Esdy5 • passo6di16 – Ama il Dio tuo

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“Così lo hai ancora tu… Non è tuo! ti avevo chiesto di ridarmelo. Non mi hai sentito? perchè continui a tenerlo tu??”
Di riflesso la stretta sulla mano di Sidhe si fece più forte; Esdy tornava a sentire una voce di cui non conosceva la provenienza. E la cosa cominciava seriamente a turbarla.
«Siamo arrivati; questa è la cella di Padre Ignazio.» Rivelò il superiore che li guidava attraverso il piccolo monastero sulla sommità del Grande Skellig. Syano fece segno di farsi da parte e si avvicinò alla robusta porta di legno. Sfiorò la maniglia e trovò l’uscio aperto. Fecendo cenno agli altri di restare indietro entrò piano nella cella del religioso. Esdy, con i sensi all’erta, si assicurò ancora più vicina la figlia Sidhe; non le piaceva la situazione venutasi a creare, riteneva comunque la bambina più al sicuro insieme a loro piuttosto di qualche angolo del monastero ormai poco affidabile. Alla piccola aveva detto di fingersi parte di un gioco segreto; più si fosse comportata bene, ubbidiente e silenziosa, maggiori sarebbero state le probabilità di vincere. Una minuscola e ben diversa bugia di fronte a quelle, nel corso della sua vita nel mondo delle spie, affrontate prima di avere Sidhe.
Syano si affacciò sulla porta invitandoli ad entrare; la cella del monaco era vuota.
«È l’ora del suo ritiro spirituale. Si sarebbe dovuto trovare qui.»
Osservò Padre Corintho una volta all’interno.
«In quale altro luogo del monastero potrebbe essere andato?»
«Tutti i fratelli sono impegnati nella preghiera, dentro le loro celle, in quest’ora del mattino. Io non capisco proprio…» la risposta del superiore si interruppe; dall’unica finestrella tonda scavata dentro la roccia, comparve per un momento il volto di Padre Ignazio. Con uno scatto, Syano si precipitò oltre l’uscio; il monaco stava già correndo lontano con velocità degna di un atleta, quando l’ex agente segreto si buttò al suo inseguimento.
«Dove sta correndo papà…?» chiese Sidhe alla madre «Fa parte del gioco che ti ho detto prima, ricordi? devi continuare a essere brava come sei stata fino adesso. Così aiuterai papà a vincere il premio. Farai questa cosa per il tuo papà e per la mamma?»
«Sì…» rispose la figlia a Esdy inginocchiata di fronte a lei «però spero papà torni presto…». Soltanto in quel momento, presa da altri problemi, la giovane donna di Rosslare si rese conto del pronunciato pallore della figlia. Sidhe era pallidissima; il roseo colore delle sue guance divenuto ormai di una tonalità lattea.
«Piccola… ma ti senti bene?» fece in tempo a domandarle. Poi, improvviso, arrivò il malore. La colse mentre le stava appoggiando entrambe le mani sopra le spalle, con un ginocchio ancora a contatto con il freddo pavimento di roccia. La testa prese a girare. Non c’era più il rosa e nemmeno il bianco. I colori sostituiti da una vertigine sbucata dal nulla. Le forze la abbandonarono. Esdy crollò sopra la nuda roccia.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2013. Tutti i diritti riservati.
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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo5di16 – Ama il Dio tuo

