Mon amour secret

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Non t'amo come se fossi rosa di sale,
topazio o freccia di garofani
che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così,
in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino
che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

(Cento sonetti d'amore – P. Neruda)

« La bellezza si vede; il fascino si sente. »
(Gervaso Roberto) 

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Federica ha quindici anni…

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Lo sai cosa fa
lo sai con chi va
e con chi si vede
il pomeriggio dopo palestra
verso le sei
lei sale da lui
all'ultimo piano
lei va da quell'uomo
un uomo maturo
si dice sposato
tanto piu' grande di lei

ma cosa faranno
che cosa diranno
per piu' di due ore
si toccheranno
si baceranno
ah se suo padre sapesse
qualcuno di noi con un po'
di coraggio glielo deve dire
e che diamine qua
ci vuole sicuro un po' di moralita' (…)
metti la paglia sul fuoco
e un incendio prima o poi scoppiera'
lui l'hanno cacciato
allontanato in un'altra citta'
e si dice che a lei
suo padre le ha date di santa ragione
adesso sta chiusa in casa
e per un bel pezzo non uscira'
con un po' di coraggio
certe puttane vanno punite
e che diamine qua
ci vuole sicuro un po' di moralita'

ma la gente non lo sa che
Federica ha quindici anni
anche se una donna e'
cosi' la gente vede il male
anche dove non ce n'e'
oh maledette malelingue
la gente la distruggera'
oh maledette malelingue
la gente la distruggera'

[Brano di: © Ivan Graziani]
 

La penna sputò parole nere di vita

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“Vivere non è possibile”
Lasciò un biglietto inutile
Prima di respirare il gas
Prima di collegarsi al caos
Era mia amica
Era una stronza
Aveva sedici anni appena

Emotivamente instabile
Viziata ed insensibile

Il professore la bollò
Ed un caramba la incastrò
Durante un furto all’Esselunga
Pianse e non le piacque affatto

E nonostante le bombe alla televisione
Malgrado le mine
La penna sputò parole nere di vita
“La guerra è finita
Per sempre è finita
Almeno per me”
E nonostante sua madre impazzita e suo padre
Malgrado Belgrado, America e Bush
Con una bic profumata
Da attrice bruciata
“La guerra è finita”
Scrisse così.

[Brano di: © Baustelle]

Ho sempre un po’ di blues per te

« Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre. »
(Gabriel Garcia Marquez)

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Perché papà, papà perché
il sangue non mi va in vino
Perché papà, papà perché
non ho uno Spirito DiVino
e perché sono stanco,
come se fossi in viaggio da sempre
mi manchi tu e arranco
lungo le strade così inutilmente
Ho sempre un pó di Blues
in fondo agli occhi
c’è sempre un pó di blu
in questo cielo
Ho sempre un pó di Blues per te
c’è sempre un pó di Blues nel mio sorriso

[Brano di: © Zucchero]

Vita, storie e pensieri di un alieno

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Notti sbandate di quelle che
che ti ricorderai
solo qualche dettaglio confuso
chissa’
tra viaggi flash e colori
Le notti sono meteore
e al primo sole le vedrai
come stanche puttane
nascondersi
tra i vetri del Tuxedo bar
ti accorgi che la vita non va
sempre dove vuoi
sempre come vuoi
ma è l’unica vita che hai
non buttarla mai
vivila più che puoi
che non sei solo
nell’universo
non sei disperso
ovunque tu sarai
non sarai solo mai
mai unica realtà da sola resterà
fino a quando vita sarà
una canzone da dimenticare
a notte già  finita
che ora è dove vai
e non pensi che a lei
da mille chilometri fa
peccato che la vita non va
sempre dove vuoi
sempre come vuoi
è amara e a volte è una sfida
chissà
se ci basterà
vivila e vedrai
che non sei solo
in mare aperto
in un deserto
ovunque tu sarai
non sarai solo mai
mai unica realtà da sola resterà
fino a quando vita sarà
non sei solo
che non sei solo
nell’universo
non sei disperso
ovunque tu sarai
non sarai solo mai
mai unica realtà da sola resterà
fino a quando vita sarà
caro amico un giorno
andremo sul pianeta terra
è logico immaginare
che altri come noi
saranno là …
vivi

[Brano di: © Raf]

I Frati (Ovvero L'Osteria Della Felicità)

«A te.. come ti va?».

«Eh.. c’ho un po’ di acidità».

«Questo cielo è così strano, ci credo. Prima piovono api e poi piovono rane!»

«Beh, però sto ancora in piedi, eh!»

«Neh..? fammi vedere… balli?»

«…»


Quanto costa cara
Quanto costa cara
Quanto costa
Quanto costa la felicita!

Non ho piu un soldo e non ho neanche lei
Ma va bene cosi, anche se va male.
Non ho piu un sogno e non ho neanche un 6
Ma vai bene cosi, che va tutto male.

Oh Maramao, perche sei nato (Oh Lord)
Che l’insalata non era nel prato (that’s all)
Black Jack, ti faccio compagnia, pero
Non sto coi frati e zappo l’orto
Come fai tu!

Non ho piu un soldo e non ho neanche lei
Ma va bene cosi, anche se va male.
Non ho piu un sogno e non ho neanche un 6
Ma vai bene cosi, che va tutto male.

Oh Maramao, devi morire (lo so)
Prega x te e versami da bere (that’s all)
Black Jack, ti faccio compagnia, pero
Non sto coi frati e zappo l’orto
Come fai te!

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«Finita la birra…?»

«No, no, eh! C’ho qua un barile intero…(eh, eh, eh..)».

Fine (?)

Una ragione per vivere

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«No.. aspetta. Voglio che la senti bene, questa.
Ssssssttt.. è importante».

