Lakota • parte1di14


“Cuore Puro” era molto felice dei progressi ottenuti come agricoltore del pezzo di terra ereditato dal nonno. Si riteneva soddisfatto della crescita delle erbe medicinali seminate la stagione prima. Naturalmente, il raccolto poteva ancora essere migliorato e produrre una quantità di arbusti sufficiente a soddisfare i fabbisogni de l’uomo della medicina. Ma, se c’era una cosa che aveva imparato negli ultimi anni, era quella di accontentarsi di quanto la terra offriva con generosità. Glielo aveva insegnato il nonno “Occhio del Domani”, ovviamente. Come tutti gli altri insegnamenti ricevuti in età adolescenziale.
“Cuore Puro” era infatti orfano di padre e di madre; ma questo non gli aveva impedito di crescere con l’amore verso i frutti della terra, grazie appunto al prodigarsi del vecchio parente. Certo, riteneva di avere ancora molto da apprendere, poichè la modestia e il senso della realtà erano doti appartenenti alla sua indole. Tuttavia il percorso era tracciato e non restava che seguirlo, con volontà e dedizione.
«Ogni settimana che passa il tuo raccolto diventa sempre più ricco di profumi e di verde, “Cuore Puro”».
«E il tuo arrivo è sempre salutato dal calore della tua voce, “Fiore a Cavallo”». Non era un mistero che il giovane pellerossa nutrisse un profondo affetto nei confronti di Janet. Non glielo impedivano i quasi cinque anni di differenza di età, e la ragazza sentiva di provare un sentimento quasi fraterno per “Cuore Puro”. Ogni volta sollevava il capo dalla zappa che stringeva tra le mani, portava la mano a taglio davanti alla fronte per proteggersi dai raggi del sole pomeridiano, e allargava il viso in un sorriso dei più spontanei che Janet avesse mai visto. Le piaceva far visita alla riserva dei quattro alberi, non soltanto per dare sfogo al desiderio di respirare l’aria aperta fuori dalle ristrette mura dell’accademia. Ma per immergersi in un ambiente franco e genuino, molto differente da quello da cui proveniva. Lì i compagni di corso si erano divisi in due categorie; chi la scherniva per il sangue pellerossa che le scorreva nelle vene, e chi invece l’ammirava per la sua capacità di comunicare con il popolo a cui era legata. Entrambe le categorie le avevano affibbiato il soprannome di “Lakota”. Le piaceva arrivare di soppiatto alle spalle del giovane indiano, per mettere alla prova le sue capacità. “Cuore Puro” riusciva ad avvertire la presenza del suo cavallo già a diversa distanza dal confine della riserva. Una capacità ereditata dagli antenati della sua tribù e perfezionata sempre per merito del saggio “Occhio del Domani”. Era stato lui stesso a suggerire il nome indiano “Fiore a Cavallo”, accettato poi con consapevole divertimento dal resto della riserva.
«Ti fermerai molto tempo qui da noi, oggi?» le chiese con una punta di speranza nel tono della voce, pulendosi le mani con uno straccio prelevato dalla tasca dei pantaloni e flettendo i muscoli del petto bruciati dai raggi del sole. La corporatura adolescenziale non ancora pienamente sviluppata era percorsa da un fascio di nervi saldi che promettevano un adulto forte e pieno di energia.
«Il tempo necessario a parlare con l’uomo della medicina. Come sai è stato lui a chiedermi di venire prima del giorno prestabilito» gli rispose sistemandosi la treccia scura dei capelli che pendeva in una linea verticale sino alle scapole. La ragazza aveva dei lineamenti graziosi e lineari, mescolava dentro di sè la caratteristica fisionomia del padre americano e i tratti esotici della madre sioux. Senza riuscire ad appartenere decisamente all’una o all’altra parte. Ma sfoggiando sulla pelle un curioso e affascinante miscuglio di entrambe le razze. Si accorse di indugiare troppo a lungo con la mano tra i capelli e sperò di non lasciar trapelare la propria ansia. Così si affrettò a salutare il giovane, ma cercando di mantenere una giusta cordialità, e diresse il cavallo verso l’interno. Non poteva negarlo a se stessa; il nervosismo minacciava di crescere a ogni metro che la separava dalla pittoresca tenda de l’uomo della medicina. L’aveva chiamata lui, si. Sebbene il motivo rischiasse di gelarle ancora il sangue. Del resto come poteva credere che quell’uomo le avrebbe permesso di parlare con il padre defunto da oltre due anni?

