L’insostenibile leggerezza dell’essere

Cosa centra il romanzo di Milan Kundera con il mio presente post? sostanzialmente nulla. Però mi son detto; “se Antonello Venditti ne ha fatto una canzone (con tutto il rispetto per il cantautore romano che ascolto sempre volentieri)… perchè non posso citare anch’io l’opera?”
Che poi, parliamoci chiaro, in spietata sintesi, il romanzo del ceco Kundera, analizza quanto le decisioni prese nel corso della esistenza siano di poca importanza e “leggere”, trascurabili, prive di significato se paragonate alla vita stessa. Nell’ottica delle leggerezze perciò, cosa potrebbe esserci di più incorporeo di una giornata di ferie?
Eh si, alla fine, il machiavellico gioco di parole che ha scomodato persino una celebre opera, solo lì va a parare, per rendere la questione più.. interessante; come ho trascorso le mie vacanze.

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Non soltanto sulla amaca, in definitiva. Ma anche con qualche “giretto” fuori porta. Amo il lago. Avendo quello di Garda quasi a portata di braccio, me ne sono fatto una bella scorpacciata.

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In quel di ferragosto, con la sveglia all’alba per evitare la punta maggiore del traffico, la mia fedele digitale al seguito ed acqua fresca a volontà (giorno particolarmente caloroso il 15…), mi sono avventurato in una lunghissima camminata lagunare fiancheggiando le onde. E’ meraviglioso essere investiti dalla generosa brezza di Sirmione.

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E mi mancava da molto. Questa volta però ne ho portato con me un bel pezzo, imprigionato tra gli scatti. Per quanto sia possibile trattenere l’acqua nel pugno..

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(“…l’acqua che stringi nel pugno non la puoi fermare, si libererà…” Visioni [Juri Camisasca]).

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Stand-by…

E’ stato un anno solare molto faticoso per il sottoscritto, quello che si conclude con l’arrivo della pausa estiva. Problemoni di lavoro ancora irrisolti, sogni e progetti che tardano a concretizzarsi per un’indole cronica tardiva in se stessa. Quest’estate poi, sarei dovuto andare in Irlanda; meta carezzata a lungo ma, come spesso accade, troppa bramosia porta ad un nulla di fatto. Poi, ripensandoci; ma chi me lo fa fare di trascorrere ore ed ore imbottigliato nel traffico dell’esodo vacanziero, giungendo alla meta più stralunato che alla partenza? Si, beh, sto solo cercando di guardare la bottiglia mezza piena.. Però ecco quello che intendo fare: non vivo oppresso dalla urbanizzazione cittadina,  bensì in una casetta sui colli, attorniata dal verde, a poche decine di metri dal bosco, con un giardino esteso e corredato da piante ed olivi che può tranquillamente ospitare le mie membra anche per questo periodo estivo. Sapete? quando penso a dove vivo mi rammento spesso, con un sorriso, alcune strofe del testo di una delle più divertenti canzoni, forse tra le meno conosciute, di Zucchero; Niente da perdere:

Com’e bella la mia casina…Babe
Sulla punta della collina
Da qui si domina la valle…Balle
E tu sei il mondo in rovina
Qui fioriscono fiori in mano…Babe
Signorina doppio gioco,
Ma come vedi dopo il tuo uragano…Strano
Beh diventa giallo il grano….

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Quindi, ancora un paio di giorni, mi procuro una bella amaca, da stendere tra due pini in giardino, e mi preparo a staccare la spina per un po’… Ci si risente attorno all’ultima settimana di agosto, più o meno, salvo qualche incerta puntatina prima o crisi di astinenza da splinder. Vi auguro grandiose vacanze e, se vi avanza un’amaca, dalle mie parti c’è posto per stenderla…

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Corso di nuoto (le mirabolanti avventure di un alieno in acqua)

Cari keypaxxiani, dovete sapere che il vostro alieno di fiducia non ha mai imparato a nuotare in acqua. Ma anche che, come fa spesso, quando gli salta la mosca al naso è capace di prender decisioni in un batter d’occhio. Così, un bel mattino, decido di iscrivermi al mio primo corso di nuoto; principianti zero (per gente che con l’acqua ha un rapporto quasi conflittuale. Sebbene, tengo a precisare, mi concedo docce ricorrenti!). Le prime lezioni mi evidenziano già tra i primi del corso (e ti credo; sei iscritti in totale), e fanno risaltare la mia attitudine all’apprendimento (in fondo, quando l’unico istruttore uomo, una faccia da Borat che non vi dico, me lo becco io, che altro posso fare se non rigare dritto e imparare senza fingere annegamenti controproducenti?).

