Flash e il virtuale

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In fondo non sono passati molti anni da allora, sebbene possa sembrare un’altra vita. Eppure non è stato sempre così. Quando ci si doveva incontrare, bastava un luogo di ritrovo comune: talvolta la biblioteca, altre volte il bar sotto casa, oppure il parco dall’altra parte della strada. Gli incontri avvenivano per il piacere che accadessero. C’era il volto, c’era la voce, c’erano gli odori, c’era il tatto. Oggi, anche se molte cose sono state abilmente replicate e molte altre lo saranno in futuro, non è più così. Lo vedo con i ragazzini del circolo di fotografia, tutti a chiedermi se ho un profilo sui social network. Lo vedo con la mia piccola amica al primo piano del palazzo di fronte, presente in ogni angolo della rete con le sue storie adolescenziali, le sue fotografie con le ultime scarpe alla moda.
Ora gli incontri avvengono sul web. Il progresso ha permesso di avere centinaia di amici, tanti quanti si potevano conoscere in una vita intera. I ragazzi trascorrono interi pomeriggi, intere serate a raccontare, spesso a un amico virtuale che non vedranno mai, le loro ansie e le loro gioie. Nascono amicizie e nascono amori, nascono delusioni e nascono dolori, nascono invidie e nascono rancori. Tutto viene vissuto amplificato, la cassa di risonanza non è più il quartiere e nemmeno la città: la cassa di risonanza diventa il mondo intero. In un certo senso vengono anche abbattuti i pudori e le riservatezze, si mira a condividere le proprie emozioni e le proprie passioni. Ma, lo ricordo, non è stato sempre così. Per chi ha conosciuto la realtà fuori dal virtuale, per chi è ancora capace di non lasciarsi catturare dalle mode del momento, esiste ancora la biblioteca, il bar sotto casa e il parco dalla parte opposta della strada. Esistono. Così chiudo le finestre, spengo il pc e gli interruttori della luce, rivesto la mia pelle con due dita di profumo ed esco. Con me la mia fedele macchina fotografica. Alle spalle un mondo virtuale che lascia spazio al reale.

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Nella ideale parte di Flash ho scelto dal 2010 Sandra Bullock.

L’amore ferisce in Italia e Spagna

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Milano e Barcellona sono due delle città europee che sprigionano più fascino. La prima, non serve ricordarlo, è sovente ritenuta la capitale morale d’Italia, laddove la moralità è intesa semplicemente come un fattore d’importanza economica e culturale. Milano, insieme a Parigi, Londra e New York è conosciuta come la capitale della moda, perché qui hanno casa – e sede – stilisti e aziende che muovono l’industria mondiale del settore. La città lombarda regala sogni e futuro a modelli e aspiranti tali, perché il giro finanziario attraversa questa rotta. Un regno dorato, tale almeno appare osservandolo dall’esterno, nella leggerezza degli abiti e nello splendore dei gioielli, che ha in via Monte Napoleone il vertice del quadrilatero della moda. Dietro ogni facciata ci sono però i volti stanchi di chi deve necessariamente svolgere una parte, ci sono i vizi e la sregolatezza che hanno eco in ogni altra parte del mondo, sotto lo sfavillio delle paillette. L’amore ferisce, il mio nuovo romanzo disponibile in eBook e cartaceo con protagonista Cora, sfiora questo mondo con lo stesso atteggiamento che potresti avere di fronte alla scoperta di un nido d’api: grande cautela. Eppure le api sono indispensabili per la produzione di un nettare unico come il miele. Qualcuno deve metterci le mani in mezzo, magari con il rischio di prendersi spiacevoli punture. Cora decide di farlo: intraprende una carriera giudicata riprovevole per il senso etico. La sua è una scelta consapevole – ma non senza qualche ragionevole margine di dubbio – abbracciata dopo aver visitato le più importanti città europee: Londra, Berlino e, soprattutto, Barcellona. Sono molte le analogie tra il capoluogo della Catalogna e quello meneghino, dove la ragazza tornerà dopo un’iniziale fuga: luci, colori e tanta movida. Come molte medaglie è il lato nascosto a fare la differenza, un mare oscuro che giace sotto la superficie. Perché ogni storia d’amore, in fondo, è una medaglia a due facce; un nido di api destinato a produrre miele o a dispensare punture.