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2012. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Jessica Alba” sconosciuto.

72 risposte a “Lakota • parte1di14

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    “Uomo di medicina” o “donna di medicina” sono termini inglesi usati per descrivere guaritori tradizionali e leader spirituali dei nativi nordamericani e di altri popoli indigeni o aborigeni.
    (Wikipedia)

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    La funzione principale di questi “anziani di medicina” (che non sono necessariamente sempre di sesso maschile) è di assicurare l’aiuto del mondo degli spiriti, incluso quello del Grande Spirito (Wakan Tanka nel linguaggio dei Lakota, appartenenti al gruppo Sioux), a beneficio dell’intera comunità.
    (Wikipedia)

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    Talora l’aiuto cercato può riguardare la cura di malattie fisiche, talvolta quella di malattie psichiche, altre volte ancora l’obiettivo è quello di promuovere l’armonia tra gruppi umani o tra umani e natura.
    (Wikipedia)

  4. Amo la natura e la vita all’ aria aperta. I nativi americani ci hanno insegnato come vivere davvero bene e in armonia con Madre Natura. Lakota promette “scimtille”
    Un saluto pomeridiano
    Gina

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    Così, il termine “uomo/donna di medicina” non è del tutto appropriato ma semplifica enormemente e distorce anche la rappresentazione della gente, il cui ruolo nella società è complementare a quello del capo.
    (Wikipedia)

  6. Comincia una nuova avventura di sentimenti, ricordi, ricerche sul filo delle emozioni… Adoro il tuo stile, la tua capacità di narrare e di far sentire il lettore parte della storia. Bravo compagno di compleanno.

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    Per essere riconosciuto come persona che adempie questa funzione di collegamento tra il mondo naturale e quello spirituale a beneficio della comunità, un individuo deve essere convalidato nel suo ruolo dal parere di quella comunità.
    (Wikipedia)

  8. Lakota, per ora, assomiglia a Bonacatu (nome casuale), e lo scenario che le costruisci attorno rimanda echi delle valli di Barbagia. Per questi (ed altri) motivi la nascita del tuo nuovo personaggio trova già posto nel mio immaginario e nel relativo apprezzamento. Si, amico mio, sai entrare nei personaggi anche perchè essi stessi ti abitano.
    Prosegui inarrestabile.

    • @confessiogoliae

      Ebbene si, mi hai scoperto. Ho un certo affollamento, dentro la mia testa. Non sempre è cosa buona. Tranne quando, effettivamente, riesco a farli uscire tirandone fuori qualcosa di leggibile.
      Ti ringrazio per apprezzamento ed appoggio. Davvero.
      Un caro saluto.

  9. “Cuore Puro” un nome che fa innamorare a prescindere.
    L’uomo della medicina, un personaggio magico, che sa guarire naturalmente i mali più misteriosi…lettura gradevole come sempre, descrivi i personaggi e situazioni cesellando.
    buona domenica sera*__+

    • @luisa

      Per essere sincero credo che, una volta mostrato il suo volto, ovvero nella prossima appendice, sulla parte 2, ci sarà qualcosa di più del solo nome per far innamorare.
      L’uomo della medicina, invece, da sempre abita il mio immaginario. Seppure in diverse forme. Mi sembrava giusto dare una dignitosa comparsata anche a lui.
      Un sorriso per un felice inizio di settimana.
      ^___^

