La più bella del reame

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Il giovane pigro e ormai ben maturo negli anni prese in considerazione i continui suggerimenti dei genitori: «Carletto caro, noi ti vogliamo tanto bene lo sai. Ma ormai l’età avanza e sarebbe meglio tu ti trovassi una brava ragazza per metter su famiglia» lo pregavano padre e madre.
Il giovane pigro e ormai ben maturo negli anni cominciò ad annoiarsi di condurre sempre la stessa vita e, più per curiosità che per bisogno, decise di cominciare a guardarsi intorno. Ma la ricerca sembrava non portare ai risulati sperati. Le donne che sarebbero andate bene alla madre erano ormai sposate, le donne che sarebbero andate bene al padre erano ormai già mamme. Perciò, più per curiosità che per necessità, Carletto cominciò a guardare dove padre e madre non consigliavano di guardare. “Ma in fondo” disse tra sè e sè “cosa mai potrebbero sapere di donne due anziani genitori?” Così si mise alla ricerca di ragazze dalle qualità differenti di quelle consigliate e ne trovò in quantità considerevole. Essendo troppo pigro per fare delle noiose e lunghe selezioni puntò ben presto alla più bella tra loro; alta e bionda, con occhi color del cielo, con curve generose e pelle ambra, con esotico accento straniero. Senza perder ulteriore tempo, il giovane pigro e ormai ben maturo negli anni andando contro la sua stessa natura, la portò immediatamente all’altare.
«Siamo contenti Carletto. Avremmo voluto per te una ragazza diversa, ma l’importante è che tu sia ormai accasato. Però non capiamo come tu possa esser così triste.» Dissero i genitori.
«Sono triste perchè mi sono reso conto che dovevo darvi retta prima; per essere diversa, diversa lo è davvero. Ho scoperto dopo il matrimonio che viene dal Brasile e si chiama Marcelo.»

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2011. Tutti i diritti riservati.

Ma che bella addormentata nel bosco

Aurora-Rosaspina si risvegliò nel bosco. Era adagiata sopra un letto di piume d’oca e di struzzo ed aveva dormito per oltre cent’anni. Il tempo non era affatto riuscito ad intaccare la sua beltade, come potè constatare rispecchiandosi sul riflesso ondeggiante del lago vicino. Della perfida Malefica, colei che aveva gettato un’incantesimo, appunto, malefico, non v’era traccia alcuna.
Ma neppure del depositario del suo risveglio: il principe dal bianco cavallo e amor suo eterno.

Però che strani tempi sembravan quelli: i bucaneve e le margherite parevan sbiadite e, oltre la collina fiorita, anzichè un incantato castello, prendeva posto un caseggiato ricco di finestre e camini ricolmi di fumo.
Perchè mai il suo promesso non si vedeva? E come ingannare l’attesa del suo arrivo e del bacio che l’avrebbe rapita per una vita?

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Aurora-Rosaspina trovò insperato rimedio; un contadino appisolato sotto un vecchio albero mezzo sradicato e poco distante, che teneva tra le mani un fiasco di rosso ancor sigillato ed un altro svuotato.
«Un goccetto, per riscaldar lo stomaco e passar il tempo…»
Sussurrò avvicinandosi, mentre l’uomo borbottava aprendo gli occhi.
Così avvenne, che il principe promesso sbucò dalla collina, in abiti eleganti ma senza destriero. «Sono in ritardo… dannata sveglia del cellulare  con la batteria scarica, e dannato chiodo che mi ha forato la smart!» Ansante e sudaticcio, si avvicinò al letto di piume d’oca e di struzzo.
Si chinò per baciare la sua promessa, ma si rialzò spaventato ed inorridito. La donna era sfatta, piena di rughe, con un grosso bitorzolo sul naso e con un alito pregno di vino; di femminile non serbava nulla.
Quatto quatto, il principe si defilò da dove era sopraggiunto. Ripromettendosi che non avrebbe mai più tardato in vita sua.
«Hic..» Da un vecchio albero mezzo sradicato, dove era scivolata fortemente brilla scambiandosi di posto con il contadino, Aurora-Rosaspina emise quell’unico suono prima di ricadere tra le braccia di Bacco e dormire altri cent’anni ancora…

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2009. Tutti i diritti riservati.

Tre orsi campagnoli

Sulla capanna in cima alla collina vivevano tre orsi campagnoli; il vecchio orso Cucciolo, la sua compagna Muttley e il giovane orsetto Bimbo figlio dei due. I due orsi maschi erano accuditi dall’orsa Muttley che si prodigava nelle faccende domestiche e nelle questioni alimentari; aveva preparato un servizio di tre piatti tutto particolare, ognuno sbeccato in un punto preciso che soltanto lei conosceva. Infatti, quando orsetto Bimbo tentava di dare una zampa in cucina, puntualmente sbagliava l’ordine delle posate. Irriconoscibili a occhio normale ma perfettamente identificabili per l’orsa mamma. Il piccolo figliolo, per quanto vivesse senza troppe preoccupazioni, con un tetto sopra la testa e con dei pasti completi ogni giorno, avvertiva però un senso di solitudine e tristezza; nessun altro orsetto con cui giocare e l’unica compagnia quella dei due vecchi orsi grandi e brontoloni. Così cominciò a passare ore e ore affacciato alla finestra della sua piccola cameretta, nella speranza di veder passare qualche nuovo potenziale compagno di giochi con cui trascorrere le giornate sopra il lettino a mezza piazza.

