Lakota • parte12di14

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Galoppò con frenesia selvaggia mentre la luna baciava, in una sorta di indecenza naturale, il torso nudo piegato contro la criniera del cavallo. La sua gola lanciava le grida tipiche dei pellerossa sul sentiero di guerra. Sarebbe stato un credibile protagonista ai tempi in cui le pianure pullulavano di nativi americani impegnati nella caccia. Nel ventunesimo secolo però, “Cuore Puro” spronava disarmato il suo purosangue. Privo di arco e frecce, di scuri o di qualsiasi altra arma bianca. Il suo doveva essere un numero dedicato alla festa della riserva, dove avrebbe figurato con estrema efficacia. I colori della guerra, dipinti sul corpo e sul volto fiero, donavano un tocco particolarmente realistico e teatrale alla sua corsa. Lakota, ormai in ginocchio, con una chiazza cremisi sempre più ampia all’altezza del fianco sinistro, si rendeva conto di quanto stava accadendo intorno con dolorosa difficoltà. Un attimo prima, l’assassino la ghermiva con il filo della sua lama mortale, invitandola ad una danza macabra che si sarebbe conclusa con l’affondo definitivo. Il giovane pellerossa aveva spinto il cavallo tra i due cogliendo di sorpresa entrambi e ora girava in circolo a pochi metri da loro, creando quanto più baccano possibile. Per quasi un minuto il suo improvvisato piano funzionò; Silenzio appariva disorientato, incapace di affrontare una situazione del tutto impensabile. Ma, a differenza della ragazza che combattava contro i suoi conflitti interiori e i sentimenti esplosi con repentina violenza, del temerario indiano che rendeva giustizia al soprannome conquistato e agiva con forzata precipitosità, lui rimaneva un freddo e spietato esecutore capace di cogliere le benchè minime aperture. “Cuore Puro” emise un urlo più soffocato dei precedenti e inarcò la schiena perdendo la presa sulle briglie della sua cavalcatura. Quindi scivolò con un tonfo sordo a terra. Un fascio di luna, ancora una volta senza riguardo, luccicò contro l’argento dello stiletto conficcato nel suo dorso. Dopo averne scagliato il primo con la rapidità del lampo, Silenzio ne fece magicamente comparire un secondo che, stretto dentro il suo pugno destro, si preparò a calare sul corpo inerme del pellerossa. Lakota non si sentiva più le gambe; le energie stavano rapidamente lasciandola. Il petto si alzava e abbassava con un ritmo forsennato e il cuore minacciava di esploderle. Con uno sforzo tolse la mano sinistra con cui stava cercando di comprimere la ferita e la fuoriuscita del sangue, la portò al calcio della pistola, opposta alla destra, cercando di far tremare la canna il meno possibile. Poi, con gli occhi velati dal male, strinse l’indice contro il grilletto. L’arma vibrò e partì il colpo. Il rumore dello sparo congelò la giovane notte, sottraendo le promesse di piacere e di libagioni. Illuminando il buio, per un momento, con la stessa ferocia appartenente alle folgori degli dei. Poi non si mosse più nulla e anche l’oscurità scelse di non dire altro.

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2012. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “An Apache Indian on horseback” Joni Vachon.

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64 risposte a “Lakota • parte12di14

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  2. ed il gelo entra anche nella grafica della tua pagina attraversata da fiocchi di neve.
    Spero che il sole riesca a riscaldare la notte dei protagonisti di questo episodio…
    A presto ed un abbraccio
    Joh

    • @ste

      Per la verità la scelta è stata di WordPress, che ha ripristinato un plugin molto simpatico (effetto fiocchi di neve), a mia gradita sorpresa.
      Direi comunque che fa un ottimo pendant e ben si amalgama all’atmosfera della storia. Un delizioso sfondo immagine animato per l’apache al galoppo (non scordiamo che siamo pure in Canada).
      Un sorriso per una lieta serata a te.
      ^____^

    • @mairitombako

      Scrittore “vero” non penso. Non nel mio immaginario, almeno. Sarebbe bello, ma è una parola usata spesso a sproposito per identificare chiunque scrivacchi qualcosa. A mio parere, lo “scrittore” è quello che ci campa con la scrittura. O, almeno, ne trae un guadagno significativo.
      Io mi ritengo autore. Sembra più impegnativo (e lo è), ma in realtà ti permette di spaziare di più con tutti gli aspetti necessari a un indipendente. Che non si fermano solo alla scrittura.
      Insomma; una fatica tripla.
      🙂

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    Il principale elemento di trasformazione fu rappresentato dal cavallo. Originario dell’America, questo animale scomparve in epoca preistorica, spostandosi nelle terre del Vecchio Mondo.
    (farwest.it)

  4. Bellissimo, amo la determinazione di Cuore Puro che prende tutti alla sprovvista ma è solo un attimo… ancora attesa per sapere ed assaporare ogni nuova, imprevedibile situazione. Bravo compagno di compleanno.

