Essere un indiano americano oggi

deep_incontro

Andrebbe già precisato che il termine “indiani”, per definire i nativi d’America, non è del tutto corretto. Il termine è stato coniato dal nostro Cristoforo Colombo in quanto, una volta sbarcato, ha creduto d’essere giunto in Asia e di trovarsi davanti degli asiatici. I nativi sono sì giunti in America partendo dall’Asia e attraversando lo stretto di Bering, ma ne sono solo discendenti.
Secondo alcuni censimenti degli anni ottanta ci sono negli Stati Uniti circa due milioni di indiani. Il loro tenore di vita non è del tutto differente, facendo le dovute proporzioni, a quello dei cosiddetti “bianchi civilizzati”. Anche tra loro possiamo infatti trovare delle situazioni di povertà molto forti ed estese, ma anche delle situazioni, ovviamente in numero di gran lunga minore, di estrema ricchezza – grazie allo sfruttamento di risorse naturali della terra come il petrolio. Sono anche numerosi gli indiani – e in crescita – che si sono integrati nella società dei bianchi; nel solo Canada (terra natia del celebre attore Graham Greene) ne vivono almeno trecentomila. Il problema più grosso lo vive chi decide di rimanere nelle riserve per cercare di recuperare una piena autosufficienza proprio con l’aiuto del governo americano. I nativi americani nelle riserve sono, giustamente e per fortuna, ancora orgogliosi di mantenere le proprie tradizioni e la propria immensa cultura. Riconoscono anche di dover migliorare i propri standard di vita dal punto di vista della educazione, dei servizi sanitari, della formazione e dello sviluppo. Le riserve oggi sono circa trecento unità e molte di esse sono abitate da singole tribù e in numero minore sono persino affittate a non indiani. L’arte indiana è diffusa con grande impegno e riscontro grazie ai mercati delle arti e dei mestieri. Riscuote notevole successo nei turisti e nei semplici appassionati di cultura e tradizioni. Purtroppo la vita nelle riserve è molto più complicata e sofferta di quanto in realtà dovrebbe essere. Un anziano capo spirituale lakota – conduce cerimonie negli Usa, in Corea e in Giappone – che vive nella riserva di Pine Ridge, di recente è passato per il Piemonte e ha detto: «Il governo americano si era impegnato a darci sufficienti mezzi essenziali per vivere: cibo, educazione, sanità, attrezzature agricole per lavorare la terra.
Ma dopo circa cento anni le cifre stanziate sono rimaste le stesse. Per esempio: se uno vuole riparare le baracche esiste un programma di miglioramento della casa (HIP), ma non ci sono fondi. Allora siamo costretti ad andare nelle città Usa e raccogliere gli avanzi dei ricchi, e sistemare le nostre case.
Nella Riserva non ci sono posti di lavoro, le scuole sono tenute a livelli bassissimi, quasi indecenti, e negli ospedali vengono testati nuovi medicinali all’insaputa della gente. Basta passare il confine e ci troviamo in un altro mondo: un’America da film, circondata da una grottesca abbondanza. Insomma due mondi separati da pochi metri: estrema povertà e grande ricchezza. E’ questa la civiltà dell’Uomo Bianco?»

Autore testi: Keypaxx © Copyright per questo testo dal 2014. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Johnny Deep in The Lone Ranger.” techandle.com

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92 risposte a “Essere un indiano americano oggi


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  2. Conosco la tua passione per questo popolo e le tradizioni, hai scritto un post davvero molto interessante per chi è ignaro di molti particolari. Un buon week end compagno di compleanno.