«…….»

«Ecco… la senti..?»



Tu stai qui con me, ti proteggerò
Troveremo insieme una ragione per vivere
Perchè il mondo fuori è difficile
Se stai qui con me
C’è una ragione per vivere.


Sorriso. Un sole acceso, un volto. Tu, semplicemente.

Al mio angelo dalla corvina chioma.

QUANTI TRENI

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     Quanti treni… quanti treni…
    quanti treni… ho preso per te

    quante botte… quante botte…
    quante botte… ho preso per te.

    Ho tagliato i miei capelli… li ho tagliati per te
    e non hai capito

    quante volte le mie gambe han tremato per te
    e non hai capito

    oggi sono nella merda… e lo sono per te
    e non hai capito

    com’e’ lunga la notte…
    com’e’ fredda la notte…

    Quanti treni… quanti treni…
    quanti treni… ho preso per te

    quante botte… quante botte…
    quante volte… ho pianto per te.

    Com’e’ lunga la notte…
    com’e’ fredda la notte…

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[Autori brano: © M. Galasso – P. Leon]

Bellamore

Oggi mi sento così….

Se non la conoscete, ascoltatela.
Credo sia uno dei più puri inni all’amore che ho mai sentito. Ed indubbiamente tra le dieci canzoni che prediligo…

…e che dedicherei alla persona a cui potrei dire "ti amo"…

Bellamore Bellamore non mi lasciare,

Bellamore Bellamore non mi dimenticare.

Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,

lampada nella sera, Stella Polare.

Bellamore Bellamore, fatti guardare,

nella luna e nel sole fatti guardare.

Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,

Bellamore Bellamore, fatti vedere.

E vieniti a sedere, vieniti a riposare,

su questa poltroncina a forma di fiore.

Questa notte che viene non darà dolore,

questa notte passerà, senza farti del male.

Questa notte passerà, o la faremo passare.

Bellamore Bellamore, non te ne andare.

Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.

Bellamore Bellamore non mi lasciare,

tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.

Bellamore Bellamore fatti cantare,

nella pioggia e nel vento, fatti cantare.

Paradiso e veleno, zucchero e sale,

Bellamore Bellamore, fatti consumare.

E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare,

su questa poltroncina a forma di fiore.

Questo tempo che viene non darà dolore,

questo tempo passerà, senza farci del male.

Questo tempo passerà o lo faremo passare.

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[Autore brano: © Francesco De Gregori]

I matti…


E la Terra sentii nell’Universo. / Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella, / E mi vidi quaggiù piccolo e sperso / errare, tra le stelle, in una stella.
Giovanni Pascoli, Il bolide, da Canti di Castelvecchio


Nel 1987, in pieno riflusso ideologico ed esistenziale, esce questo doloroso lavoro di Francesco De Gregori, quasi come un monito che avrà distolto più d’un ascoltatore attento dalla vacuità rilassata di quel periodo. Nove tracce di forte impatto emotivo, malinconiche, intimiste e di indiscussa sensibilità e poesia. La terra di nessuno è quel luogo in cui vive il grigio; è la dimensione intrappolata e intrappolante da cui si cerca di fuggire per rincorrere i colori.

Il cantautore romano lascia fluire con canto leggero, lo stato d’animo che lo attraversava in quel periodo, regalando emozioni sospese, soavi, quasi a voler testimoniare la condizione di chi anela nuovi orizzonti in cui liberarsi e liberare, parole diverse. Diverse parole che pesano come macigni: Ci sta una terra di nessuno / da qualche parte nel cuore / come un miraggio incastrato tra la noia e il dolore.


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Terra di nessuno, nelle intenzioni del Cantastorie-Poeta, è una dolorosa invocazione contro l’indifferenza del suo tempo (a ben guardare estendibile, attraversando numerosi altri temi, anche all’oggi).

Il pilota di guerra, la terra di nessuno, il nero, Mimì e i matti; personaggi soli e inascoltati, in cerca di una mano amica e di un riscatto che ancora non arriva e forse mai arriverà.

Il più cupo e pessimista album di De Gregori, che qua e la cerca di insinuare la rivolta e la speranza, non riuscendo comunque (o non volendo) a lasciare molte vie possibili da percorrere.

Decisamente provocatorio per quegli anni, Terra di nessuno, forse proprio per questo, ottenne un ottimo successo commerciale, restando nella discografia del cantautore romano, come una delle opere più compiute. Personalmente, ho amato questo disco, arrivato a me in un tempo di formazione e riflessione.

Per chi ama i paesaggi interiori e la vena intimista viaggiante sulle corde della poesia.


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Quasi a congedo del disco, De Gregori indaga con partecipazione (supportato da un maestoso arrangiamento musicale), le vicissitudini incomprese de I matti; anime disperse nello spazio e nel tempo, perse nella follia d’un incomprensibile (per tutti coloro che li guardano come fossero personaggi d’un altro mondo) incanto…



I matti


I matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia.

A caccia di grilli e serpenti, a caccia di grilli e serpenti.

I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia,

a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia.

I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città,

anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa.

I matti vanno contenti, sull’orlo della normalità,

come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità.

Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore,

piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore.

I matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato,

è una caverna tutta nera.

I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato

e a una moglie portata via da chissà quale bufera.

I matti senza la patente per camminare,

i matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave.

I matti vanno contenti, fermano il traffico con la mano,

poi attraversano il mattino, con l’aiuto di un fiasco di vino.

Si fermano lunghe ore, a riposare, le ossa e le ali,

le ossa e le ali, e dentro alle chiese ci vanno a fumare,

centinaia di sigarette davanti all’altare.

 


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[Autore articolo: Federico Magi  •  Fonte: http://www.lankelot.com]