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Voltò il viso di lato, massaggiando con la mano destra, nervosamente, la barba canuta sopra la pelle. Borbottava mezze frasi: perlopiù meri tentativi di soffocare una sorpresa sgradita. Padre Corintho stava cercando di dare un senso a quanto aveva appena appreso, inutilmente.
«Non riesco a capire… come sia possibile… è assurdo, completamente. In questo luogo di pace… ma come può essere?»
La piccola famigliola composta da Esdy, Syano e la figlia Sidhe lo aveva già sentito pronunciare quelle parole almeno altre due volte, mentre la ragazza di Rosslare lo informava sull’attentato subito poche ore prima. Lei e Syano si erano scambiati dei turni di guardia fino all’alba. Prima di recarsi dal religioso. «Lo sappiamo, padre. E ne siamo dispiaciuti. Adesso però ci occorre il suo aiuto» disse la giovane «ha notato qualcosa di strano, tra i fratelli, negli ultimi tempi? qualcuno di loro è entrato di recente nel vostro ordine?»
«Di recente? no… siamo in questo monastero da oltre tre lustri. Conosco bene ognuno di loro. Ecco perchè quanto mi dite sembra ancora così…»
«Così come…?» tentò di concludere Esdy notando una breve esitazione nella frase del monaco.
«Pensavo. Ma… no; è troppo assurdo, lasciate stare…»
«Padre Corintho, la prego; anche il minimo particolare può esserci di aiuto, in questo momento.»
Guardò Esdy negli occhi, poi incrociò lo sguardo teso e scuro di Syano, arrivò sul viso sereno e innocente di Sidhe. Quindi, tornando a confrontarsi con la ragazza, riprese il suo ragionamento «Dopo il vostro arrivo, poche ore, Padre Ignazio mi rivolse diverse domande su di voi. Desiderava conoscere meglio la vostra provenienza, le motivazioni che vi spingevano tra noi. Quesiti inusuali, e che rammento soltanto adesso, rispetto alla sua indole taciturna».
Esdy rivide mentalmente la figura del monaco; un uomo dalla corporatura media, tra i più giovani dell’ordine. Dalla tempra resistente e robusta. Restava sempre in disparte, come se non volesse mostrare più del necessario.
«Comunque non è questo ad apparirmi diverso, nel suo modo di fare. È stata la sua affermazione. Mi ha chiesto conferma sul suo nome. Sembrava… incredulo; affermava che “Esdy” gli somigliava il nome di un luogo del proprio passato…»
La giovane si girò verso Syano, trovandovi sul viso la stessa espressione consapevole e allarmata.
«Ci è stato di molto aiuto, Padre Corintho. Le chiedo però un favore; può condurci alla cella di Padre Ignazio?»
«Oh mio… credete possa essere implicato nel…?»
«Non crediamo nulla di particolare, padre. Di sicuro è però consigliabile rivolgere qualche domanda anche a lui» intervenne Syano. Esdy prese per mano la figlia e insieme si avviarono dal monaco. Nessuno si accorse però dell’improvviso pallore che cominciò a sbiancare il viso della piccola Sidhe.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo4di16 – Ama il Dio tuo

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Karl O’Brien le chiese di attenderlo senza muoversi dal reparto del centro commerciale di Dublino. Esdy era rimasta ferita, seppure non gravemente, alla gamba sinistra. K-Rosso, dopo averle fermato la fuoriuscita del sangue con una fasciatura di fortuna, si mise sulle tracce degli uomini del Basilisco; una cellula terroristica che stava mettendo in subbuglio molte zone dell’Iranda. Il caos serpeggiava sovrano. Tra fumo e detriti; frutto del recente attentato che gli agenti del G2 non erano riusciti a sventare in tempo. La squadra del controspionaggio, composta da una mezza dozzina di uomini scelti, faceva conto sulle abilità psichiche di Esdy. Il risultato si era dimostrato un totale fallimento; la metà di loro giaceva a terra, a poca distanza dalla ragazza e, nonostante le rassicurazioni del padre, lei aveva percepito la menzogna dietro parole di incoraggiamento. Karl O’Brien aveva parlottato con Kelmith Radenstein, l’agente K-Rosso, poi le si era inginocchiato davanti, per darle rassicurazioni che era certa di non meritarsi.
«Tra poco arriverà la nostra seconda squadra… mi senti, Esdy
le fece cenno di si, con la testa. «Perfetto… ricorda che ti voglio bene, figlia mia. Non dimenticarlo mai.»
K-Rosso era già a cavallo della sua Harley Davidson e le fece l’occhiolino, sussurrandole un «torneremo presto, amore…».
Poi il motore ruggì, immediatamente seguito dalla Harley del padre. Sembravano due cavalieri antichi. Sopra le loro cavalcature ricoperte di metallo luccicante e colore dell’argento vivo. Al posto delle lance imbracciavano due automatiche scure e roventi. Pronte a esplodere il loro carico di implacabile giustizia e vendetta. Nelle orecchie di Esdy rimbombava ancora lo schianto dell’esplosione. Le frasi del padre le aveva comprese leggendo il labiale. Così come quelle di Kelmith. Le moto stavano già falciando la pavimentazione imbrattata dai calcinacci quando tentò di rimettersi in piedi; puntò le mani a terra e cercò di piegare la gamba ferita. Inutilmente. Il dolore le attraversò ogni fibra del corpo, straziandola, costringendola a urlare. Ricadde a terra e con i pugni prese a colpire il suolo. Frustrata. Dalla direzione presa da K-Rosso e il padre, vide i lampi provocati dalle armi. Stava avendo luogo una brutale sparatoria. Esdy iniziò a strisciare. A sollevare il capo quanto più poteva. Quindi, terribile e assordante, avvenne il secondo scoppio. Lo spostamento d’aria la scaraventò contro la parete. Nonostante la distanza la tenesse al sicuro da più serie conseguenze, picchiò duramente. I sensi presero ad abbandonarla, lasciandola in un limbo di intenzioni perdute. Non comprese mai veramente quanto tempo trascorse, la seconda squadra giunse sul posto. Portando i primi soccorsi, ricominciando la caccia ai terroristi. Esdy perse interesse a cosa sarebbe accaduto poi. Solo una cosa la tormentava; non essere riuscita a dire a quei due uomini quanto li avesse amati.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo3di16 – Ama il Dio tuo