    • @Stefy71

      Grazie, compagna di compleanno. Una passione che ho cercato di approfondire e condividere negli ultimi anni e negli ultimi tempi. Sono poche le cose veramente note di questo popolo, esclusi forse solo gli eclatanti fatti storici.
      L’augurio per un sereno fine settimana a te.
      ^___^

  3. Verso la fine del XIX secolo l’uomo bianco ebbe un moto di curiosità per gli indiani e così alcuni giornalisti intraprendenti intervistarono guerrieri e capi, dando loro la possibilità di esprimere le loro opinioni su ciò che stava accadendo nel west. La qualità di queste interviste dipendeva dalla bravura degli interpreti o dalla disponibilità degli indiani a parlare liberamente: alcuni temevano rappresaglie dicendo la verità, altri si divertivano a burlarsi dei giornalisti raccontando loro storie incredibili.
    (liceoberchet.it)

    • @mairitombako

      Purtroppo è una risposta che conosciamo tutti e che scontiamo, ogni giorno, sulle nostre teste.
      L’augurio per un solare fine settimana a te.
      ^___^

  4. Fra le più ricche fonti di dichiarazioni di indiani, fatte in prima persona, vi sono i resoconti delle riunioni svoltesi per stipulare trattati e altri incontri formali con rappresentanti civili e militari del governo degli stati uniti.
    (liceoberchet.it)

    • @In The Mood For Love

      I sentimenti sono indotti. Dal volere della civiltà americana che tenta di celare, e sminuire, le colpe di cui si sono resi colpevoli. Ecco perché è importante ricordare il passato e che esiste, comunque, un presente.
      L’augurio per un solare fine settimana a te.
      ^____^

  5. Oggi la povertà, la disperazione e lo squallore di una moderna riserva indiana ci danno la possibilità di capire quale opera di rapina e degradazione sia stata svolta dai bianchi. Agli inizi del 1900, una parte dell’opinione pubblica comincia a rendersi conto delle atrocità commesse contro i nativi, che vengono sempre più spesso condannate nelle pagine dei giornali e nei lavori di vari intellettuali.
    (liceoberchet.it)

  6. E’ molto bello venire a conoscenza di alcune parti della storia di questo popolo, grazie! mi doni un po’ di “cultura” in più 🙂
    Deve essere difficile sì, vivere nelle riserve nel 2014, e penso anche che forse questa scelta di alcuni Indiani, non sia del tutto compresa e rispettata, non ne so molto in realtà, ma non so perchè, me lo immagino… è una scelta coraggiosa e sarebbe affascinate visitare una delle loro riserve… Purtroppo l’estrema povertà e l’estrema ricchezza convivono da sempre, ma un giorno giustizia sarà fatta!! 😉 Per adesso l’unica cosa che possiamo fare è non crearla noi nel nostro piccolo, questa “convivenza” sbagliata e molto molto triste.
    Un carissimo salutone e passa una bellissima domenica,
    Vivy 😀

    • @Vivy

      Non è facile visitare una riserva indiana. Ogni tribù ha le sue peculiarità e alcune di loro non vedono positivamente l’ingresso dell’uomo bianco. Facendo le dovute proporzioni socio-culturali, è come desiderare di entrare in un “ghetto”, da stranieri. Naturalmente, ogni tribù ha una visione differente e, oltre a quelle che consentono l’ingresso all’estraneo, ci sono delle riserve che lo auspicano addirittura; sono il luoghi in cui sorgono i casinò.
      L’augurio per una splendida domenica a te.
      ^____^

    • @Vivy

      Alcune lo sono, accessibili. Dipende dalla tribù della riserva. Dalle regole che si sono imposte e dalla necessità, o meno, di avere contatti con la società bianca.
      L’augurio per una solare giornata a te.
      ^____^

  7. La privatizzazione della terra inoltre, esautora l’autorità del consiglio della tribù: il governo tratta ora con ogni indiano singolarmente, e questo non è più sottoposto alle leggi tribali, ma a quelle nuove e incomprensibili dei bianchi.
    (liceoberchet.it)

  8. Gli Indiani, soprattutto i vecchi e gli adulti, non riescono a rinunciare alla loro identità, che viene costantemente soffocata dalla povertà, dalla mancanza di spazio, dalla repressione di leggi, assolutamente estranee a loro. Fra la popolazione indiana sono molto comuni epidemie dovute alla mancanza di igiene e di cure mediche, alla sottoalimentazione e alla promiscuità.
    (liceoberchet.it)