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08/11/16: dal diario di Prot

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“Il mio dottore dice che sto morendo.”
Nelle giornate trascorse dentro la clinica di Mark, il medico che più di ogni altro desiderava conoscere la verità, incontrai anche Michelangelo; uno degli ospiti più vecchi del complesso giunto alla fine della corsa che gli uomini chiamano ‘vita’.
“Ma io non temo la morte, lascerò dietro di me le mie opere. E quelle sì che sono immortali. Quelle sopravvivranno ai rigori del tempo, ai dottori e ai pazienti, ai geni e ai pazzi.”
“Perché hai voluto vedermi Michelangelo?”
“Volevo sapere se anche voi… voi che venite da un altro pianeta, dovete sottostare alla legge della morte”.
Nel suo letto di dolore riusciva a mantenere una lucidità a tratti, quando le pastiglie placavano la sua carne, cercava di nutrire lo spirito, prima di affrontare il fatale momento sempre più vicino.
Era affascinante discutere con Michelangelo, era in grado di descrivere dipinti, sculture, architetture con dovizia di particolari. Perché quello era il suo mondo e lo aveva esplorato a fondo. A suo modo anche lui era un alieno proveniente da un altro mondo. E ancora non smetteva di esplorare, neppure di fronte all’ultima porta prossima all’apertura.
“Su K-Pax esiste il termine della vita, esattamente come esiste sulla terra. Non vi diamo particolare importanza, lo accettiamo. È parte del percorso compreso nella nascita. Quando ce ne… andiamo, avviene con la consapevolezza del momento. In quell’istante valutiamo il cammino lasciato alle spalle, ogni cosa che abbiamo costruito. Perché questo è il senso della nostra esistenza; vivere intensamente ogni giorno dei nostri anni.”
Lui mi guardò con un cenno di comprensione, distendendo le labbra con un sereno sorriso a segnargli il volto.
“Io non temo la morte, lascerò dietro di me le mie opere. E quelle sì che sono immortali. Quelle sopravvivranno ai rigori del tempo, ai dottori e ai pazienti, ai geni e ai pazzi.”
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L’interprete del film K-Pax, a cui è ispirato questo serial, è Kevin Spacey.

Flash e Angela

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Li guardo mentre si passano le posate e quasi non mi sembra vero di essere riuscita ancora una volta nella impresa: si tratta di un piccolo grande successo, uno di quelli da scolpire nella roccia, ritrovarsi alla stessa tavola con papà e mamma. Mia sorella Carlotta è all’estero, dall’altra parte del mondo, ma non potevo in nessun modo permettere a questo di saltare la nostra cena di famiglia. Lei è qui con noi, anche se a migliaia di chilometri di distanza. Esattamente come Angela, che è in un posto da cui non tornerà mai più. E questo è il decimo anno dalla sua partenza.
«Mi passi un po’ di sale, Giovanna?»
«Eccolo. Hai sempre l’abitudine di salare troppo quello che mangi, a quanto vedo. Che cosa ti ha detto il medico?»
Una tregua. Ecco di cosa avevano bisogno, una piccola pausa una volta l’anno. La sola in grado di riavvicinarli e di farli sembrare una coppia ancora unita. So quanto durerà; lo spazio di una cena. Il momento di ritrovarsi per ricordare. Poi tutto ritornerà come prima. Papà si dimostrerà insofferente alle osservazioni mosse da mamma e riprenderà la sua strada senza voltarsi indietro. Mamma si stancherà di parlare con qualcuno che non presta il minimo ascolto e si richiuderà nel suo mutismo. È una scena andata in onda molte altre volte e dall’esito scontato. Prima mi impegnavo, per cercare di farli ragionare e convivere, poi ho cercato di passare oltre e comprendere come sia impossibile risanare un rapporto che non ha più il minimo fondamento.
Ma anche questa volta ci sono riuscita. Riuniti. Per Angela.
Sono istanti da contare sulle dita di una mano, in cui il prezzo da pagare sembra irrisorio, in confronto alla pace che riescono a trasmettere alle nostre anime.