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«Ma… che cosa è successo?» disse, cambiando l’espressione rilassata del viso, rivedendola. Per quanto avesse rinunciato a vivere un’esistenza sul filo dell’adrenalina continua, nella scelta di starle accanto, Syano conservava ancora la reattività del mestiere di spia. I riflessi erano già all’erta, i muscoli tesi pronti a scattare, lo sguardo frugava fulmineo lo spazio circostante; non erano più al sicuro come credevano.
«Qualcuno mi ha assalita.»
«Chi?» si avvicinò a Esdy, posandole le mani sulle spalle, nel tentativo di offrirle un sostegno immediato.
«Non lo so. È successo tutto in fretta. Stavo camminando per tornare qui… è sbucato fuori dal nulla… abbiamo lottato.»
«Ti senti bene?»
«Si… stai tranquillo. Ho passato di peggio. Era forte, deciso. Ma, quando ha perduto l’elemento sorpresa, ha tentato di mettermi fuori gioco velocemente… poi si è dileguato.»
«Non sei riuscita a vederlo in faccia?»
«Purtroppo no. Troppo buio. L’ho inseguito per un po’… ma si è infilato in una delle caverne sotto il monastero e…»
Esdy si interruppe sgranando gli occhi. Come se, d’improvviso, qualcosa di più importante fosse emerso dalla mente ancora scossa per lo scontro inatteso. Sottraendosi di scatto dalla presenza di Syano si precipitò nella camera accanto.
«Dorme. Non preoccuparti. Le sono stato accanto tutto il tempo.» La rassicurò arrivandole dietro subito dopo. Sidhe respirava regolarmente, solo la piccola testina ricca di riccioli scuri si intravedeva da sotto le coperte. E tanto bastò per restituire un po’ di serenità a Esdy.
«Nessuna idea sulla sua identità?» riprese il discorso Syano, dopo aver atteso qualche minuto per permetterle di rifletterci su. Si erano spostati nella stanza principale, quella con la porta di ingresso del bilocale messo a loro disposizione dai monaci. L’arredamento essenziale, con un tavolo in legno scuro, tre sedie e una mensola, illuminato da una lampada a petrolio.
«Indossava un saio.» Le tre parole uscirono dalle labbra della ragazza irlandese come tre piccoli dardi appuntiti; sospesi nell’aria, per prepararsi a colpire il bersaglio «può trattarsi solo di qualcuno che si è infiltrato tra i monaci. E deve averlo fatto di recente, subito dopo di noi.»
«Vero» concordò Syano «ma potrebbe anche trattarsi di una persona che si è sostituita ad uno di loro solo per questa occasione, dopo aver preso accurate informazioni sul monastero.»
Questa volta toccò a Esdy prendere in considerazione le valutazioni del compagno. E doveva riconoscere, finchè non avessero stabilito l’identità dell’assalitore, ogni ipotesi egualmente valida. Si trovavano in un vicolo cieco. E senza poter contare sul supporto dell’agenzia. Probabilmente suo padre avrebbe saputo fornirle un valido aiuto. Come sempre. Un aiuto però che, da dove si trovava, non avrebbe più potuto darle.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo2di16 – Ama il Dio tuo