  9. E pensare che quelle erano le loro terre.
    Un amico carissimo che andò in agosto del 2012 per due settimane da Mary Thunder in Texas mi raccontò dei livelli raffinatissimi di genocidio e distruzione della cultura nativa.
    Mi disse che c’erano alcuni state o contee (è passato un po’ di tempo) nei/nelle quali sono vietati i canti tradizionali rituali.
    Poi i cattivi sono i giappi, i russi, o i crucchi…

    • @UnUomo.InCammino

      Per gli americani di ieri, il metodo migliore per mettere a tacere i nativi era rappresentato dalle armi. La scusa era, generalmente, di salvaguardare la sicurezza dei coloni (anche questi ultimi, vuoi per disperazione, vuoi per interesse, invasori a tutti gli effetti). Oggi l’obiettivo è mettere a tacere la memoria del passato.
      Non bisogna però vedere tutto nero; Barack Obama iniziò nel 2012 a dispensare i primi capitali per risarcire, almeno parzialmente, i nativi. In settembre di questo stesso anno, ha stanziato oltre cinquecento milioni di dollari ai Navajo. Sono gocce, certo, ma almeno possono servire per creare le basi di un futuro migliore.
      Un caro saluto a te.

  10. Nel 1924 tutti i Nativi ottengono la cittadinanza americana, anche se bisognerà aspettare fino al 1948 perché tutti gli stati dell’unione riconoscano il loro diritto al voto. Sarà però la crisi economica del 1929 a far venire qualche dubbio sulla bontà dell’american way of life. Senza comunque mettere in discussione la superiorità della società bianca, si riconoscono l’importanza e l’utilità dell’organizzazione tribale indiana e i soprusi economici subiti dai Nativi. Vengono stanziati fondi a favore delle tribù: queste comperano terre fertili e capi di bestiame e sembrano rifiorire, anche se allo scoppiare della seconda guerra mondiale il tasso di mortalità tra la popolazione indiana è ancora il più alto fra tutte le minoranze e il tasso di alfabetizzazione il più basso.
    (liceoberchet.it)

    • @49mimosa

      La memoria è la radice su cui si poggiano i popoli. Sarebbe impossibile diversamente, perché è il passato a formare la persona che vive oggi.
      L’augurio per una solare giornata a te.
      ^___^

  11. Dopo la seconda guerra mondiale tra i bianchi si diffuse la consapevolezza della natura multiculturale della società americana. Nacque così un nuovo interesse per i vari gruppi etnici del paese alimentato dalle nuove conoscenze scientifiche e antropologiche; anche la cinematografia contribuì a diffondere questa curiosità verso la multiculturalità dei nativi americani. Inoltre le lotte degli Indiani per il riconoscimento dei loro diritti acuirono la sensibilità dei bianchi verso i problemi dei pellerossa.
    (liceoberchet.it)

  12. Dove arriva l’uomo bianco, distrugge. Civiltà?? Naaa, non la chiamerei così, con tutto quello che ha fatto e continua a fare di orribile in questo mondo, a discapito delle persone e di chi non può controbattere!!
    Un caro saluto!! Pat

    • @Patrizia M.

      Più che uomo bianco, questa è la “legge” del più forte. Avviene anche tra gli animali, ma con maggior giudizio, almeno; il leone si ciba della gazzella, senza per questo divorare tutta la stirpe. Il problema è che l’uomo moderno non conosce il senso della misura e usa il progresso conquistato per sradicare quanto incontra lungo il cammino.
      L’augurio per una solare giornata a te.
      ^____^

  13. Negli anni 50 il governo americano fa firmare al congresso un decreto, il Termination Act, con l’intento di tagliare ogni forma di assistenza agli indiani, quindi smantella le tribù, iniziando da quelle che hanno le terre più ricche: gli Indiani ricevono del denaro e sono costretti a lasciare il territorio.
    (liceoberchet.it)

  14. …è amarissimo!
    Queste sono verità che vanno incessantemente ripetute: è l’uomo, la sua storia e la Storia della Terra che viene sfacciatamente violentata sotto gli occhi di tutti con continuo e vergognosooltraggio dei diritti umani!
    Grazie… let’s smile, a hopeful smile!