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Tuttavia, superando il metro e ottanta di altezza, trovo subito delle marcate difficoltà nello stendermi con tutto il corpo. Con la punta dei piedi tocco ripetutamente il divisorio delle varie corsie. Specie quando, attaccato al parapetto, l’istruttore (sotto il metro e settanta; lui!) ci spinge ad allungarci sulle braccia. Per farla breve, dopo due/tre lezioni, ci porta sulla parte più profonda della vasca. Dove, pure in punta di piedi, non tocchi. Per il mio citato problemino, sbatto con i piedi sulla transenna divisoria e perdo per qualche istante il controllo. Dimenandomi verso il basso. L’istruttore allunga la mano preoccupato. Beh, che vi credete? Mai provata la sensazione di affogare? Pensate che una mano basti a salvare un alieno? La afferro saldamente e… l’istruttore finisce in acqua con me. Mentre io, da solo, raggiungo la sponda, a venti centimetri di distanza, evitandomi di annegare in tre metri d’acqua. Che scena epocale; io aggrappato vedo l’uomo venuto dal Kazakistan bere cloro accanto a me, e l’istruttrice del corso B, di fianco a noi, sorreggere l’allievo in acqua.
Ho imparato alla fine a nuotare? Me lo dirà l’insegnante del principianti livello uno. Suppongo…

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Fotografando…

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Qualche mesetto fa ho acquistato una piccola digitale. In realtà una digitale semiprofessionale. Una canon che mi tornasse utile anche nel mio lavoro di creativo. Una scelta azzeccata, debbo aggiungere.

Tanto da farmi mettere “in soffitta” la vecchia automatica precedente a pellicola. Non per una questione qualitativa (poichè quella a pellicola poco ha da invidiare alla digitale), ma per una questione legata alla praticità.

Trasferire i propri scatti direttamente sul mio mac comporta un risparmio di denaro e tempistiche che non ha paragoni con il metodo precedente. Per alcuni il risultato appare più freddo rispetto alla pellicola. Sostanzialmente il discorso è accostabile al cd rapportato al vecchio vinile. Il suono di quest’ultimo ritenuto più caloroso rispetto a quello riprodotto dal laser.

Può essere. Ma, sinceramente, per il mio utilizzo ciò è irrilevante. I vantaggi superano i presunti svantaggi.
Anni fa, uscendo in qualche gita fuori porta con una vecchia e defunta compagnia, venni spesso braccato dal passante di turno.

«Può farci una fotografia..?» mi chiedevano.
Sia che fossi in un parco, in un castello, al lago od in montagna. Ho perso il conto delle volte. Immancabilmente il sottoscritto veniva riconosciuto come il “fotografo viaggiante” (eppure non sempre mi portavo la fotocamera al seguito).

Alla fine ci ho preso gusto. Non mi ritengo un fotografo professionista. Però me la cavo discretamente. Quindi ho iniziato a fare scatti su scatti. Archiviando. Sperimentando.

Non produco opere d’arte. Ben me ne guardo dal ritenerle tali. Non ricerco soggetti o pose particolari. Catturo l’attimo. Quello che mi suggerisce il momento. Alcune volte il risultato può piacere, altre no. Beh, sorvolate. Questo mica è un blog di fotografia, no? Ma l’immagine, bene o male, fa parte del mio quotidiano.

Perciò ve ne posto un paio. Eventualmente, per rifarvi gli occhi, potete sempre ripiegare sul National Geograpich…

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Autore: Keypaxx © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati.

Stelle


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Parlare di stelle non dovrebbe essere difficile per un alieno. In fondo ci vivo dentro. Le percorro. Attraverso nebulose e galassie. Alcune vicine, altre lontane. Lontanissime.

Eppure, le stelle di cui intendo scrivere stavolta, sono corpi celesti diversi. Non per questo meno luminosi. Ognuno di essi ha una sua luce. Una sua ragione d’essere. Questo blog nasce nell’aprile del 2006. Un annetto fa, quindi. Da allora molti stravolgimenti lo hanno investito. Inizialmente aveva un altro nome: Superstars of Wrestling. Era un blog monotematico. Scrivevo solo di wrestling per visitatori importanti ma di nicchia. Quindi, trasformai verso la fine dello scorso anno, il tutto in un blog diverso. In cui scrivo racconti. Cercando di affinare uno stile che, bontà vostra, è stato inteso ed apprezzato.
Permettendomi di superare da poco il traguardo dei 20.000 contatti. Per alcune realtà in rete persino pochi, per altre moltissimi. Per me un risultato che devo soltanto a voi. E che sino a pochi mesi fa mi era assolutamente impensabile.

Alcune stelle sono rimaste nella mia rotta. Altre, come giusto che sia, hanno preferito brillare altrove. Altre ancora sono giunte a splendere numerose. Rammentare qui tutte le stelle che han brillato lungo il viaggio è impresa ardua. Ingenerosa. Poichè, di sicuro, scorderò qualcuna di esse. Chiedo venia perciò in anticipo. Stringendole in un abbraccio ipotetico. Riscaldandole ancor prima di iniziare il mio piccolo e grande elenco. Ma non posso non ricordare la prima. Quella del druido Faus74 che, sebbene non mi perdonerà mai il cambio di rotta, continua a seguirmi. Lungo il percorso ne sono giunte altre. Non meno importanti.