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L’amore ferisce tra passato e presente

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Uscito in eBook l’11 luglio e subito dopo anche in formato cartaceo, L’amore ferisce è il mio nuovo romanzo. Nonostante le correzioni e gli adattamenti, si tratta del mio libro più lungo, con le sue duecentoventi pagine. La storia è quella di Cora, l’escort che da qualche anno compare sullo spazio virtuale di questo stesso blog. Di riflesso è anche la storia di Bianca, nome reale della procace ragazza dai capelli tinti di rosso. In L’amore ferisce sono svelati i motivi che hanno spinto Bianca ad assumere panni e ruolo di Cora. E, come intuibile dal titolo, le ragioni non saranno delle più felici. Tuttavia il romanzo, completamente inedito, vuole catturare lo spirito che il personaggio ha mostrato nel corso delle sue prime quattro stagioni. L’intento è quello di spingere al sorriso, come pure alla riflessione, ai valori del sentimento e alla mutevolezza della vita. A questo punto del suo percorso, ho ritenuto opportuno offrire a Cora un approfondimento che racconti brevi e autoconclusivi non potevano accentuare. In alcuni frangenti potrà somigliare alla ragazza oggi diventata, in altri mostrerà aspetti caratteriali del tutto nuovi. Questo perché le persone cambiano e maturano in direzioni, talvolta, inaspettate. Ci sono sette/otto anni di separazione tra la Cora che appare nel blog e quella del romanzo: nel libro è una giovane donna non ancora ventenne, nel pieno delle problematiche di fine adolescenza, tra conflitti e ansie tipiche dell’età. È un momento particolarmente critico per la formazione psichica, come ben sappiamo dopo esserci passati: crisi depressive, schizofrenia e bulimia potrebbero trovare terreno fertile proprio nel passaggio verso l’età adulta. Questa delicata fase dell’esistenza investe Bianca con lo stesso impatto di un treno in corsa. Spesso, nei racconti del blog, ti chiedi da dove possa derivare la forza interiore con cui Cora affronta la maggior parte delle situazioni: in L’amore ferisce troverai le risposte e una cara vecchia nuova amica.

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Ondine, la ragazza del mare

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Per qualcuno potrà sembrare un azzardo, e non posso biasimarlo, però, per quanto mi riguarda, inserisco Ondine – il segreto del mare tra le pellicole fantasy che ho maggiormente amato sino a oggi. In effetti, la scheda del film presente su wikipedia, non mi smentisce del tutto: il lavoro di Neil Jordan, con protagonisti Colin Farrell e Alicja Bachleda, è annoverato tra il genere drammatico e fantastico. Sebbene possa rientrare nel fantasy soltanto grazie a un’ambientazione incantevole, e ad un paio di situazioni prive di spiegazione logica.
Amo i simbolismi, le metafore, le introversioni e la delicatezza. Nella scrittura, come nel cinema. Ondine è una pellicola che rispecchia molte di queste caratteristiche: una fiaba reale, una realtà nella fiaba. Syracuse, soprannominato Cyrcus, un pescatore che vive sulle coste di un’Irlanda suggestiva, è un ex alcolista che faceva il clown. Ha una figlia, Annie, gravemente ammalata ai reni, che dimostra la straordinaria capacità sognante di tutti i bambini. Tra loro, pescata dalla rete di Cyrcus, arriva Ondine, una ragazza avvolta nel mistero, sopravvissuta inspiegabilmente all’annegamento. Annie però una spiegazione ce l’ha: Ondine è una selkie, un personaggio uscito dalle leggende, appartenente al mare, e che diventa umano quando esce dall’acqua. Cyrcus, incredulo, inizia a raccogliere nella rete una quantità enorme di pesci. Perché, in barca, porta con sé Ondine e lei canta al mare.
La realtà, come sempre, è diversa dalle fiabe. Il regista Neil Jordan, autore anche della sceneggiatura, lo racconta senza intaccare la straordinaria atmosfera del suo film; privo di effetti speciali, dal ritmo lento e carezzevole, Ondine è pervaso di una magia che fa bene al cuore, di quella vera: senza bacchette magiche, offre uno spaccato di umanità che vuole ancora credere alla redenzione.
Girato nella penisola Beara, nel sud-ovest dell’Irlanda, il film riesce, in modo molto sottile, a far credere inizialmente che Ondine sia una ragazza tratta in salvo dal mare. Soltanto in seguito, con lo scorrere delle immagini e delle situazioni venutesi a creare, lo spettatore sospetta la ragazza di una natura diversa, rispetto a quanto visto nelle sequenze del suo salvataggio. Ci troviamo davanti a una fiaba oppure a un mistero dalle basi molto umane? Non lo svelo. Non per guastare la suspense della pellicola a chi deciderà di vederla, o rivederla, dopo queste mie righe. Ma proprio perché, anche davanti alla conclusione del film, alcuni quesiti restano piacevolmente irrisolti. Lo spettatore ha la responsabilità di credere a una versione realistica o a una versione fantasiosa, grazie alla propria esperienza e sensibilità. Molti sono comunque i messaggi lanciati dal regista Jordan: il rapporto tra la solitudine dell’uomo di fronte all’immenso mistero del mare, la necessità ad armarsi del coraggio e della volontà per superare l’infelicità, il bisogno di avere fede nell’amore per permettere a questa straordinaria forza di crescere e avvolgerci.
Annie: Non mi piace affatto.
Syracuse: Lei canta per i pesci e li cattura.
Annie: Quindi qual è la storia?
Syracuse: C’era una volta…