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Chissà in quale preciso momento era accaduto. Se si trattava di qualche giorno o, addirittura, di qualche settimana. La sensazione si stava però radicando con fastidiosa continuità dentro di lei. Un sentore sgradevole e indefinibile. Come un piccolo fantasma nascosto lì, tra pensieri coscienti e inconscio. Esdy aveva già considerato la possibilità che si trattasse di una ulteriore parte del proprio passato che voleva emergere tardivamente. In fondo nessuno, lei stessa compresa, poteva darle conferma o meno in tal senso. Restava da fare la strada più praticabile; attendere che le sensazioni prendessero una forma identificabile. Il monastero dell’isola di Skellig Michael le stava offrendo, da oltre quattro mesi, protezione e tranquillità. Dapprima rappresentò la meta per una vacanza a breve termine. Un posto da cui staccare con le brutture del controspionaggio (c’era stata la faccenda con il Basilisco a dare il colpo di grazia ai suoi nervi già duramente provati). In seguito considerò la possibilità di trascorrervi molto più tempo; diede l’aspettativa all’agenzia per cui lavorava insieme a Syano, il G2 dell’intelligence irlandese, prese con sè la piccola Sidhe e diede un taglio netto con quel tipo di lavoro. Le sue intenzioni erano di lasciarlo completamente. Ma le alte sfere avrebbero opposto un’aspra resistenza alla sua decisione. Così imboccò il sentiero più semplice e immediato; quello del congedo momentaneo per dedicarsi alla crescita della figlia. Dentro di sè sperava arrivasse un’altra soluzione, con il tempo. Ponderava su quegli aspetti della sua vita senza nemmeno badare a dove la camminata serale la stava conducendo. Syano e Sidhe si erano ritirati nell’ala più esterna al monastero, quella allestita, dai sette monaci dell’isolotto, per la piccola famigliola, una volta compresa la loro necessità a lasciare il mondo esterno. Si sentiva al sicuro dentro le mura, nel tardo pomeriggio. Soltanto all’ultimo momento i riflessi, l’addestrameno, l’istinto, le vennero in soccorso; una figura scattò dall’ombra di una colonna arrivandole alle spalle, calando con forza contro di lei un qualcosa stretto nel pugno destro. Esdy lo evitò di pochi millimetri. Una frazione di secondo di ritardo e gliela avrebbe conficcata nella spalla. La sagoma avvolta dalla penombra caricò immediatamente il braccio per un secondo affondo. Ma questa volta, perso l’elemento sopresa, la giovane gli scivolò via di diversi centimetri. Il terzo affondo, a vuoto nuovamente, consentì a Esdy di afferrare il polso dell’aggressore e di ingaggiare uno scontro corpo a corpo. Tra un mulinello di pugni e di veloci scatti di parata e attacco, i due si ritrovarono a rotolare contro la parete del monastero. Finendo nella zona più interna. Avvolti da una profonda cappa di buio. Il silenzio del luogo sacro era muto e unico testimone del dramma che si andava consumando.

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Esdy5 • passo1di16 – Ama il Dio tuo

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C’era qualcosa di fuori posto e di ambiguo in quell’aria marina che la investiva senza riguardo da ormai molte ore. Al Grande Skellig le giornate trascorrevano con la consueta pigrizia di sempre, caratteristica tipica per un luogo appartato poco distante dalle coste irlandesi. Eppure, nonostante nulla fosse mutato, Esdy avvertiva un cambiamento.
Sollevò il bavero della giacca a vento per proteggere il collo da un’improvvisa nuova folata, e s’incamminò con maggiore solerzia verso la muraglia in pietra asciutta, sulla sommità della scogliera delimitante l’accesso al monastero. Sotto di lei si snodava la lunga e impervia scalinata a picco sul mare. Rimaneva ancora un’ora di luce, non di più. E trovarsi lì fuori da sola, con l’oceano come silente e unico alleato delle ombre notturne, a differenza di altre volte, le provocava un senso di inspiegabile disagio. Incrociò il primo monaco dopo tre minuti di tragitto; si trattava di quello che chiamavano Ajugo (si era chiesta almeno un paio di volte se fosse un nome in codice come il suo, magari per qualificarne la posizione ricoperta dentro l’ordine). Un uomo di mezza età e dall’espressione sempre bonaria, indaffarato con la zappa. Dopo altri tre minuti e mezzo salutò il secondo monaco; Euredio. Che avrebbe rammentato a lungo per una statura ben al di sopra della media.
“Perchè non me lo hai ridato indietro? … era solo un prestito!”
«Cosa…?» chiese Esdy incerta. Si guardò intorno, senza comprendere da quale parte fosse giunta la voce. Ajugo era troppo lontano ed Euredio aveva un tono vocale totalmente diverso.
«Stavi dicendo, Esdy…?» le domandò l’alto monaco, convinto si fosse rivolta a lui. La giovane lo guardò con una sorta di smarrimento dipinto sul volto. Forse le orecchie l’avevano ingannata. Forse erano unicamente suoni trascinati dal vento nella sua corsa serale. Poi, il bisogno, superò la perplessità.
«Mi domandavo se per caso… ha visto mio marito, Padre Euredio.»
«Oh, certo. Era insieme a Sidhe e a Padre Corintho, poco fa. Credo li potrai trovare ancora nel grande salone dell’ala ovest.»
Quindi il monaco gesticolò in modo benevolo con la mano destra, prima di avviarsi in direzione opposta. Lontano, il faro sulla rotta di Valentia Island, cominciò a dare i primi segnali di vita notturna. La luce del giorno se ne stava andando rapidamente. E i riflessi cremisi del tramonto iniziavano a dipingere tonalità calde contro la volta del cielo. Esdy dimenticò la voce. Sempre più convinta di essere stata tratta in errore dai suoi stessi sensi. E per poco, assorta nei suoi pensieri, non prestò attenzione al grido di Padre Ajugo; un attimo prima l’atmosfera sembrava incisa dentro la placida pietra su cui il monastero poggiava le sue fondamenta, un attimo dopo il battito d’ali le schiaffeggiò i capelli: il corvo planò sopra una delle croci celtiche vicine scavate dentro il sasso, e il suo gracchiare stridulo ruppe il sibilo acuto dell’aria. Il volatile, scuro come la pece più nera, rimase fermo ad osservarla per un lunghissimo istante. Gli occhi, due pozze sferiche e voluminose, la immortalarono come l’obiettivo di uno scrupoloso e maniacale fotografo. L’attimo dopo, il corvo riprese il volo svanendo rapidamente alla vista di Padre Ajugo e della più vicina Esdy.
«Corintho mi ha detto che ha ricevuto un messaggio da parte di tua madre. Lei e Annibal si sposeranno il prossimo maggio.»
«Ah!» esclamò la ragazza appena arrivata nell’ampio salone del monastero «suppongo fosse una notizia che dovevamo attenderci. In fondo, sono già trascorsi cinque anni…».
Le parole faticavano a uscirle dalla gola. Esdy ne avrebbe volute dire molte. Su suo padre. Su Kelmith. Poi l’occasione venne a mancare; Sidhe le corse incontro a braccia spalancate «mamma… mamma!» e la strinse forte. La figlia era ormai la cosa più importante della sua esistenza di giovane madre. E anche Syano, il marito che sentiva di amare tanto, era quanto di meglio desiderava per entrare dritta nel suo futuro. Mise a tacere le sgradevoli sensazioni sempre più crescenti dentro lei. Ma le costò una fatica maggiore, rispetto alle volte precedenti.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Precedentemente su Esdy… [ prologo Esdy 5 ]