    • @Stefy71

      Mi fa piacere che sia tu la prima a porre l’accento su Cuore Puro, compagna di compleanno. Il suo ruolo rappresenta un piccolo colpo di scena nell’economia della storia. E, credo, nessuno si poteva attendere il suo intervento, casuale ma decisivo.
      Un sorriso per una felice serata a te.
      ^____^

    • @quellochenonhodetto

      È un personaggio che non si può definire protagonista della storia al pari di Lakota e Sakima. Ma di sicuro ha il suo peso.
      Un sorriso a te per la serena notte.
      ^____^

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    Probabilmente, i grandi branchi di cavalli selvaggi che nel giro di poco tempo popolarono le pianure, ebbero origine dai pochi esemplari scappati agli Spagnoli. In circa 250 anni tutte le popolazioni indiane vennero a contatto con la razza equina.
    (farwest.it)

    • @Saray

      Beh coraggio; ormai l’attesa per la conclusione della storia è quasi premiata. Mancano soltanto i due capitoli finali. E, salvo contrattempi, arriveranno ben prima di natale.
      😉
      Un sorriso per una serena notte a te.
      ^____^

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    Da sedentari quali erano, iniziarono a spostarsi con maggior frequenza. Al cavallo fu attaccato il travois, un traino privo di ruote (i Nativi non conoscevano la ruota), composto da due stanghe, fissate sui fianchi dell’animale, e un piano su cui si sistemava tutto ciò che era da trasportare, cioè il minimo indispensabile, che era poi l’intero corredo della famiglia.
    (farwest.it)

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    Tra i vari cambiamenti portati dal nuovo stile di vita, mutò anche il modo di fare la guerra tra le varie tribù.
    Si tenga presente che lo stato naturale delle famiglie indiane era quello belligerante. Fare la guerra era un mezzo per acquistare onore e prestigio in seno alla tribù. Venivano compiuti veloci raid, il cui scopo era quello di procurarsi il maggior numero di cavalli possibile.
    (farwest.it)

  8. Intreccio di situazioni poche chiare alla luce di un fascio di luna.
    Ed il mistero ancora ci coinvolge… come vuole chi di mano ha scritto.
    Buona domenica

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    Infatti sul possesso di questi animali si basava la ricchezza di un individuo, e il furto di cavalli era una delle azioni più valorose che un guerriero potesse compiere.
    Poco alla volta l’Indiano si trasformò in un esperto cavallerizzo ma soprattutto in un ottimo cacciatore.
    (farwest.it)

  10. Ci sono tanti scrittori ispirati e bravi che si muovono nei labirinti dell’editoria e della pubblicità interessata. Ho letto che la tua fatica è tripla e comprendo benissimo ciò che intendi dire, un giusto riconoscimento sarebbe un atto dovuto a chi scrive in un modo stupendo come te, I tuoi racconti sempre molto originali, la stesura molto fluida e piacevole. Anch’io sono in quella fase in cui quasi ci si chiede quanto importante sia la nostra visibilità, essa credo significhi il senso del nostro lavoro: Sicuramente si aspira ad un guadagno ed in questo caso il percorso diventa piuttosto lungo ed elaborato.
    Sono convinta che prima o dopo un vasto pubblico incontrerà con vero piacere le tue storie, una più bella dell’altra, e sarà un incontro importante come lo è stato per tutti quelli che hanno avuto il modo di conoscere uno scrittore di qualità come te.
    Una buona domenica
    quando ti leggo rimango sempre colpita da quello che esprimi e da come lo sai esprimere. come sai raccontare. Complimenti

