Cora in omaggio

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Se appartieni a coloro che l’hanno amata leggendone le quattro stagioni pubblicate su questo blog, oppure se appartieni a coloro che l’hanno scoperta solo di recente e vorrebbero conoscerla meglio, hai varie possibilità per avere Cora accanto: Leggere il nuovo romanzo L’amore ferisce, disponibile in eBook e in cartaceo, dallo scorso mese di luglio, che ne racconta gli inediti retroscena destinati a farla nascere. E scaricare il nuovo eBook PDF disponibile, gratis, per gli iscritti alla newsletter del mio Sito-Blog ufficiale, che ne pubblica in veste editoriale inedita le prime stagioni.
Se non sei ancora iscritto alla newsletter, questa è l’occasione migliore per farlo: ti bastano cinque rapidi e semplici passaggi, per ottenere un doppio beneficio. Il primo vantaggio consiste nel ricevere, automaticamente, direttamente nella tua casella di posta elettronica, ogni nuovo aggiornamento riguardante la mia attività e l’universo editoriale. Il secondo vantaggio è di ricevere gli eBook PDF esclusivi per leggere, integralmente, il materiale narrativo proposto, talvolta a episodi diluiti negli anni, proprio su questo blog, mio laboratorio di scrittura. È una tradizione cominciata con Esdy, proseguita con I racconti della neve, Lakota, L’errante cavaliere e giunta oggi a Cora. Come preciso in apertura, solo se sei già iscritto, probabilmente hai scaricato i precedenti racconti esclusivi e per te, avere quello di Cora è molto facile: chiedilo scrivendomi QUI, provvederò a spedirti il link per scaricarlo dal tuo indirizzo elettronico preferito. Altrimenti, se non lo sei, procedi con la tua prima iscrizione leggendo le indicazioni QUI: in quel caso, il link ti arriverà immediatamente, insieme alla conferma di registrazione. La raccomandazione è di controllare scrupolosamente la casella di posta elettronica, perché ogni servizio ha impostazioni diverse e potrebbe scegliere, autonomamente, di scaricare il messaggio nella sezione dello spam.
Mi auguro di leggere presto le tue preziose impressioni sul nuovo romanzo L’amore ferisce, nato dalla serie, e quelle relative all’omaggio PDF Cora. Nel primo caso contribuirai a sostenere il difficile cammino che ho intrapreso, mentre nel secondo mi permetterai di capire se queste iniziative sono gradite.
Buona lettura.

Autore testi: Keypaxx © Copyright per questo testo dal 2016. Tutti i diritti riservati.
Immagini © Copyright aventi diritto: “Cora” elaborazione grafica di Alberto Camerra

Sogni di Cora

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Ci sono quei momenti in cui la testa se ne va per conto suo e capita soltanto in due situazioni; quando sei ubriaca o quando sogni. Anche io li faccio, per quanto possa sembrare strano, mi succede: li chiamano sogni erotici. Ti saltano dentro le coperte quando meno te lo aspetti. Ora uno di questi sembra aver deciso di bussare alla mia porta.
«Il professor Silimboni non abita qui?» mi chiede con aria delusa, fissandomi occhi e scollatura, non proprio in quest’ordine.
«Si è trasferito da un paio di mesi, mi risulta. Piacere Bianca» lo informo allungando la mano. Sta arrossendo.
«Oh certo, mi scusi, che sbadato! Piacere Goffredo» dice, stringendomela nella sua.
È sudato, oltre che imbarazzato, avrà una decina d’anni meno di me. Sta decidendo se provarci e infangare il colletto bianco in bella vista, o se battere in ritirata. Io devo stabilire se comportarmi da Bianca oppure da Cora. Mi sono fregata da sola, presentandomi come la prima, per cui mordo il labbro inferiore, storcendomi la bocca. Senza volerlo divento ancora più sensuale. E il pretino suda quanto una fontana. «Ecco… credo di dover andare, adesso. Ho un collega qui sotto e non vorrei farlo aspettare…». Il credo gli esce pure molto bene. Con uno stacco tra le parole, un apostrofo indeciso in bilico tra lo scivolo in basso e le pieghe del mio vestito… così allungo entrambe le mani e lo afferro per il colletto bianco, attirandolo con decisione verso le mie labbra. Basta un momento, uno di quelli che ti bloccano sulla soglia di casa. Bianca o Cora… non so nemmeno quale delle due balza fuori dalle fiamme della mia anima tormentata, asciugando l’acqua santa e facendone bollire il recipiente. Lui è perso. Ammaina la bandiera del clero e sfodera quella pirata; tutta nera, con in mezzo le mie forme
Poi, come è arrivato, il lampo passa. Me lo rivedo lì, davanti. Imbambolato come me. L’incantesimo spezzato da un erotismo ad occhi aperti mai avverato.
«Devo andare… la ringrazio, sa… buona giornata» fugge per le scale, prima dell’irreparabile.
“Diamine: faccio paura anche ai giovani pretini” sorrido amara. Mentre il mio sogno erotico sparisce dal portone del palazzo.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright per questo testo dal 2016. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Jennifer Love Hewitt” archivio web
Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Cora e l’uomo impegnato