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Esdy, una giovane irlandese nativa di Rosslare, scopre a un certo punto della sua vita di non essere una ragazza qualunque. Il suo passato è una rete intricata di ricordi sfocati, le cui trame sono tirate da occulte organizzazioni di spionaggio. Il padre Karl O’Brien è un fuggitivo che ha svolto esperimenti genetici su di lei, al solo scopo di proteggerla da un futuro oscuro. Esdy diviene presto obiettivo delle mire di molti personaggi doppiogiochisti e pericolosi, desiderosi di catturarla per sfruttare le capacità psicocinetiche della giovane che, poco alla volta, emergono rivelando potenzialità impressionanti. Al fianco della ragazza si schierano il padre e un piccolo gruppo di uomini fidati, tra cui K-Rosso e Syano. Esdy tenta di far luce anche sulla presunta morte della madre, Gloria Shaw. La donna non è scomparsa, nonostante sia ormai lontana dalla sua famiglia. Ed è proprio in questa occasione, scontrandosi con l’ambiguo Annibal Peter Greatstone, soprannominato il macellaio irlandese, che Esdy perde per la prima volta il controllo delle sue crescenti abilità innate. Questo evento mette sulle tracce della ragazza William Friel; l’irriducibile avvoltoio dagli occhi gialli. L’ex collega di Karl O’Brien si rivela autentico burattinaio, in grado di orchestrare dei piani a lungo termine, manipolando la vita di molte persone. In una giostra di azioni giocate sul filo del rasoio, solo a stento Esdy e i suoi alleati riescono ad avere la meglio. Il cerchio si chiude, dopo anni di tranelli e fughe, di inseguimenti e rovesci di fronte, di amici scoperti nemici e di nemici tramutati in alleati. Sembra che nella vita di Esdy possa giungere un periodo di calma e tranquillità. In cui poter costruire un futuro finalmente felice. Ma tutto non è come sembra; nonostante tra la ragazza e l’agente K-Rosso ci siano delle promesse sentimentali tutte da esplorare, nell’ombra qualcuno pare non apprezzare la piega presa dalla nuova situazione. Syano, in disparte, dopo aver affiancato Esdy per molto più tempo di K-Rosso, comincia ad affilare il suo coltello a serramanico…

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy: in DVD!