    • @alessandra

      Ci sono periodi, come capita a tutti, quando entro in rete che mi verrebbe voglia di chiudere.
      O almeno chiudere questo spazio che molta fatica e impegno costa. Perchè anche io, come altri, lo coltivo con il tempo contato e risicato al minimo. Eppure mi sforzo di dedicare due parole agli amici che mi seguono. Come sto facendo, ininterrottamente, dal 2006.
      Giro, uno per uno, tra i vari blog e leggo di problemi del quotidiano, di disperazioni, di felicità, di piccole gioie, di piccoli dolori.
      Sempre con ammirazione verso chi riesce a esternare i propri sentimenti.
      E sempre offrendo il minimo (ma sentito) sostegno di poche parole.
      Capita però che le cose cambino.
      Non per me. Ma per gli altri; con l’avvento di facebook, è di moda, cliccare un diplomatico “mi piace”.
      Per togliersi l’incombenza di scrivere le famigerate due parole.
      Con un asettico e quadrato, o rettangolare, pulsante.
      La rete sta riuscendo, come tra i rapporti con le persone nel mondo esterno, a togliere il piacere di scambiare le opinioni, le idee, le critiche, gli apprezzamenti.
      Basta cliccare, in fondo, un “entusiastico” mi piace.
      Nulla in contrario a vederlo cliccato. Purchè sia accompagnato da qualche lettera digitata sulla tastiera.
      Per assurdo, il “mi piace” sta superando persino la gratificazione di un commento; mi è capitato di vedere alcune “nuove leve” disseminarli in numerosi blog. Senza scrivere una parola che sia una. E ricevendo invece, in cambio, piccoli gioielli di commento. Proprio per la “meravigliosa” sensazione che un “mi piace”, evidentemente, conferisce a chi lo riceve.
      Vedo questo. Vedo altro. Vedo il desiderio di scrivere scemare inesorabile. A favore dei furbetti dell’ultima ora.
      Poi capita che entro qui e leggo commenti come il tuo.
      Non tanto per l’apprezzamento, profondo, che esprimono.
      Ma per la franchezza con cui descrivono un pensiero sentito.
      Così torno sui miei passi.
      E provo ad andare avanti.
      Almeno un altro poco.
      Un abbraccio.

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    Mentre prima dell’avvento del cavallo la caccia non era il principale mezzo di sostentamento per i Nativi, essendo questi principalmente agricoltori, in seguito l’arte venatoria divenne talmente importante da condizionare l’intera esistenza del gruppo. La vittima preferita era il bisonte, il «buffalo» americano (spesso tradotto erroneamente in italiano col termine bufalo).
    (farwest.it)

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    Del bisonte si utilizzava tutto: la carne veniva o consumata subito (specie i bocconi prelibati, quali la lingua e il fegato, che spettavano a colui che aveva ucciso l’animale o agli anziani o alle donne incinte) oppure, tagliata in strisce, veniva fatta essiccare al sole, quindi polverizzata e conservata in sacchetti di pelle per essere consumata durante l’inverno.
    (farwest.it)

  13. Più che scontato che tu finisca il capitolo in sospeso, come una bilancia i cui piatti pendono ora da una parte (sarà morta lei), ora dall’altra (sarà morto lui). Sennò che gusto c’è?
    Ti dirò un’altra cosa. Battute finali impeccabili che valgono da sole tutto il post. Sei come il vino, invecchiando migliori.
    Bravo !

    • @suzieq11

      Sorbole, peccato che io sono astemio. Altrimenti, un mezzo bicchiere di me, me lo berrei volentieri.
      🙂
      Io mi domando cosa scriverai in occasione dell’ultimo capitolo…
      😎

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    Con l’aggiunta di grasso e di frutta selvatica diveniva pemmicam, una sorta di brodo molto saporito. Le parti non commestibili della carcassa – pelle, ossa, tendini, coma e zoccoli – servivano per fabbricare utensili, per confezionare i vestiti e le coperture delle tende.
    (farwest.it)

    • @sentimental

      Lieto che il capitolo riscontri il tuo gusto.
      Per quanto mi riguarda è anche uno dei miei preferiti.
      Insieme al terzo e all’ultimo.
      Un sorriso per la tua serata.
      ^___^

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    La pelle veniva conciata dalle donne, resa morbida e trasformata in abiti, mocassini e borse, cuciti con fili di tendini o di crine per mezzo di aghi di osso; resa impermeabile costituiva il rivestimento della tenda conica, il tepee. Con le ossa, le coma e gli zoccoli si producevano coltelli, punte di freccia, cucchiai, ciotole.
    (farwest.it)

  16. straordinario! e di grande effetto!! episodi narrati e descritti in maniera sublime ci regalano un’immagine nitida degli avvenimenti; con immensa maestrìa e disarmante chiarezza vengono descritti i sentimenti profondi dei protagonisti suscitando intense emozioni:)
    è un racconto molto bello, scrittore mio preferito, ed io mi sento notevolmente coinvolta in questa atmosfera indiana;) non amo prendere l’aereo, ma c’è chi cerca di convicermi a seguirlo per conoscere la riserva indiana della Navajo Nation, uno spettacolo di natura unico al mondo, così dicono!!
    ti ringrazio per la piacevole lettura e tornerò presto per leggere il gran finale, per ora fantastico sulle possibili conclusioni!!!
    un caro abbraccio augurandoti la buona serata e perdona la mia assenza, ma davvero mi sono incastrata in molti impegni:)
    ^_________^ grazie!