    • @margherita

      Quindi buoni profumi. Ma, attenzione; i profumi non sono sempre buoni per tutti. Anzi. Ci sarà un personaggio che…
      non aggiungo altro.
      😎
      Un sorriso per una serena notte a te.
      ^____^

  10. La Natura ha molto da insegnare a tutti ed il popolo dei Nativi è uno di quelli che ancora, malgrado lo sterminio e la riduzione a vivere in un ghetto, ha piena coscienza delle proprie radici e di quanto sia importante il dialogo con la natura e con gli spiriti del passato.

    Spero, ma ne sono certa, che questa nuova serie saprà affascinare e coinvolgere tutti noi come del resto sanno far bene i tuoi racconti!
    Un abbraccio grande
    Joh

    • @ste

      Grazie per la fiducia a priori. Ma ogni nuova storia è un po’ una scommessa. Certe volte si punta molto su un prodotto che non ottiene, invece, i consensi di chi legge. Altre volte avviene l’esatto contrario.
      Tipico. Quando si utilizza immaginazione e fantasia, i risultati sono sempre un punto interrogativo.
      Un sorriso a te per la serata.
      ^____^

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    In alcune culture, la gente non discute mai di simili argomenti coi nativi di altre tribù. In numerose tribù, inoltre, gli anziani sciamani non si aspettano si faccia loro pubblicità in alcun modo.
    (Wikipedia)

  12. Accanita lettrice di Tex Willer( l’ho scritto anche nella mia presentazione), adoro le storie dei nativi americani..
    Attendo col fiato sospeso !
    Buona settimana 🙂

    • @12franca

      Tex Willer era la lettura preferita di mio padre. Impossibile sarebbe non considerarlo. Non bisogna scordare però che la mia storia si svolge ai giorni nostri. Dove la condizione degli indiani d’America è ben differente rispetto a quella dei fumetti del mitico Tex.
      Un sorriso a te per la serata.
      ^___^

  13. ottimo incipit, cattura subito, e conoscendo il tuo stile so che non mancherai di sorprendermi, non lesinare con la comparsata adoro gli uomini di medicina, sciamani, stregoni, e simili…e anch’io come Stefano ho certe antenne particolari…
    ciao Key, a presto

    • @frantzisca

      Grazie per l’apprezzamento di questa fase iniziale. Si; credo che la storia prenderà binari non particolarmente prevedibili. Ma questo si scoprirà soltanto capitolo dopo capitolo. Con una fase finale, anche se è troppo presto per anticiparla, che lascerà, voglio sperare, un certo segno.
      L’uomo della medicina avrà il suo ruolo. Per certi versi anche molto importante. Questo è sicuro.
      Un sorriso a te per la serata.
      ^_____^

  14. Image Hosted by ImageShack.us

    Per nativi americani (chiamati anche in modo più o meno consono Indiani d’America, Pellerossa, Amerindi, Amerindiani, Prime Nazioni, Aborigeni americani, Indios) si intendono tutti i popoli indigeni che vivevano in America del Nord, America centrale e America del Sud prima della colonizzazione degli europei.
    (Wikipedia)

  15. Image Hosted by ImageShack.us

    L’uso del termine Indian, risale alle prime fasi dell’esplorazione del sub-continente nordamericano. Si giustificava col fatto che Cristoforo Colombo, col suo viaggio transoceanico, intendeva trovare una rotta alternativa per giungere sulle coste del subcontinente indiano, sì da far chiamare Indie occidentali le nuove terre scoperte.
    (Wikipedia)

    • @Paugirl02

      Ho la memoria di un cammello seduto sopra un elefante rosa, io!
      Ssssteeelliiiiinaaaaaaaaaaaaaaa!!!!
      Che fine hai fatto?!?
      dove è il tuo blog? ti sei diplomata? laureata? sposata? hai prolificato?
      Smuackkkkkkkkkkkkk
      🙂