    • @Cle Reveries

      Una delle figure che si è presa carico di diffondere il verbo del popolo pellerossa, anche tra noi italiani, è Bisonte che Corre. Al secolo Enzo Braschi. Che dal 2000 si è impegnato in un’attività di seminari e conferenze sui popoli nativi. Sono argomenti, quindi, non soltanto relegati a uomini e donne a noi sconosciuti, ma si stanno, per fortuna, espandendo.
      L’augurio per una lieta serata a te.
      ^____^

  15. E pensare che la loro è una splendida civiltà, fondata su una saggia e rispettosa visione del rapporto fra uomo e uomo e fra uomo e natura. Invece di trarre ispirazione, l’uomo bianco ha sempre considerato questo popolo alla luce del proprio egoismo e della meschina ricerca del profitto… il tutto, forse, unito alla sotterranea paura che si prova sempre nei confronti di chi è superiore in intelligenza e sensibilità. Buona settimana carissimo Pax ❤

    • @Donatella

      Purtroppo è proprio l’ignoranza, completa di una grossa dose di cupidigia, ad aver spinto la civiltà bianca al genocidio di quella rossa. Miravano alla terra, per i coloni. Poi, quando hanno scoperto le immense ricchezze naturali del suolo, hanno puntato a depredare anche queste.
      La paura è un sentimento che la civiltà bianca non conosce, poiché considera le altre civiltà, semplicemente, inferiori. Ed è una triste realtà, che ci portiamo addosso come un marchio scomodo.
      L’augurio per una felice serata a te.
      ^_____^

  16. Nel giro di poco tempo i soldi finiscono e non si trova lavoro: è la miseria più nera. Non servono a niente le proteste, le delegazioni inviate a Washington, gli incidenti. Fra il 1954 e il 1960 ben 61 comunità indiane si vedono scacciate dal loro territorio.
    (liceoberchet.it)

    • @ Luisa

      Vero. Molto abbiamo da imparare: è sufficiente avere la predisposizione a farlo. Cosa non facile, quando si mira soltanto al profitto.
      L’augurio per una serena giornata a te.
      ^___^

  17. Il famigerato Bureau of Indian Affaire studia e finanzia un progetto per accelerare l’urbanizzazione dei pellerossa: riceveranno un piccolo aiuto economico che permetterà loro di insediarsi nelle città e vivere per un po’ prima di trovare un lavoro.
    (liceoberchet.it)

  18. Scusa della mia assenza in questi giorni, stavo aspettando alla nuova linea di internet alla fibre ottiche.. torno domani con un nuovo post un abbraccio Rebecca

    torno sicuro a leggermi questo post

    • questo weekend con calma me lo leggo tutto… la mattina presto … cosi ho la mente libera 😉

      per ora funziona bene l’internet… secondo me non c’è nessuna differenza fra alice 20 mega e la fibra ottica a 30 mega 😦

    • @Rebecca Antolini

      Purtroppo i gestori sono solo dei grandissimi promoter pubblicitari: in Italia non esiste differenza tra una rete che ti promettono a 5 o a 30 mega, perché i cavi sono sempre quelli. Lo stesso dicasi per la fibra ottica; la tecnologia, da noi, è tutta da rifare. Più o meno come il sistema idrico, che è lo stesso dai tempi della seconda guerra mondiale.
      😉

    • almeno risparmio adesso un pò… pago di meno di prima ma posso telefonare nel infinito… fin ora ho sempre evitato a telefonare ora posso 😀 chi chiamo?

