Belladonna è integerrima

«Scrivi Lazzarone, scrivi. E non saltare gli articoli, come fai sempre. Altrimenti la denuncia non ha né capo e né coda.»
Tuona il commissario Di Dio, con il suo timbro spiccatamente baritonale. Se non avesse scelto la carriera in polizia, di certo non avrebbe sfigurato come cantante lirico.
«Lorenzon, commissario» farfuglia il sottoposto, per l’ennesima volta, rallentando il suo ossessivo picchiettare sulla tastiera. Magro come un chiodo, dal naso adunco e ancora pallido quanto un lenzuolo, nonostante sia stato trasferito dal nord, a Spannaci, quasi un anno fa, è l’esatto contrario del superiore.
«Larazzo, certo. E io che ho detto? Ci perdiamo nei dettagli o concludiamo la denuncia della signora…»
«Belladonna. Sofia Belladonna, commissario Di Dio» termino per lui, prima di sentirmi storpiare il nome.
Butto una rapida occhiata all’orologio a muro. Le quindici. Tra poco devo riaprire la pescheria. Nicola tornerà dalla palestra. E io sono bloccata qui con il poliziotto più analfabeta di tutta la Sicilia.
«La signora… appunto» gesticola il commissario, impicciato. «Forza, ti abbiamo fatto venire apposta dal Veneto per darci una mano e tu usi due dita?» tuona di nuovo, rivolto al sottoposto. Sta piegato all’indietro, contro lo schienale della vecchia sedia imbottita che, per un inspiegabile mistero, riesce a sostenere un peso imbarazzante.
«Dunque, se ho inteso bene, questo signor…»
«Giovannino Starabbaci, detto il Manuncula *.»
«Manu… che cosa?» domanda Lorenzon, bloccandosi ancora.
«Lorzattin, ma l’hai finita l’accademia almeno?»
Ho un movimento curioso al basso ventre: non capisco se sfocerà in un raptus omicida oppure in una risata isterica. Nel dubbio, massaggio la pancia controllando la respirazione.
«Quello, appunto» prosegue Di Dio, lieto per essersi tolto le castagne dal fuoco «Diceva: costui l’ha avvicinata fingendosi un fornitore, quindi le ha proposto la distribuzione di una partita di cocaina attraverso la vendita del pesce.»
«È andata proprio così. Ho visto troppi paesani, soprattutto ragazzini, sotto l’effetto di porcherie simili. Il posto di gente come Starabbaci è in carcere: non li voglio vedere, per le strade di Spannaci. Avete lui e avete la sua roba: buttate la chiave.»
Di Dio pare uscire dal torpore che lo attanaglia. Ho colpito in profondità. Sotto il lordume e l’indolenza. Posso elencarne i difetti fino alla nausea, ma ha almeno un pregio per nulla scontato: è una persona onesta.
Così, trattengo i miei raptus di follia massaggiando la pancia per un’altra mezz’ora, i timpani messi a dura prova dalla carica di elefanti che calpesta la tastiera del pc. Poi è l’aroma dei mandarini e dei limoni, a deliziarmi il naso, il calore rassicurante del sole a baciarmi la fronte: lungo l’acciottolato del borgo, scendendo in mezzo a due lunghe file di case e di terrazzi pieni di gerani, si arriva al mare. Onde sinuose e cristalline, incorniciate da una spiaggia dorata e dallo stridere dei gabbiani, sono il polmone vivo di Spannaci. Il respiro ed il cuore. Non cambierei nulla della mia terra. Nemmeno i parassiti e i tutori dell’ordine privi di acume. C’è un senso per ogni cosa. Persino per Sofia Belladonna, la penultima di una famiglia che, un tempo, aveva tutto. Mi resta l’anima.
E, quella, non la possiamo sporcare. Mai.

*Mano morta.

Autore testi: Keypaxx © Copyright per questo testo dal 2018. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Christina Ricci” dalla rete.
Nella ideale parte di Belladonna ho scelto dal 2017 Christina Ricci.

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19 risposte a “Belladonna è integerrima


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  2. Avvincente questo post e difficile staccare gli occhi dallo schermo. Affascinante il tuo modo di scrivere che ti prende, ti fa diventare attore della scena, protagonista a tua volta. Sono emozioni intense. Applaudo compagno di compleanno.

  3. Fra le bestie più feroci e crudeli, non parebbe che una è… il coniglio. Ne studiai uno, ferocissimo, a Corbetta. Non lasciava mangiare il suo compagno di gabbia. Questo poverino, mezzo affamato, quando allungava lo zampino a qualche briciola di cavolo, l’altro lo investiva, gli strappava il cibo e lo faceva fuggire. La vittima con il pelo lacero, temeva persino lo sguardo del suo persecutore. Finì cogli occhi strappati e il ventre forato ad unghiate. Non c’è furore che eguagli quello di un pauroso al potere.
    (aforismi.it)

  4. Se il Paradiso esiste è giusto che sia popolato di animali. Ve lo immaginate un Eden senza il canto degli uccelli, il garrire delle rondini, il belare delle caprette e l’apparire del buffo e curioso musetto di un coniglio? Di sicuro nel mio Paradiso ideale non possono non echeggiare miagolii da ogni angolo. Il festoso abbaiare di cani che giocano finalmente sereni.
    (aforismi.it)

    • @il barman del club

      Ti ringrazio. Sì, questa serie, molto recente, rispecchia il mio attuale stile di scrittura. Ed è, effettivamente, il metodo che più mi piace e mi diverte. Se riesco a trasmettere queste sensazioni anche a chi legge, è un ottimo risultato.
      😉

  5. L’uomo è l’unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.
    (aforismi.it)

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