  16. che cattura la tua scrittura..forse e’il tuo modo da scrivere o meglio il tuo modo esprime le scene se fosse vive e presente …ti ringrazio per i sentimenti che mi lasci ogni volta che ti leggo..ogni nuova avventura …e ti aspetto con l ansia che ti merita…ti abbraccio

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    L’espressione pellerossa, utilizzata, spesso in senso semanticamente negativo, per riferirsi alle popolazioni indigene nordamericane, è oggi considerata non politicamente corretta, in quanto fa riferimento al colore della pelle dei nativi di quell’area del continente.
    (Wikipedia)

  18. Ho potuto vedere le riserve degli indiani: terre sconfinate, vergini, con agglomerati di case prefabbricate donate dal governo americano. Eppure tante ancora le capanne e la voglia di vivere conservando una cultura “diversa”.
    Questo per dirti che sono già legata a questo racconto e poi, credo nella loro “magia”, quindi si, parlerà con suo padre…

    • @Rosy

      I nativi americani conservano, forse i soli al mondo oggi, insieme agli indigeni del Sud America, i valori di rispetto e amore verso la terra. Ma, proprio per questo, vengono considerati, dalla nostra cosiddetta civiltà; “selvaggi”.
      Come ho scritto, il discorso sarebbe lungo e nemmeno in un tomo-romanzo di 1000 pagine si potrebbe sperare di affrontare la tematica in modo accettabile.
      Tuttavia confido che “Lakota” abbia diverse frecce al suo arco e, di sicuro, una certa dose di magia non mancherà affatto.
      😉

  19. Post tutto da seguire sino alla fine che mi auguro avrà come obiettivo finale, la pubblicazione in un nuovo libro per chi segue gli autori-scrittori on-line.
    Pertanto alle prossime puntate per eventuali commenti.

    Mi preme chiarire la prolungata assenza dal blog non solo per la prolungata vacanza, ma a causa della chiavetta internet, che mi ha sistematicamente negato l’accesso per un segnale impercettibile.

    Tanti auguri per questo nuovo lavoro, che non mancherò di procurarmi appena verrà messo in vendita come “Fiori nella neve”.
    Buon lavoro.

    • @taoista

      Bentornato. Mi spiace molto per la tua prolungata assenza.
      Spero tu sia riuscito a risolvere le problematiche tecniche in maniera definitiva; si tratta di autentiche seccature che non dovremmo neppure affrontare, considerate le promesse offerte da gestori, purtroppo, solo furbi illusionisti alla resa dei conti.
      Ti ringrazio per l’attesa verso il mio prossimo libro, “Lakota” però non diventerà un romanzo pubblicato su carta.
      Perlomeno non lo ho al momento previsto.
      Tuttavia, un nuovo lavoro è in fase di costruzione per il prossimo romanzo cartaceo. Ma non ci sono ancora date sicure per la sua uscita.
      Naturalmente ne riparlerò diffusamente nel prossimo futuro.
      Un caro saluto a te.

    • Al tuo nuovo lavoro ci avevo pensato anch’io ma non avevo il coraggio di chiedertelo, perchè poi mi rispondi con un “ma non so….non saprei….si vedrà….forse che sì forse che no….considerando il fatto che……fermo restando che……” ma siccome te lo chiede Taoista mi associo. 😛

    • @suzieq11

      Ovvio che tendo a far trapelare il meno possibile!
      Già si fa una fatica boia a promuovere un libro (stendo un velo pietoso sui motivi triti e ritriti su cui ho scritto ormai a fiumi, pure di recente, e non ho voglia riscriverli per l’ennesima volta… per ora), pensa a che fatica boia si fa per promuoverne due; come minimo doppia.
      E tu vorresti che io facessi fatica boia tripla per promuoverne un terzo… manco arrivato ancora sulla carta?
      sono paxx… mica rimba!
      😎