      in austria stanno faccendo la line a fibre ottiche da per tutto.. poi alla fine viene usato non solo per tel e internet ma anche per la tv dgitale a HD e la energia elettrica.. praticamente tutto da un gestore … ovviamente ognuno poi scelgiere il gestore … credo sono anche dentro due cellulari nel contratto… insomma un’altro pianeta 😀

    • @Rebecca Antolini

      Guarda, non parlarmene. Rischio davvero di implodere.
      Pensa; in certe fasce orarie, tipo questa, mi occorrono anche cinque minuti buoni solo per riuscire ad aprire la pagina dei commenti. In altre fasce orarie, quando lo decide lei, ci mette meno di due secondi.
      Speriamo migliorino presto.
      😉

  19. Malgrado un aumento della popolazione ( da 250.000 unità del 1900 ai quasi 2.000.000 attuali) i pellerossa restano fra tutte le minoranze etniche presenti negli Stati Uniti, quelli con la più bassa speranza di vita alla nascita, il più basso reddito pro capite, il più alto tasso di disoccupazione. L’elevato numero di suicidi e l’abuso di alcolici indicano che se da un lato l’integrazione, tanto auspicata dai bianchi non è riuscita, l’identità umana e culturale dell’indiano è stata comunque messa profondamente in discussione.
    (liceoberchet.it)

  20. Ciao Alberto, ecco non volevo aspettare fino domenica, e cosi ho letto tutto in un fiato.. la storia della realtà e così conosci Mauro Oliviera e un nativo si batte per i diritti della sua gente… ha anche una pagina in Youtube dovresti guardare un po’ le sue cose molto bello la canzone Amerika ecco qui il link https://www.youtube.com/watch?v=FbrcTzawbec mi sono comprato la sua CD musicale “Meye Sol” in America qui ovviamente non si trova alcune canzoni lui ha pubblicato lui nella sua pagina qui https://www.youtube.com/user/gomauro/videos .. pian piano le varie culture etniche vanno distrutto dalla nostra cosi detta civiltà.. il progresso non e da bloccare.. mi auguro che tanti Nativi possano curare le loro usanze e trasmettere ai prossimo futuro.. bel post che fa riflettere sulla storia attuale dei nativi.. ti abbraccio Pif

    • @Rebecca Antolini

      Grazie, interessante quanto segnali e anche il brano è molto bello, con immagini attinenti.
      Non ho ancora scritto nulla sui Navajo – che si autodefiniscono con il termine “Diné” e che sono il popolo pellerossa più numeroso, al momento -, ma mi riprometto di affrontare l’argomento, in un prossimo futuro.
      Anche se, nel mio romanzo Luna senza Inverno, si parla del popolo Hopi, che è vicino di casa dei Navajo; per la precisione, la riserva del “popolo pacifico” è all’interno di quella, molto più grande ed estesa, dei Diné.
      In realtà, un tempo, Hopi e Navajo erano acerrimi nemici; i primi si dedicavano a coltivare la terra, i secondi erano più bellicosi. Con il passare dei secoli, e con l’avvento della civiltà bianca, le cose sono cambiate.
      L’augurio per una serena giornata a te.
      ^____^

    • i Hpoi dovrebbano essere discendenti dei Anasazi … se mi ricordo bene l’america nei tempo della seconda guerra mondeale usavano la lingua degli Navajo come codice segreto… quarda anche il video di gomauro Wind lo trovi nella sua pagina.. mi piace tantissimo… anche se Amerika alla fine mi piace di più… anche a te una serena giornata

    • @Rebecca Antolini

      Certo, il popolo Diné ha dato un’enorme mano alle strategie degli alleati, durante il secondo conflitto mondiale. Venivano chiamati code talker, ed erano quattrocento nativi Navajo che aiutavano la marina con i loro messaggi in codice, per riuscire a eludere le spie nemiche.
      Degli Hopi scrivo diffusamente nel mio romanzo.
      😉
      L’augurio per una lieta serata a te.
      ^___^