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Un giorno come gli altri orsetta Muttley si dedicò al rituale del pasto, cercando di metter zampa ai tre piatti sbeccati e accorgendosi che ne mancava inaspettatamente uno:
«Ah! è sparito il piatto di orso Bimbo! dove gli darò mai le pappe ora?».
Preoccupata si precipitò nella camera del figliolo trovando il letto sfatto e le poche cose disordinate a terra.
Tra le altre, in parte sul pavimento e in parte sotto il letto, vide il piatto sbeccato con i resti di cibo e due forchette ai lati opposti. Dalla finestra aperta le giunsero due voci e riconobbe immediatamente quella del proprio sangue; era seduto accanto ad una panda, con un occhio scuro e uno chiaro, piccolina e dal pelo stropicciato. Orsa Muttley avrebbe voluto obiettare qualcosa, ma venne fermata da due eventi inattesi: orso Cucciolo che si schiarì la voce alle spalle, e orso Bimbo che, per la prima volta da tanto tempo, sorrise felice.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2009. Tutti i diritti riservati.

Attenti al lupo!

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Il lupo se ne stava acquattato dietro una grossa quercia secolare  per cercare di placare il languore che avvertiva al suo stomaco peloso. Da qualche giorno era costretto a cibarsi di bacche e frutti selvatici che gli lasciavano un gusto amaro sul palato procurandogli anche dei fastidiosi capogiri all’ora dei pasti.

Nei paraggi eran giunti altri lupi. I nuovi venuti parlottavano tra loro in una lingua incomprensibile ed inizialmente elemosinavano miseri bocconi di carne altrui con gran mestizia. Poi però si organizzarono marcando le zone di competenza (sempre più estese di quella del lupo) e le vettovaglie già striminzite scomparvero del tutto.

Ma il lupo, ottimista per natura, non si perse d’animo. Ed aspettò, giorno dopo giorno, un bel bocconcino da divorare. Le bambine non eran più quelle delle favole. Alcune fumavano, altre annusavano strane polverine speziate, altre ancora giravan con le gambe di fuori. Ed alcune stazionavano attorno ai cipressi in attesa dei passanti. Poi arrivò una bambina diversa. Dall’aspetto dolce e delicato, dai grandi occhi azzurri, le membra tenere e candide.

“Una vera leccornia, invero!” meditò il lupo assaporando il banchetto. Le si avvicinò con modi forbiti e galanti, salutandola cordialmente con un inchino. Proponendosi di accompagnarla per un tratto di strada. Cappuccetto Rosso, di rosso vestita e dalle gote vermigliate, accettò di buon grado il cortese invito. Camminarono insieme, la bimba raccontando la sua storia ed ondeggiando al braccio una borsetta che odorava di cibo e pane fresco.

Un cielo terso e contornato dalle alte foglie degli abeti che spiovevano come gocce smeraldine, suggerì di riposar i piedi stanchi dietro un cespuglio di more e lamponi. Il lupo aveva un’aria radiosa e serena quando scivolaron oltre la siepe.

Dopo un po’, Cappuccetto Rosso, di rosso vestita e dalle gote ancor più vermigliate, si rimise sul sentiero.

Stiracchiò le braccia e ruttò con vigore. Fischiettando allegramente proseguì sola soletta verso la casetta della nonnina…

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Autore: Keypaxx © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati.

La pasqua di Bianconiglio

Bianconiglio attraversò il bosco di gran carriera. Il suo unico problema, come sempre da quando lo avevano creato, era quello di non fare tardi.

Passò tra i cipressi trotterellando con la sveglia al collo che penzolava ondeggiando irrequieta quanto lui. Attraversò un corto pontile posto sopra un ruscello dai riflessi colorati d’argento ed azzurro marino.

Le travi levigate dal trascorrere del tempo traballarono sotto le zampe che vi saltellavano veloci facendolo preoccupare qualche istante per un bagno indesiderato. Si inoltrò tra le siepi oltre il boschetto.

Fiancheggiando cespugli di more e fragole mature che facevano venire l’acquolina in bocca. Ma non si fermò. Sarebbe arrivato tardi e non poteva permetterselo. Calpestò un prato di margherite e viole. Falciando involontariamente alcuni petali nel passaggio. Poi giunse ad uno spiazzo occupato solo da terriccio e sassi e circondato da pini, salici e rododendri in fiore. Era in orario.

Non poteva sbagliarsi su questo. Eppure Alice non si vedeva. Con un sospiro di sollievo notò l’assenza anche delle guardie della regina e dell’antipatico Stregatto che tante noie gli aveva portato in passato.

«Cerchi Alice..?»
gli disse l’uomo comparso all’improvviso davanti a lui.


«Si, si… ma non la trovo… eppure.. non sono in ritardo! Guarda… vedi la mia sveglia? Segna esattamente le dodici… Non sono in ritardo!»
ripeteva sconsolato e preoccupato.


«No… non lo sei. Ma ti vedo stanco. Sdraiati un po’ vicino a me. Riprenderai fiato e potrai tornare a cercare Alice..».


Bianconiglio accettò la proposta dell’uomo. Questi attese che chiudesse gli occhi, preparò le uova e prese il coltello da macellaio indossando il grembiule bianco…

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TANTI, TANTISSIMI AUGURI
DI UNA SERENA PASQUA

A TUTTI QUELLI CHE PASSAN DI QUA.
DAL VOSTRO ALIENO DI FIDUCIA!

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