    • @giuli1

      Ti ringrazio per il gran apprezzamento che fai al mio serial e alla mia scrittura; sempre troppo buona.
      Spero anche il finale, ormai imminente, stimoli il tuo gradimento come il resto dei capitoli letti.
      Potendo, salirei anche io su quell’aereo per conoscere da vicino quel che rimane di quell’indimenticabile popolo rosso.
      Un sorriso per una felice serata a te.
      ^____^

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    Per affrontare la mandria, gli Indiani si dividevano in gruppi di notevoli dimensioni, la cui guida era affidata ai cosiddetti soldier, componenti di clan particolari, notevolmente abili e validi, che avevano funzione di polizia.
    (farwest.it)

  18. Intanto ho già provveduto a lasciare due righe nel 13 di 14. Per il gran finale mi sto preparando psicologicamente e anche fisicamente con esercizi yoga che, favorendo la meditazione, predispongono ad una serena analisi seguita da un corretto e spassionato giudizio. Ti è piaciuto il mio pomposo modo di esporre le cose? Il fatto è che domani sera dovrò fare un discorso durante una riunione di lavoro e allora faccio le prove. Ma bando alle ciance.
    Riguardo a Cuore Puro vorrei dire che se è stato messo lì, anche se non in prima fila, una ragione ci deve pur essere.
    E poi due parole sul commento di Alessandra e sulla tua risposta. Condivido tutto quello che dici a proposito del fatto che bisogna lottare e sudare . E i sacrifici sono tanti. Ti confesso che da un pò di tempo a volte anch’io vorrei chiudere, Vuoi perchè non mi vengono idee, tu lo sai, mica sempre si può avere la dritta giusta. E poi mi manca proprio il tempo!
    A volte non scrivo neppure i commenti perchè piuttosto che clikkare il “mi piace” o scrivere i saluti preferisco niente, Ma poi trovo un commento che mi tocca e allora vado avanti. E sottolineo che io non sono una scrittrice, io faccio solo degli scarabocchi forse divertenti ma che lasciano il tempo che trovano, quindi potrei anche chiudere tranquillamente che nessuno sentirebbe la mia mancanza.
    Ma tu sei davvero bravo e meriti di salire sempre più in alto. E quando vedo che c’è chi ti apprezza sono contenta per te.
    Riguardo al commento riservato all’ultimo capitolo sono indecisa: se infatti opto per un commento brillante mi faccio aiutare da Gigi Proietti e sono a posto. Ma se decido per una cosa classica, che faccio? Vittorio Gassman e Carmelo Bene sono defunti e al momento non saprei…..
    Ti farò sapere. Un abbraccio.

    p.s. al limite potrebbe andare bene Alvaro Vitali? Il Pierino per intenderci.

    • @suzieq11

      Mi auguro che il tuo discorso sia andato nel migliore dei modi.
      😉
      Io direi, comunque, che la presenza di Cuore Puro in questo capitolo, a prescindere dal “prima” e dal “dopo”, sia già una elemento importante e di un certo effetto.
      Per quanto riguarda il proseguire o meno, come per tutte le cose, anche questa avrà una sua conclusione. È inevitabile.
      Negli ultimi tempi mi è davvero molto difficile sostenere l’impegno di questo blog.
      Ciò non significa che la mia attività in rete svanirà. Ma potrebbe prendere altre direzioni. Magari meno pesanti da seguire.
      Sono soltanto ipotesi. E non ho deciso nulla. Per adesso si va avanti, senza però garanzie illimitate. Fino a che riuscirò a coltivare questo spazio e le relative visite agli altri spazi.
      Per il commento finale alla serie, sono certo, saprai tirar fuori, come sempre, qualcosa di tuo. Senza scomodare attori o comici. Se però al posto di Alvaro Vitali mi metti una Gloria Guida, non dico di no.
      :mrgreen:

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    Nonostante le grandi possibilità date dal cavallo e dalle armi da fuoco, gli Indiani uccidevano solo il numero di bestie necessario per il loro sostentamento; miravano agli animali adulti, con preferenza ai maschi; tentavano, in sintesi, di mantenere un equilibrio naturale che permettesse il continuo rigenerarsi delle mandrie che attraversavano stagionalmente le praterie e che essi costantemente seguivano.
    (farwest.it)

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