    • @Luci@

      È un fascino che colpisce. Forse perché, a causa del progresso imperante, ci siamo resi conto che qualcosa, di importante, ci manca.
      Un sorriso per un sereno fine settimana a te.
      ^____^

  21. Nel 1989 il congresso americano avviò il progetto di un museo capace di esporre senza pregiudizi il passato e il presente dei nativi americani, i curatori e lo staff hanno dedicato anni a contattare i rappresentanti delle tribù di tutto l’emisfero occidentale, dall’Alaska alla terra del fuoco.
    (liceoberchet.it)

    • @lunacrescente

      È la vita moderna a renderci caotiche le giornate. Ma è possibile leggere anche con pochissimo tempo disponibile. La lettura è questione di esercizio; se la rimandi sempre, mai potrai giovartene. Per cominciare, o ricominciare, bastano una decina di minuti al giorno.
      L’augurio per un sereno fine settimana a te.
      ^___^

  22. Il museo è un’arma tagliente. Sta in bilico tra un passato che non è facile ricordare ( l’olocausto indiano uccise, si presume, circa 10.000.000 di nativi) e un presente in cui l’ideologia del Melting Pot non appare più tanto convincente. Si dibatte spesso, anche se gli oggetti contenuti nei musei appartengano a chi li possiede o a chi li ha fatti.
    (liceoberchet.it)

  23. Sono sempre stata affascinata da questo popolo ed ho letto tantissimo su di loro e molte volte ho constatato delle dicrepanze dall’uno all’altro. Bisognerebbe andare di persona per vedere e farsi un opinione certo non sono solo loro che vivono male nella grande America ma non è solo da loro che si vive male ormal è un mal comune. Bravo come sempre ad esprimere il tuo pensiero. Leggo compagno di compleanno….sei anche tu un scopioncino come me…allora auguri. Buona fine settimana. ^____^ sorrisone.

    • @edvige

      Ti ringrazio per il gradito apprezzamento al mio impegno.
      Seguo e studio da anni i Nativi americani. Per passione e per ammirazione. Ho letto saggi, romanzi, guide, poesie, fumetti e visto dozzine di film e documentari. Ne scrivo in questi post, e ne ho scritto, ampiamente, nel mio romanzo (di cui sarebbe bello avere la tua opinione) Luna senza Inverno, che trovi QUI.
      Non sono scorpione, ma capricorno.
      😉
      Un sorriso per un solare fine settimana.
      ^____^

  24. West ( il direttore del museo, nonché membro delle tribù Cheyenne e Arapaoh dell’Oklahoma) osserva: “ Noi Indiani amiamo i musei, perché hanno la nostra roba; ma noi Indiani li detestiamo anche perché hanno la nostra roba… Questo non è un museo soltanto sull’olocausto, che è importante, ma non è l’intera storia dei Nativi. Noi eravamo qui prima, siamo stati qui dopo, siamo qui ora e saremo ancora qui in un futuro molto lontano.”
    (liceoberchet.it)

  25. Trovo aberrante che ci debba essere tanto divario tra il modo di vivere di alcuni popoli e mi riferisco, ovviamente, ai disagi, perché le tradizioni, gli usi e costumi, sono sacri e vanno rispettati.

    Questo popolo mi affascina molto, e mi piacerebbe recarmi di persona nella loro Terra, per immergermi nella loro cultura e cercare di capirne di più.

    Ho letto che anche tu, come me, sei uno scorpione, per cui ti faccio i miei migliori auguri di buon compleanno.

    Un sorriso per un felice fine settimana.
    Marilicia.