Terminata la quarta stagione di “Esdy”, rispolvero un piccolo gioco che ho creato nel dicembre del 2007. All’epoca ho immaginato di dare un volto ai personaggi che popolavano la saga di Esdy. Trattandosi della stagione più “corposa” (la seconda) con ben ventidue passi, l’idea riguardava una ipotetica produzione cinematografica. Oggi, con altre due stagioni successive, trovo più divertente pensare ad un cofanetto in DVD. Quelli che si possono trovare sopra gli scaffali dei centri commerciali, con le serie televisive più o meno amate. Alcuni protagonisti sono chiaramente riconfermati nei loro rispettivi ruoli, altri invece “esordiscono” per la prima volta nella saga della giovane irlandese. Li avete potuti conoscere grazie ai commenti integrativi ai singoli passi che ci hanno tenuto compagnia durante l’intero autunno. Adesso, per la prima volta, il cast lo raccolgo di seguito:

https://keypaxx.files.wordpress.com/2011/12/media9d70c96aa070782ddea3d30108fd30ddsmall.jpg Esdy (Piper Perabo)

William Friel (Willem Dafoe) friel

karl Karl O’Brien (Bruce Willis)

 K-Rosso (Ray Stevenson) krosso

https://keypaxx.files.wordpress.com/2011/12/media2cf3c3bbd5f26cdbc8d659b240df5f0esmall.jpg  Jeremy Irons (S. P. Smith)

 Syano (Jason Scott Lee)  https://keypaxx.files.wordpress.com/2011/12/mediadde8a75a0ecac1b47758523dcda22c8bsmall.jpg

Utopia? certamente si. Ma anche simpatico gioco. Datemi qualche buon fiasco di rosso e fatemi avvicinare un facoltoso produttore… non si può mai sapere…
;-P

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2009. Tutti i diritti riservati.

Esdy4 • passo18di18 – Il volo della libertà

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Come vecchi amici che da tempo non avevano occasione di vedersi si appartarono sul terrazzo della casa. Silenzi di riflessione si intervallarono ai brani dei loro discorsi. C’era molto da dire e sarebbe stato detto con la solita franchezza di sempre.
«Abbiamo corso un grosso rischio con tua figlia, Karl.»
«Vero. Ma non c’era altro modo, Patrick. Ho dovuto sfruttare tutte le mie risorse per giocarmi quest’ultima carta con i pochi contatti disposti a darmi fiducia e rimasti al governo. Sapevo che Esdy era diventata ormai sufficientemente abile. Adesso comincia una nuova fase… di ricostruzione e di duro lavoro. Dovremo rintracciare eventuali ragazzi rimasti al di fuori da questa azione, ma coinvolti nell’ E.S.D.Y., per salvarli da loro stessi e dalle cellule terroristiche. Ho ragione di credere che alcuni nominativi siano stati occultati da William Friel.»
Osservò sempre con lo stesso trasporto e ammirazione il volo degli uccelli migratori di passaggio a Ballycastle. Li seguiva attraversare il cielo, disegnare delle traiettorie perfette e lineari che pennellavano in modo puntiforme l’affresco astratto sopra la costa irlandese: la stagione stava cambiando e le sue stesse ossa glielo annunciavano ormai con fermezza. Ma quella in arrivo serbava più la fragranza di una nuova primavera.
«Avevo scordato quanto fosse bello stare a guardarli.»
«Da quanto non lo facevi, Patrick?»
«Da… da un giorno abbastanza lontano, ormai» concluse con un triste ma sollevato sorriso sulle labbra rivolgendosi all’amico Karl «quindi è tutto finito. Un incubo che ha accompagnato Esdy e la tua famiglia per troppi, troppi anni.»
«É finita, si. William Friel non sarà più una minaccia per nessuno. Gloria ha scelto la sua strada, ma ho ritrovato mia figlia.»
«Beh forse, oltre a tua figlia, hai guadagnato anche qualcosa d’altro…» aggiunse l’inglese con aria divertita, indicando con un cenno del capo Esdy e Kelmith all’ombra del porticato. Dopo che gli agenti del controspionaggio avevano prelevato William Friel prosciogliendo gli O’Brien da ogni persecuzione, il piccolo gruppo che si era trasferito a Rathlin Island era ritornato subito indietro e K-Rosso si era incaricato di curare personalmente le ferite di Esdy riuscendo a star da solo con lei.
«Grazie, cavallino… se non avessi avuto te non so davvero come sarei riuscita a cavarmela.»
Sussurrò la ragazza di Rosslare abbracciandolo con il braccio destro e carezzando dolcemente il collo di Puck Baby con la guancia. L’Irish draught dal manto grigio sembrò risponderle a bassi versi, mentre ondeggiava dolcemente la criniera e roteava i grandi occhi scuri.
«Dovrai stringere i denti per un po’… ti verranno fuori parecchi lividi, domani. Ma quello che mi preoccupava di più, il tuo braccio sinistro, non è slogato. Si tratta soltanto di un grosso ematoma che ti impedirà di usarlo al meglio per qualche giorno; considerando quello che hai affrontato possiamo dire che sei stata fortunata.»
Esdy lo guardava con attenzione durante il medicamento, era stupita di come un uomo dalla corporatura irrobustita per gli scontri fisici fosse capace di tanta delicatezza. Ma era stupore o qualcosa di più quello che avvertiva crescere dentro si sè?
«Il sole sta per tramontare… credo che sia un bello spettacolo vederlo dalla scogliera. Che cosa ne pensi?»
Kelmith Radenstein accovacciato a riavvolgere le bende inutilizzate si fermò, sollevò la testa e il suo viso parve colorarsi degli stessi raggi che illuminavano il cielo; «vieni…» si limitò a rispondere porgendogli la mano. Lei seguì il suo gesto offrendogli la propria e insieme si incamminarono verso la parte più alta di Ballycastle, dove l’odore del mare si mischiava con quello della sera e il vento pungente sfiorava la roccia incuneandosi con vigore attraverso le fenditure che il paesaggio  formava come denti di un pettine. Avvolta da una indescrivibile sensazione di tranquillità e serenità che non sentiva da troppo tempo, Esdy si chiese se era arrivato il suo momento per riprendere a vivere. Non ne aveva alcuna certezza e poteva affidarsi solamente alle sue sensazioni. Stava lentamente venendo a patti con il disagio della propria identità e aveva ritrovato i genitori creduti persi; perlomeno adesso sapeva che entrambi erano vivi. Inspirò il profumo di salsedine e lasciò che le scorresse dentro, si: se esisteva un momento per ridefinire una vita non poteva essere che quello. Serrò la mano attorno al braccio di Kelmith e strinse il corpo contro il suo. Il volo migratorio che riempiva l’orizzonte di Ballycastle quella sera era un volo diverso, era un volo di libertà.