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Viaggio al Saguaro National Park

Al pari di Emilio Salgari, quando scrivo è molto raro che io possa narrare di luoghi in cui sono stato realmente. Non mi è possibile per una serie di motivi legati a diversi fattori. Ovviamente, questo non significa voler accostare la mia penna a quella del brillante scrittore veronese, ma semplicemente affermare che, almeno nelle intenzioni, miro a documentarmi sui luoghi descritti nelle mie storie con l’intenzione di offrire, a chi legge, una ricostruzione fedele dell’ambiente. Sia in termini geografici e sia, quando la narrazione lo richiede, in termini storici. Spesso, quando effettuo le mie ricerche in rete – a differenza di quelle sulla carta stampata che, come tale, è un documento statico e fissato dall’inchiostro – mi imbatto in voci di genere turistico, con panorami mozzafiato che i più fortunati possono includere nel loro prossimo itinerario di viaggio.
Tra i tanti luoghi che ho virtualmente visitato, c’è il Parco nazionale dei Saguaro. Si trova in Sud Arizona, vicino alla città di Tucson. Fa parte del Deserto di Sonora e prende il nome da un gigantesco cactus, nativo della regione: il Saguaro. Nel marzo del 1933 l’area, che misura complessivamente 370 Km quadrati, è stata designata come monumento nazionale. Caratterizzata da un clima arido, con temperature estreme invernali che vanno dai 5 gradi fino ai 46 gradi estivi, la regione offre ospitalità ad animali come le lucertole cornute, il ratto canguro, l’orso nero e il cervo dalla coda bianca. Nelle vicinanze del parco si trovano gli Old Tucson Studio; set cinematografico in cui sono state girate oltre 300 pellicole.
Il Parco nazionale dei Saguaro si è guadagnato numerose recensioni positive. C’è chi lo definisce “selvaggiamente bello”, “un posto del cuore con pace e silenzio innaturale”, “un luogo incantato”. Le immagini che posto di seguito penso parlino da sole.

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Immagini © Copyright aventi diritto: varie dalla rete.

Cora in omaggio

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Se appartieni a coloro che l’hanno amata leggendone le quattro stagioni pubblicate su questo blog, oppure se appartieni a coloro che l’hanno scoperta solo di recente e vorrebbero conoscerla meglio, hai varie possibilità per avere Cora accanto: Leggere il nuovo romanzo L’amore ferisce, disponibile in eBook e in cartaceo, dallo scorso mese di luglio, che ne racconta gli inediti retroscena destinati a farla nascere. E scaricare il nuovo eBook PDF disponibile, gratis, per gli iscritti alla newsletter del mio Sito-Blog ufficiale, che ne pubblica in veste editoriale inedita le prime stagioni.
Se non sei ancora iscritto alla newsletter, questa è l’occasione migliore per farlo: ti bastano cinque rapidi e semplici passaggi, per ottenere un doppio beneficio. Il primo vantaggio consiste nel ricevere, automaticamente, direttamente nella tua casella di posta elettronica, ogni nuovo aggiornamento riguardante la mia attività e l’universo editoriale. Il secondo vantaggio è di ricevere gli eBook PDF esclusivi per leggere, integralmente, il materiale narrativo proposto, talvolta a episodi diluiti negli anni, proprio su questo blog, mio laboratorio di scrittura. È una tradizione cominciata con Esdy, proseguita con I racconti della neve, Lakota, L’errante cavaliere e giunta oggi a Cora. Come preciso in apertura, solo se sei già iscritto, probabilmente hai scaricato i precedenti racconti esclusivi e per te, avere quello di Cora è molto facile: chiedilo scrivendomi QUI, provvederò a spedirti il link per scaricarlo dal tuo indirizzo elettronico preferito. Altrimenti, se non lo sei, procedi con la tua prima iscrizione leggendo le indicazioni QUI: in quel caso, il link ti arriverà immediatamente, insieme alla conferma di registrazione. La raccomandazione è di controllare scrupolosamente la casella di posta elettronica, perché ogni servizio ha impostazioni diverse e potrebbe scegliere, autonomamente, di scaricare il messaggio nella sezione dello spam.
Mi auguro di leggere presto le tue preziose impressioni sul nuovo romanzo L’amore ferisce, nato dalla serie, e quelle relative all’omaggio PDF Cora. Nel primo caso contribuirai a sostenere il difficile cammino che ho intrapreso, mentre nel secondo mi permetterai di capire se queste iniziative sono gradite.
Buona lettura.