    • @marilicia

      Non è complicatissimo, visitare una riserva indiana. Ne esistono alcune che permettono – e lo gradiscono, per commercializzare i propri manufatti – l’ingresso. In altre è più complicato. Ma, in linea di massima, i divieti più duri rivolti ai bianchi sono quelli, comprensibili, di non assistere ai cerimoniali sacri.
      Tuttavia anche questo limite non è insormontabile: il nostro italianissimo Enzo Braschi, per esempio, è diventato un loro importante e apprezzatissimo portavoce, con accesso ai riti più antichi.
      Non sono del segno zodiacale dello scorpione e non so dove sia stato, erroneamente, scritto. È un segno che mi piace, a cui appartiene mio cugino e una mia cara amica. Io sono capricorno.
      L’augurio per un solare fine settimana a te.
      ^____^

  26. mia cugina e suo marito hanno percorso gli USA on the road e per errore si sono inoltrati in una riserva Indiana, sono stati rincorsi e riportati fuori dalla polizia!!! sono nei peggiori getti lagher!!!
    buon week-end Keypaxx!!! grazie per la tua visita : D

    • @ontanoverde

      Una riserva indiana è come una grande casa. Se qualche estraneo, straniero e di razza diversa, entra in casa tua, non invitato, ci sono buone probabilità che non possa farti piacere.
      Ma, come ho scritto, nelle giuste tribù e con la necessaria accettazione da parte degli stessi nativi, i problemi si assottigliano.
      L’augurio per un sereno fine settimana a te.
      ^___^

    • Non mi sono spiegata bene : i miei parenti sono stati fermati dalla polizia statunitense NON DAGLI INDIANI!!! né dalla polizia dei nativi !!! Gli USA censurano le loro vergogne e non vogliono vengano a conoscenza del mondo….

    • @ontanoverde

      Hanno poco da censurare: il mondo sa. Il problema semmai è che il mondo se ne frega. Perlomeno lo fanno le persone che “tirano i fili”. La polizia esegue degli ordini (per quella tribale è lo stesso; sempre di direttive dall’alto si tratta, anche se diverse, ma sottostanti in parte al “grande capo bianco”). Tuttavia, se entri non invitato in alcune riserve, magari durante qualche cerimoniale sacro, i nativi non esiteranno un secondo (a ragione) a mandarti fuori.
      L’augurio per una serena giornata a te.
      ^___^

  27. Mi ha fatto molto piacere leggere questo tuo approfondimento sulla cultura indiana. E’ triste vedere come sono costretti a vivere gli indiani che scelgono la loro cultura e di vivere in semplicità. Un po’ come quello che accade agli aborigeni in Australia. L’uomo cosi detto civile fa questo ed altro…
    Mi fa piacere che ami i gatti ^_^ Io dopo una vita di mici in casa, non potrò più tenerne perche’ mio marito ha sviluppato una allergia che gli provoca l’asma. 😦
    Buon fine settimana ^_^

    • @Saray

      Mi dispiace per il problema di tuo marito, che ti impedisce di poter avere altri gatti in casa. Spero potra, in qualche modo, risolverlo in futuro.
      Delle mie passioni scrivo. Fiori nella Neve è un romanzo con, tra i protagonisti, proprio un gatto, mentre Luna senza Inverno ha per protagonista una tribù di Hopi.
      Felice fine settima a te.
      ^___^

  28. In Colorado ho visitato (sono stata ospite) in una riserva di Navajo e lì mi hanno parlato del loro Capo Manuelito con grande orgoglio.
    Ho vissuto negli Stati Uniti per quattro anni e a New York ho frequentato al College un gruppo di studenti indiani che mi hanno avvicinato alla loro cultura pur essendo le loro famiglie parte di un establishment di rilievo.
    Mantenere nel cuore le proprie usanze, coltivare i ricordi raccontati è una parte importante per sapere chi siamo e, banalmente, anche, dove andiamo.

    sheraunabbracciodituoniepioggia

    • @sherazade

      Confermi quanto ho scritto, ovvero che non è impossibile visitare alcune riserve (pur rimanendo entro certi limiti di rispetto). Quella dei Navajo, come ho scritto, è la riserva più vasta e conosciuta. Manuelito è una figura importante per i Diné, un capo indimenticato ed eroe della resistenza pellerossa. Sono felice per la tua testimonianza concreta e ti ammiro per la possibilità che hai saputo portare fino in fondo.
      🙂