Quelle che rappresentano la mia rotta sicura e quotidiana, o quasi. Tra cui (in rigoroso ordine alfabetico) Ceinwyn, Dreamt, FataZuccherina. Quelle che seguono la rotta spessissimo come AdorabileCla, ambradoris, Anemy, AnOnimo, Arsek, bastapoco, BradipoSognante, capuncione, claudioarzani, cristalpen, D3SY, Eleonoraely, enricoan, femme, gata78, gianniepinotto, ginevraasia, gemmalove, GiardiniDiMaya, goodnightmoon88, IrinaP, JollyRoger, Yaila, Katherjne, LaToNaScOsTo, LittlePot, LukeFante, ManualediMari, marleneinnoir, MassimoT, onlyyou, Orsastella, paugirl02, pennastilo, qualquna, Stefy71, soffiodimaggio, StellaCeleste, troppogenuina, ventidiguerra, ViolaPassione. Tante preziose ed insostituibili stelle che lasciano commenti ai miei scritti con una certa frequenza. Poi, ovviamente, ci sono le stelle dietro. Quelle che io stesso non conosco. Presenti sulla rotta ma in maniera silenziosa. Che preferiscono non lasciare segni della loro presenza. Che osservano silenti.

Spesso ho letto della presunta freddezza della rete. Eppure qui mi sento a casa. Anche la casa è vita. Nello specifico da alieno. Queste stelle, tutte queste, mi riscaldano in egual modo. Permettendomi di navigare senza sentir trascurato quello che faccio.

Grazie stelle.
Grazie per esserci.

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Autore: Keypaxx © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati.

Senza titolo 1

Tempo fa, una persona molto speciale, mi chiese per quale motivo nel mio blog io non abbia mai parlato di me stesso.
Naturalmente, in quest’ottica, ci sono i miei scritti.
Lì, nel bene e nel male, una persona (lo scrittoruncolo) manifesta se stesso.

Il quesito però era legittimo. E mi colse di sorpresa. Come quelle cose che si danno sempre per scontate (e scontate lo sono, per noi stessi).
Non ricordo con precisione la mia risposta. Ricordo però che ci misi qualche attimo a metabolizzare la domanda.

Probabilmente la ragione principale sta nella mia riservatezza. Qualità/difetto che nella società contemporanea risulta essere quasi un sacrilegio. Dove l’apparire sempre e ad ogni costo, undicesimo comandamento, surclassa e soppianta gli altri dieci.

Ora, per compensare parzialmente questa lacuna, ho deciso di aprire questo nuovo Tag. Se sarà un episodio isolato soltanto il tempo può dirlo.

Su vita da alieno di questa tarda nottata svelo come ho passato la serata di venerdì.

Serata dove il protagonista è stato un altro blogger della grande famiglia di splinder (poichè così mi piace pensarla) che ho il privilegio di poter annoverare tra i miei amici di rete e, da stasera, tra i miei amici anche al di fuori della rete.
Mi riferisco a Massimo Turrata, responsabile e creatore di
Fiori di vetro.

Titolo del blog ed anche del suo ultimo libro pubblicato.

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Dopo un tragitto di un oretta e mezza in A4, sono uscito in quel di Peschiera per raggiungere Valeggio sul Mincio.
Qui, il mio incredibile intuito, mi ha fatto avvicinare tre persone in successione per chiedere informazioni.
Due stranieri, pratici del posto quanto me, ed un italiano appena uscito dal bancomat con occhio sospettoso nei miei confronti.
Per fortuna il paese non è particolarmente grande e raggiungere la Casa Gaetano Toffoli, luogo in cui si svolgeva la serata, non è stato alla fine molto complicato.

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Massimo autografa il libro

Insieme a decine di altri presenti ho potuto assaporare la presentazione dell’opera che si è avvalsa di Luciano Fornari quale relatore.
In un paio di ore la dialettica di Massimo e di Fornari hanno saputo trasportarci attraverso le pagine del libro, regalando immagini su carta ed emozioni nella lettura di alcuni significativi passi.

L’autore giocava in casa essendo originario del posto.
Ed è stato veramente gradevole notare come parecchi presenti di età non più verdissima fossero particolarmente legati all’intera famiglia di Massimo.

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Dopo un iniziale e comprensibile imbarazzo sono fioccate le domande dei presenti (comprese quelle del vostro alieno di fiducia).
Interrogativi e curiosità sull’opera. Ma anche squisiti aneddoti sulla giovinezza del Turrata.
Il tutto condito dalla sapiente e gustosa ironia del Fornari.
Lo scrittore ha parlato a ruota libera.
Evidenziando il suo attaccamento al "pargoletto" cartaceo, dialogando in modo semplice ma esaustivo, rivelando futuri ed interessanti progetti.

Naturalmente, a fine serata su consenso del buon Massimo, ne ho approfittato per fare qualche scatto.
Giusto per lasciarvi una testimonianza, spero gradevole.

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Massimo in primo piano con l’opera

Fiori di vetro si preannuncia già come un buon successo letterario di cui editore ed autore si dicono già potenzialmente soddisfatti.
Narra in tredici capitoli la vita di tredici personaggi diversi (eppure molto simili l’uno all’altro). Facendo gustare i sapori dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta.
Decantando alcuni aspetti della vita in modo anche ironico, estremizzato.

Un occasione sicuramente ghiotta per seguire uno scrittore capace con diverse frecce al suo arco…..