interpretare la narrazione.
      Un sorriso per la tua giornata.
      ^___^

  15. Vennero i freddi,
    con bianchi pennacchi e azzurre spade
    spopolarono le contrade.
    Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
    La luna era sugli spogli orti invernali.
    (A. Bertolucci “Vennero i freddi”)

  16. Buon pomeriggio (quasi serale) Key Non potevi scegliere Location migliore di Aspen per questi “candidi” racconti, che portano, il lettore ,a rflettere, sui passaggi
    della propria esistenza. Il Gioco è una Bestia che consuma l’Anima

    Ti seguo con simpatia
    Ti lascio ad una domenica lieta e serena
    Gina

    • @sonoqui

      Una necessaria delucidazione per chi, come te, non ha ancora letto il mio romanzo; non si tratta della località turistica situata in Colorado, ma di una diversa Aspen (totalmente diversa) che compare solo ed esclusivamente nel mio libro.
      Un caso di omonimia come, seppur più realisticamente, è possibile vedere anche in Italia con alcuni comuni. Ad esempio quello di Valverde, esistente sia a Catania che a Pavia. O di Calliano, che si trova sia in Trentino Alto Adige che in Piemonte. I casi nostrani sono ben sedici.
      Un sorriso per una felice serata a te.
      ^____^

  17. Mi scuserai per la prolungata assenza…impegni altalenanti che impegnano più del dovuto; comunque del post , questo è ciò che ha attratto la mia attenzione

    “. Non gli importava mettere le mani su grosse somme di moneta sonante. Il denaro, per lui, aveva un valore estremamente relativo; ciò che davvero gli interessava era il fremito provocato dalla giocata. Lo avvertiva scorrere lungo la spina dorsale, se ne sentiva avvolto, riscaldato e cullato. In modo tale da impedire alla neve tutta intorno di intaccarlo minimamente…”

    Penso, che rifugiarsi nell’illusione del gioco di questo tipo, dia la dimensione del fallimento dell’uomo, non solo nei rapporti col prossimo, quanto con se stesso.

    • @taoista

      Come ho commentato, il gioco fa parte di uno dei numerosi, e se non controllati distruttivi, vizi dell’uomo.
      La cosa triste è che in questa nostra società, così sempre più decadente nei valori, vengano esaltati proprio vizi come questo. Indicandoli come la risoluzione delle problematiche sociali ed economiche. Non è quindi soltanto una sconfitta dell’uomo ma dell’intero sistema che l’uomo stesso ha costruito intorno a sè, purtroppo.
      Un caro saluto.

  18. Ciao, alieno preferito. Racconto avvincente; chi può essere la figura apparsa al giocatore incallito? Potrebbe essere la morte, il demone del gioco, la proiezione del disagio interiore dell’uomo che lo spinge al gioco. Potrebbe essere anche un angelo che cerca dii dargli una dritta, o anche un’allucinazione della sua mente. Non è rilevante, quello che importa ora è il futuro.

    • @suzieq11

      Per la verità la figura ha nome e cognome (e anche un senso). Ed è tutto perfettamente in linea e complementare al romanzo. Poi, naturalmente, essendo il racconto comunque slegato al romanzo, il significato può anche rimanere indipendente dallo stesso e assumere la sua funzionalità. Come hai cercato di individuare.
      😎

  19. Guardavamo dalle finestre, là
    dove i tigli
    si stagliavano neri
    nella profondità del cortile.
    sospirammo –
    ancora, la neve non veniva,
    ed era tempo, ormai,
    era tempo…..
    (E. Evtsenko “La terza neve”)

  20. Chissà perchè abbiamo sempre bisogno di qualcosa di inspiegabile o di una forte sensazione, per far cambiare rotta alla nostra vita. Eppure è così, alla fine siamo esseri imperfetti, nulla se confrontati all’immensità che ci guida.

    • @Rosy

      E per fortuna, siamo imperfetti. La perfezione è soltanto una grande delusione. Uno schema rigido, piatto e assoluto che non permette nessuna sfumatura. La perfezione va bene per le divinità, che non hanno nulla, o molto poco, di umano. Per gli uomini, invece, grazie alla creazione, la perfezione non esiste.
      🙂

  21. E la neve venne,
    venne verso sera,
    essa
    giù dall’alto dei cieli
    volava
    a seconda del vento;
    e nel volo oscillava.
    A falde sottili come lamine,
    fragili,
    era confusa di se stessa.
    La prendevamo nelle mani,
    e stupivamo:
    dunque, era quella la neve?
    (E. Evtsenko “La terza neve”)