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Immagini © Copyright aventi diritto: “Cora” elaborazione grafica di Alberto Camerra

BookTrailer ufficiale di L’amore ferisce

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Ne ho scritto in diversi precedenti post e articoli, su questo blog e su albertocamerra.com, perché la lavorazione del nuovo romanzo ha richiesto molti mesi: alcuni per la sua stesura, altri per la correzione ed altri ancora per la necessaria fase di editing. Si tratta di un libro diverso, rispetto a quelli finora da me pubblicati, eppure allo stesso tempo simile. Diverso perché la narrazione avviene non più in terza, ma in prima persona – come per la maggior parte dei serial che appaiono qui su Keypaxx – , simile perché, come nelle pubblicazioni già uscite, il sentimento e la vita dei personaggi coinvolti, sono posti in primo piano. L’amore ferisce non è un romanzo rosa, va però a indagare tra lo Young Adult e il New Adult, con maggiore accostamento al secondo, dove i protagonisti hanno un’età che varia tra i diciotto e i trent’anni ed affrontano problematiche esistenziali. Se leggi da tempo Keypaxx, in realtà conosci come, oggi, il personaggio principale del romanzo si ponga. Sul blog lei si avvicina ai trent’anni, è una donna con una forte personalità e non ha timori ad uscire, talvolta provata, dalle difficoltà della vita. Ma come è arrivata a raggiungere un – apparente – equilibrio simile? Soprattutto quali sono i motivi che l’hanno spinta ad abbracciare la professione?
Se l’hai seguita nelle sue quattro stagioni, se hai provato affetto e curiosità per le sorti che il destino le ha riservato, se hai provato commozione leggendo qualche estratto e divertimento leggendone altri, Cora ti aspetta con piacere sulle pagine del suo nuovo romanzo. Questi sono i link per l’eBook, basta ciccare sulla dicitura dello store preferito per scaricarlo fin da ora: Amazon, Kobo, iTunes, Google Play. La versione in brossura sarà disponibile a giorni sul sito dell’editore Youcanprint, su ibs.it e su ordinazione nelle migliori librerie.
Nel BookTrailer che ti presento, troverai una brevissima sintesi del contenuto, le atmosfere e i luoghi dove il romanzo si svolge, insieme a una colonna sonora scelta appositamente per la pubblicazione.
Aspetto le tue preziose impressioni sul libro!


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Immagini © Copyright aventi diritto: “L’amore ferisce” Alberto Camerra