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Finito di occuparsi dei compiti che riguardavano la vigilanza della casa di Sir Patrick Smith e che si era assunto l’onere di portare a termine, Syano decise di prendersi del tempo per se stesso. Passeggiò a pochi metri dal padrone di casa e da Karl O’Brien intenti nei loro racconti sulle esperienze vissute negli ultimi anni e seguì con lo sguardo Esdy e K-Rosso che si allontanavano verso la parte alta della scogliera. Si sedette su un masso, non visto, senza distogliere gli occhi da loro e sfilò un coltello a serramanico dalla tasca posteriore con una pietra per rifilarlo. La pietra scorreva senza sosta lungo la lama d’acciaio e lo sguardo restava fisso… e gelido.

ESDY SALUTA I SUOI LETTORI CON QUEST’ULTIMO PASSO DELLA QUARTA STAGIONE E LI RINGRAZIA PER L’AFFETTO DIMOSTRATOLE…

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2009. Tutti i diritti riservati.

Esdy4 • passo17di18 – Il volo della libertà

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Qualche tempo prima…

L’abbraccio era durato per un tempo molto lungo prima che padre e figlia si staccassero per guardarsi negli occhi lucidi.
«Ho desiderato così tanto di poterti rivedere, di poterti rimanere accanto… ci sono così tante cose che dobbiamo dirci!»
«Lo so, Esdy. Negli ultimi anni abbiamo avuto poche occasioni di condividere il nostro tempo; ma non ho potuto fare altrimenti. Quello che ti ho raccontato su William Friel ha la precedenza, adesso. Se ci atterremo al piano che ho elaborato ci sono elevate possibilità che, finalmente, la nostra vita da fuggiaschi cambi radicalmente, in meglio».
Karl O’Brien, apparendo all’improvviso come era solito fare, aveva svelato a Esdy le vere ragioni della sua latitanza, del suo agire nell’ombra per riuscire a mettere alle corde il letale e vero nemico della loro famiglia. Consigliando alla figlia di raggiungere Sir Patrick Smith a Ballycastle e di intraprendere, insieme a Smith, una missione molto pericolosa, ma necessaria.