    • @magda

      Purtroppo, dalle notizie che arrivano, all’instabilità dovremo abituarci. C’è sempre la speranza che le prospettive, umane e quindi soggette all’errore, non siano precise.
      Un sorriso per una serena giornata a te.
      ^____^

  22. …. Dopo sette giorni
    venne la neve nuova.
    Non venne –
    precipitò.
    Cadeva così fitta, da non potere
    tenere aperti gli occhi,
    a tutta forza
    vorticava in cerchio, mugliando.
    … ma disperò di sé,
    non resistette
    e si diede per vinta.
    E noi, ansiosi
    sempre più spesso
    scrutavamo l’orizzonte:
    quando quella vera verrà?
    Perché era tempo,
    era tempo….
    (E. Evtsenko “La terza neve”)

  23. Ciao! Ho visto che sei passato da me e mi hai incuriosito ed eccomi qui! Ma tu sei uno scrittore vero! Praticamente il primo che visita e commenta sul mio modesto blog! Grazie! Ne sono onorata!

    • @kike

      Ti ringrazio per l’entusiasmo. Sul mio blog troverai molti racconti e serial.
      E, in testata, sotto la voce “i miei libri”, quello che ho pubblicato.
      Mi piacerebbe conoscere le tue opinioni.
      Un caloroso benvenuta tra le pagine del mio blog.
      ^___^

  24. Ed un mattino
    era davvero tanta
    ed era davvero bella.
    Cadeva e cadeva
    nel baccano dell’alba
    fra il rombo della macchine e lo sbuffare dei cavalli,
    e sotto i piedi non si scioglieva,
    anzi diventava più compatta.
    Giaceva
    fresca e scintillante
    e ognuno ne restava abbagliato.
    Ed era lei, la neve. La vera.
    L’aspettavamo.
    Era venuta.
    (E. Evtsenko “La terza neve”)

  25. Ciao Key, cI sono sempre anche se scrivo poco. Non posso proprio dire che non ne ho voglia, è che qui viviamo come se da un momento all’altro ce ne dovessimo andare chissà dove. Per onestà devo dire che a Bologna danni non ce ne sono stati, almeno non cose gravi, qualche vaso di fiori caduto,la palazzina di fronte a casa mia è stata transennata perchè è caduta qualche tegola. Nessuno si è fatto male, eppure la paura è stata tanta, una paura vigliacca, una paura subdola che ti si attacca addosso e non ti lascia più. Perchè le prime domande che ti vengono in mente sono sempre quelle……E’ vero che a noi non è successo niente ma lo abbiamo sentito benissimo, questo bestione inferocito che si agita e sbuffa, come un cavallo imbizzarrito protagonista di un rodeo assurdo. Perchè il terremoto sbuffa, non lo sapevi? Senti come un vento furioso che ti avvokge e ti scuote, E in un certo senso ti affascina anche, come un serpente che fissa la preda che non sa che fare e rimane immobile. Scappiamo fuori! Ma dove vai? Le scale son le prime e crollare e se non abiti al pian terreno che corri a fare? E allora si resta lì, aspettando col fiato sospeso che si calmi. Perchè pochi km ci dividono dai luoghi più colpiti e non sappiamo se sta passando o se si prepara ad un altro assalto più violento. Le notizie poi non sono confortanti e sappiamo benissimo che questi eventi non sono prevedibili. E viviamo così, tra camper, tende, si vive una vita normale di giorno, ma la notte chi può se ne va in camper o presso amici in campagna. Durante il giorno me la cavo, il lavoro aiuta, ma la notte, l’orecchio teso ad ogni rumore sospetto…..
    Buonanotte Paxxino…..almeno finora…..

    • @suzieq11

      Non è una situazione piacevole.
      Specialmente per coloro che la stanno vivendo dentro il perimetro del sisma e che hanno veduto i cataclismatici risultati dello stesso sui loro effetti più cari.
      Per chi sta all’esterno, vicino o lontano, la paura è sicuramente un elemento presente e opprimente.
      In questi casi si può solo avere fiducia e pregare, per chi ha fede. O comunque sperare.
      Augurandosi che davvero la “bestia” sotterranea si decida a rimettersi a dormire.

  26. A larghi fiocchi
    cade la neve
    dal cielo in terra
    candida e lieve.
    Bianco tappeto
    fa per le strade,
    sui rossi tetti
    morbida cade.
    Tutto arrotonda,
    tutto ammodella,
    agguaglia tutto
    la neve bella…
    Silenzio e pace!
    Cade la neve,
    sui rossi tetti,
    morbida e lieve.
    (Olindo Grossi Mercanti “Nevica”)

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