  20. Image Hosted by ImageShack.us

    Tuttavia l’origine del nome può anche essere derivato dall’abitudine dei guerrieri di alcune tribù a tingersi la pelle di rosso durante le battaglie (ed in effetti la loro carnagione è oliva).
    (Wikipedia)

  21. ahahah!!!!
    Ho lasciato i blog da quando non ho scritto più sul mio! Sono all’università, a Roma. Sono felicemente fidanzata con un uomo stupendo *__*
    Non ho proliferato ;P
    e tu???? vedo che a te le cose vanno bene con i racconti!!! io ero rimasta solo al primo O.o
    e il resto come va????

    • @Paugirl02

      Avanti, avanti… riapriti un blog; che aspetti?
      😎
      Il primo libro è stato seguito da un secondo, il secondo sarà seguito da un terzo, un terzo sarà seguito da un quarto, un quarto sarà seguito da un quinto ecc. ecc. ho intenzione di pubblicare almeno fino ai 115 anni, poi farò una breve vacanza tra le mummie egizie, e intorno ai 135 anni riprenderò per almeno altri 70 od 80 anni.
      Dai, su, prenditi Fiori nella Neve, e poi Al & Bo – la costola di Adama, puoi persino farci delle tesi universitarie! e poi dì che non ti penso! tzè!
      :mrgreen:

  22. la descrizione iniziale delle immagini è stupenda!
    la storia inoltre m’intriga molto anche perchè ti confido che da circa un anno frequento un navajos, è una persona eccezionale e la sua cultare mi affascina tantissimo:)
    ansiosa, ma paziente, attendo di leggere il seguito;)
    ti auguro una felice serata, scrittore mio preferito ^_________^

    • @giuli1

      Non mancare di salutarmi il tuo amico navajo!
      da quale luogo è esattamente originario?
      Ti ringrazio per l’apprezzamento di questo inizio racconto e spero che anche il seguito, che non a torto richiederà un po’ di pazienza snodandosi per tutto l’autunno, possa essere sempre di tuo gradimento.
      Un sorriso per una felice giornata a te.
      ^_____^

  23. Image Hosted by ImageShack.us

    Le varie etnie, genericamente denominate indiani d’America, Pellerossa, Amerindi, Amerindiani, Prime Nazioni, Aborigeni americani, Indios, popolanti il sud e nord del continente, vennero soppiantate quasi ovunque dagli europei, e dai discendenti delle popolazioni forzatamente prelevate dall’Africa tra il 1500 e i primi anni del 1900.
    (Wikipedia)

  24. Image Hosted by ImageShack.us

    La regione artica (coste dell’Alaska e Canada settentrionale) è, per motivi climatici, un territorio scarsamente popolato, in cui l’agricoltura è praticamente impossibile: qui le popolazioni vivevano cacciando foche, caribù e, in alcune zone, balene.
    (Wikipedia)

  25. Image Hosted by ImageShack.us

    Durante l’estate abitavano in tende e in inverno in capanne costruite con blocchi di ghiaccio o blocchi di terra ricoperti di pelli. Anche ai nostri giorni i gruppi presenti hanno scarsi rapporti con altre popolazioni e sono molto legati alle loro tradizioni.
    (Wikipedia)

  26. Mi piace “Lakota”, mi piace il genere perchè i pellerossa mi hanno sempre affascinato per la loro storia. Mi piace come scrivi. Complimenti e passo alla puntata successiva. 🙂

  27. Ed eccomi alla prima parte, il tutto si prospetta veramente interessante, anche perché hai sapientemente fermato questa parte lasciando il lettore con la curiosità di sapere perché l’incontro con L’uomo della Medicina metteva Lakota in ansia. Los stile di scrittura è scorrevole e questo significa moltissimo, così chi legge non rischia di annoiarsi, ma giustamente non mancano i particolari che arricchiscono il racconto con un tocco di suspance

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