    • Sai? conosco anche molto bene la comutà Amish che vivono intorno a Philadelphia. Le minoranze in Americano vivono in condizioni di grande disagio. L’America che dovrebbe vantarsi di essere multiculturale è chiusa a riccio sulla sua breve ‘storia’ della conquista dell’oro sull’epopea werster che ha prodotto tanto dolore e morte, un olocausto taciuto del popolo indiano.
      Dove è arrivato l’uomo bianco c’è stato e c’è solo distruzione, depauperamento e dolore.

      sherabuonanottecaroamico

    • @sherazade

      Anche gli Amish hanno contribuito a creare la storia dell’America moderna e sono venuti a contatto con i nativi americani negli anni in cui, questi ultimi, non avevano ancora conosciuto la disfatta delle riserve. Non tenderei però a generalizzare la società bianca, ci sono moltissime persone all’interno del nostro mondo civile che condannano quanto le alte sfere hanno deciso; il problema è che solo una minoranza di bianchi detiene il potere ed è la minoranza sbagliata.
      Felice domenica a te.
      ^___^

    • @sherazade

      Certo, la storia è stata modifica dalla società cosiddetta civile e, per quanto possiamo trovare appigli positivi, essa è di matrice bianca. Come lo sono la tecnologia e la medicina. Il problema è che alla società civile è anche collegata una morbosa forma di cupidigia e consumismo: veri mali da estirpare.
      L’augurio per un sereno inizio di settimana.
      ^___^

  29. Ciao! Il tuo post è davvero interessante perchè spesso ci si chiede come vivono, cosa facciano i nativi americani oggi… E’ una realtà complessa e delicata a quanto capisco, certo non facile.
    Buona settimana, a presto!

    • @maris

      Vero. Una realtà per niente facile e molto sfaccettata. Il popolo pellerossa è formato da un insieme di culture differenti. Per esempio; Hopi e Navajo, pur essendo territorialmente vicinissimi, hanno tradizioni diverse e concetti spirituali dissimili. È come se dovessimo confrontare, con le debite distanze, un nativo di Milano e uno di Catania.
      L’augurio per una serena giornata a te.
      ^___^

  30. Ferma restando la forte condanna dei soprusi che la popolazione Indios ha subito, il rispetto per le loro ideologie e per la cultura, occorre però ammettere che il popolo dei nativi è chiuso. E la chiusura non permette integrazione e nemmeno crescita culturale e sociale.
    Post molto interessante, specie nelle note aggiuntive.
    Felice sera, ciao
    Marirò

    p.s. riferito al tuo commento a Maris : qual è la differenza sostanziale oggi tra un nativo di Milano e uno di Catania al di là di S Ambrogio e S. Agata e al di là di un benessere economico diverso?

    • @ili6

      Se i nativi americani possono ritenersi un popolo “chiuso”, con le dovute eccezioni di alcune tribù integrate nella società americana (anche se integrazione è parola grossa e andrebbe analizzata, nel dettaglio specifico, con maggior profondità) è a causa del trattamento subito. Se un popolo riceve promesse che non vengono mantenute, tende a rifiutare l’aggregazione come conseguenza. Considera che ogni cittadino americano vive sopra un territorio che è stato svenduto a loro dagli stessi nativi; per motivi di ingenuità e per motivi di forza armata. Oggi non ci sono più nativi “ingenui”: sono pienamente consapevoli dei torti subiti e l’ottica del “porgi l’altra guancia” non è la risposta.
      La differenza sostanziale tra cittadini di diverse regioni è il patrimonio culturale e di tradizione. La Lombardia proviene da una sua storia precisa, così come la Sicilia. Ma è la stessa cosa per la Toscana o la Liguria. Lo stesso dialetto è un patrimonio culturale e non è uguale, da regione a regione, ma si diversifica. Nel commento che tu citi ho specificato “con le debite distanze”, in riferimento alle diverse tribù nativo americane.
      Buon fine settimana a te.
      ^___^

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