La bella e la bestia

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La maggior parte delle fiabe ha un’origine temporale precisa. È possibile risalire, abbastanza velocemente grazie alla rete, agli autori originali e all’anno della pubblicazione. Non è così per una delle più famose, che ha ispirato commedie, spettacoli teatrali, film e telefilm: La bella e la bestia.
Ciò perché questa fiaba, per le potenzialità che esprime, si è prestata a numerose varianti. Da La jeune américaine, et les contes marins, fino alla versione più conosciuta e popolare della scrittrice francese Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, che la utilizzò nell’opera Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage gouvernante et plusieurs de ses élèves. Altri invece ne attribuiscono l’origine al filosofo romano Apuleio, che l’avrebbe utilizzata per il suo Amore e Psiche. Ma, se le origini de La bella e la bestia si perdono nel tempo, i suoi adattamenti risalgono sino a oggi – e probabilmente continueranno per gli anni a venire -.
Da ricordare, uscito nel 2014, è almeno la pellicola francese omonima che ha nei suoi interpreti Vincent Cassel, nel ruolo della bestia, e Léa Seydoux, nel ruolo della bella. Suggestivo sul piano fotografico, scenografico e dei costumi, il film ambientato nel 1810 propone una delle versioni più raffinate della celebre fiaba: in questo caso è il fantasy fiabesco dai connotati storici a padroneggiare. Visivamente meno incisivo, anche perché realizzato con minori mezzi e budget, è la serie televisiva La bella e la bestia con Linda Hamilton, protagonista dei primi due Terminator. Il telefilm ha il merito di proporre la versione della fiaba in chiave moderna, attingendo all’urban fantasy. Nell’adattamento con la Hamilton, ci troviamo a New York e la bestia Vincent vive, con volto leonino, nei bassifondi della città. Ottimo il tentativo di affrontare le diversità sociali, perché Catherine, la bella, ricopre il ruolo di brillante avvocato. Romanticismo, analisi psicologiche e conflitti sociali rappresentano la chiave di visione della serie, in Italia molto apprezzata sul finire degli anni ottanta ma trasmessa solo per la prima stagione, delle tre disponibili. Il risultato è però così interessante da non finire dimenticato: nel 2012 prende il via Beauty and the Beast, liberamente ispirata proprio a quella serie. Il nuovo telefilm non solo sfrutta ancora il genere urban fantasy, diventato negli ultimi anni popolare e sempre più seguito, ma investe anche in volti particolarmente apprezzati dai teenager. La protagonista femminile Kristin Kreuk arriva dal successo di Smallville, mentre il protagonista maschile Jay Ryan rispetta i canoni fisici visti in Arrow e nel nuovo Thor. Questa volta, Catherine è un detective della omicidi e Vincent un ex militare delle forze speciali, apparentemente deceduto in Afghanistan. Lui salva la bella durante l’omicidio della madre di lei e vive, in seguito, un profondo conflitto interiore accompagnato da una storia d’amore singolare con Catherine stessa. Figlio dei nuovi prodotti televisivi, all’insegna di un ritmo serrato e dei canoni del feuilleton francese, nella sua prima stagione Beauty and the Best è molto intrigante, contaminato anche dal paranormal e dal dark fantasy.
Il fatto è che è difficile restare sempre al di qua del confine, anche se facciamo del nostro meglio. In effetti, in quella occasione avevo dimenticato che se tieni a una persona devi fare attenzione anche ai suoi confini. Come ho già detto, essere un detective significa tracciare dei confini, ma essere umani, secondo me, significa sapere come e quando oltrepassarli insieme! – Catherine -.

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Il Clown caduto

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Credete forse che un clown sia estraneo alla sconfitta?
Che riesca sempre ad affrontare ogni situazione della vita, con il sorriso dipinto sopra un volto sbiancato dal trucco?
Credete allora che un medico non possa mai ammalarsi, che un poliziotto non possa mai essere rapinato, che un falegname possa ritagliare legno quando la sua bottega è vuota?
Credete alle illusioni? Forse esiste un abile illusionista che vi ha messo davanti agli occhi una realtà differente dalla mia.
Non ci sono ombrelli, per rallentare la discesa. Non ci sono ruote, sotto biciclette dal manubrio ricurvo e dalla sella ribassata. Non ci sono secchi d’acqua, che si rovesciano sopra il deserto del momento. Semplicemente è successo; sono caduto.
Rotolato, ruzzolato, rovinato, scivolato, franato, precipitato.
Chiamatela come meglio desiderate. Una caduta rimane una caduta, con qualsiasi fantasia vogliate descriverla. Avrei bisogno di una voce. Ma il telefono di plastica e senza filo tace, staccato. Avrei bisogno di uno stimolo. Ma ogni amico è troppo impegnato a cercare di non stramazzare, a sua volta, dalla rampa delle scale. Così resto lì. Solo.
Indifeso, disarmato, sguarnito, scoperto, abbandonato, inerme.
Lo sconosciuto si avvicina mentre mi riduco a un fagotto di stracci, nell’angolo della strada, in attesa di essere raccolto insieme all’altra spazzatura. Ma lo sconosciuto mi osserva con viso sereno e attento, con animo candido e risoluto. La sua manica sinistra pende vuota. Distolgo lo sguardo, per non offenderlo.
«Ciao, pagliaccio. Un anno fa hai fatto sorridere mio figlio. Lui era ricoverato dentro il reparto di malattie terminali. Quando se ne è… andato… era felice per averti visto. Lui ha sorriso».
Lo sconosciuto allunga la sua unica mano e, d’incanto, la mia caduta rovinosa sembra nulla. Un sasso lungo la strada. Una buccia di banana, parte dello spettacolo della vita.
Così mi rialzo e mi rivesto dei panni del mondo.

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