Ora…

Incredulo. Così si sentiva l’avvoltoio dagli occhi gialli. Incapace di credere che stava accadendo davvero a lui. Il manipolatore per eccellenza, l’uomo che aveva dato scacco al controspionaggio, instaurando con abilità rapporti proficui con le organizzazioni terroristiche più feroci sulla piazza. Eppure il liquido caldo e rossastro che avvertiva scorrere dalla mano ferita non ammetteva smentite; lui era stato giocato.
«Alzati, verme!» lo intimò K-Rosso a pochi metri dal suo fianco sinistro, saldo sulle gambe e con il dito che carezzava nervoso il grilletto della pistola.
«Ti prego, Kelmith; ci occorre vivo!» fece eco una preoccupata Esdy. Il rombo improvviso dell’elicottero che spuntò da dietro la collina si guadagnò l’attenzione dei tre, il veivolo che mostrava le insegne del governo irlandese atterrò vicinissimo permettendo a una squadra armata di militari accompagnata da Karl O’Brien di raggiungerli a piedi.
«Stavolta sei arrivato in tempo, mio vecchio Karl… questo agente ha dato di matto e voleva uccidermi. Era da tempo che sospettavo la sua mancanza di lealtà verso il paese, la sua corruzione. Ha ucciso i miei uomini e avrebbe ammazzato anche tua figlia!» dichiarò William Friel con un filo di voce rotta dal dolore della ferita.
«Risparmia la commedia, William. Abbiamo visto e sentito tutto; hai delle cimici che ti controllano da ore. Syano aveva il compito di fartele scivolare addosso. E, credimi, essere ucciso probabilmente sarebbe stato il male minore considerando i capi di accusa che ti stanno per piombare addosso.»
Così, il padre tornò ad abbracciare la figlia.
“Vedrete” rimuginò invece cupamente l’avvoltoio dagli occhi gialli mentre veniva preso in custodia dai militari “vedrete…”

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Esdy4 • passo16di18 – Il volo della libertà

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Se avesse dovuto dare una descrizione all’emozione del momento si sarebbe trovato in seria difficoltà; odio? delusione? frustrazione? forse. Mentre percorreva gli ultimi metri si era reso conto che il senso di vuoto che lo infastidiva non si poteva colmare facilmente. Non con la sola cattura di Esdy. Anche ora che la vedeva in piedi, stordita e ferita, con le mani raccolte dietro il capo, circondata da una squadra di agenti, la soddisfazione era un parente lontano dei suoi pensieri. William Friel provava invece una sorta di ammirazione nei suoi confronti; quella piccola seccatura dalle grandi potenzialità, che lei stessa a malapena intuiva, gli aveva provocato più danni di chiunque altro si fosse mai messo sulla sua strada. In qualche macchinoso sistema la giovane era riuscita a far crollare la torre come un castello di carte. Anni di sperimentazioni, di progetti, di tradimenti e sacrifici erano persi nella polvere; tutto era stato inutile. La moneta di scambio con le organizzazioni del mondo intero era evaporata come neve al sole ed Esdy lo guardava soddisfatta, consapevole di aver posto fine alla sua minaccia.
«Agente Milligan!» disse a poca distanza dal gruppo.
«Si, comandante Friel?». L’attimo successivo il corpo di Abe Milligan scivolò al suolo, in mezzo alle macerie, privo di vita. La pistola di William Friel esplose altri sei colpi, in rapida successione con precisione mortale. E altrettanti agenti caddero uno dopo l’altro, come mosche dalle ali tarpate. Colti di sorpresa, impossibilitati a una qualsiasi reazione.
«Assassino! maledetto mostro!» gli vomitò contro Esdy, pur immobilizzata per lo choc, mentre la canna fumante dell’arma già la inquadrava.
«Mostro? hai ragione, si. Io almeno so quello che sono. Tu che cosa sei, ragazza, lo sai?»
«Esdy O’Brien, figlia di Karl e Gloria O’Brien. Figlia di quelle persone che hai rovinato e che non ti perdoneranno mai per essere quello che sei!». L’avvoltoio dagli occhi gialli rise, una risata fredda e isterica, nata da una sottile linea tra ragione e follia perennemente in bilico «non cerco alcun perdono. Per la verità, in questo momento, non cerco più nulla. Da domani dovrò ricostruire altrove, partendo da nuovi progetti, nuove alleanze. Questo significa che devo seppellire il passato; non mi sei più di alcuna utilità, Esdy.»
Sulla loro sinistra si alzò lo sciame; uno stormo di uccelli migratori che si stava spostando verso altre terre in cerca di un luogo migliore. Il fragore delle onde coprì il colpo di pistola che si aggiunse agli altri sette esplosi poco prima, piegando il bersaglio in ginocchio e senza più speranze.


Autore testi: Keypaxx © Copyright 2009. Tutti i diritti riservati.