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«Allora è tutto chiaro? Ti raccomando: dobbiamo riuscire a rispettare le tempistiche. Altrimenti mi salterà il programma dell’intera giornata». Sono scrupolosa nel mio lavoro; se un cliente ha delle necessità precise, e mi paga abbastanza da aiutarlo a rispettarle, faccio del mio meglio per onorare l’impegno preso. Così regolo la sveglia del cellulare, prima di spegnerlo. Mi sfilo le décolleté, con un colpo deciso dei piedi, per guadagnare velocità. Sembro una papera, scesa dai tacchi. Faccio in modo che il mio partner non se ne renda conto – o addio libido -, e lo strattono verso di me tirandolo per la cravatta. Le autoreggenti scure han sempre il loro perché.
La troppa foga mi fa correre il rischio di premergli le labbra sulle mie: «Questo no», esclamo, usando la voce come uno strumento; il tono inequivocabile, per essere ascoltata, il calore, per tenerlo su di giri. Rotoliamo sopra il letto, avvinghiati l’uno all’altra. Si sfila la giacca, con scatti secchi e nervosi.
«Aiutami…» invoca, mentre l’orologio gli si incastra nel polsino della camicia.
«Cristo…» e la zip dei pantaloni s’impiglia sul cotone degli slip.
Per fortuna ho una certa dimestichezza anche in questo.
«Che ore sono?»
«Ssst… è tutto sotto controllo» gli rispondo, rassicurandolo.
In realtà attendo da un momento all’altro il suono della sveglia; ho perso il conto del tempo e fingo padronanza di me, al posto dello stato di ansia che pesa sul petto. Lui si carica come un tornado, prima di spazzar via case, chiese e grano dei campi. Quasi vedo il fumo sbucargli dalle orecchie. Ma non è una saetta scatenata dal cielo. È più un mortaretto delle feste patronali, che s’inceppa sul più bello. Il suono del cellulare è una liberazione alla gara da maratoneta del sesso: «Devo muovermi subito! Per favore… dammi una mano… dove sono finiti i pantaloni?».
Si riveste e se ne va. Si è dichiarato soddisfatto. Ci son donne che pagherebbero per farlo durare di più. Io sono stata pagata per non fargli superare i quindici minuti. Del resto, sono le gioie e i dolori del professionismo.
E onoro sempre gli impegni presi.

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Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Una scommessa per Cora

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Nella maggior parte delle occasioni, non ho mai amato scommettere e ancor meno assistere a chi ci prova. La maggior parte però, come norma, è diverso da sempre. È stato nel giorno del quasi che mi è capitato di conoscere Fausto. Un gruppetto di amici me lo ha portato alla hall dell’albergo. Goffo dentro il suo vestito elegante, e rosso come un pomodoro in viso, aveva tutto per potersi definire un bel ragazzo. I capelli di un biondo vicino al grano dei campi, erano ornamento a un paio di occhi celeste cielo, sopra un viso dai lineamenti squadrati e dolci, in un corpo asciutto e di media statura. Tra le risatine degli accompagnatori ho voluto accertarmi dell’età sulla carta d’identità. Sembrava in piena regola, per trascorrere una serata con me. Lo avrebbero recuperato alle sei del mattino. Fino ad allora, ci offrivano una cena in un ristorante a quattro stelle, Il borghese gentiluomo di Moliere a teatro e il resto della notte sopra il mio letto. Fausto guardava spesso indietro, come un animale in gabbia, con un comportamento diverso dalla sola timidezza, si aggiustava nervosamente il colletto della camicia e si allentava la cravatta.
«Ti prego… io non…» disse, senza riuscire a completare la frase, dopo aver bagnato di sudore le lenzuola. Aveva l’espressione di chi è smarrito e terrorizzato al tempo stesso.
«Hai già provato, vero?» chiedo con cautela.
«Sì, ma loro insistono. Non volevo deludere Pietro».
«È lui quello che ti piace, del gruppo?».
«Farei qualsiasi cosa, per lui. Ma…»
«Ma non puoi fare questo» concludo io.
Passa il resto della notte abbracciato a me, tra singhiozzi e lacrime. Puntuali, alle sei, vengono a riprenderselo. Lo vedo camminare di fianco a Pietro e mi chiedo per quanto ancora proverà a vivere la vita di un altro.
Non ho mai amato scommettere e ancor meno assistere a chi ci prova.
Evito le scommesse, nella maggior parte delle mie giornate da escort.

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Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Cora e la concorrenza

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Lei è bella. Parecchio. E non mi vergogno ad ammetterlo. Mi rode anche? Un po’ sì: sarebbe da sceme fingere il contrario. Del resto, da quando è nato il commercio, si è sempre dovuto fare i conti con le novità del settore. Nuovi accessori, design accurato e linea più aggressiva, prestazioni di maggior durata grazie a un tasso tecnico studiato a tavolino.
«Ciao zia, ti auguro una buona giornata.» Geliya, rosa dell’est, si diverte anche a sfottere, guardandomi i seni da una dozzina di centimetri più in alto: i suoi, traboccanti e in aperta sfida alle leggi di gravità, sono motivo di vanto.
Le alzo il dito medio. Ha solo vent’anni, gli stessi che avevo io quando ho cominciato.
Cambio spesso albergo, per non lasciare punti di riferimento alla clientela troppo invadente, ma ogni angolo di città è pieno zeppo di altre giovanissime Geliya. Naturalmente, nella mia zona, è lei quella dal fisico più sfolgorante, ma nemmeno le altre scherzano. Le colleghe del giro stanno mollando poco a poco. Qualcuna ha deciso di trasferirsi altrove, qualcuna di anticipare la pensione alla soglia dei trent’anni, qualcuna di provare a sistemarsi sposandosi un cliente. Geliya me la ritrovo persino dentro gli spogliatoi della palestra. Vuol farmi sentire surclassata. Ho visto top model orribili, al suo confronto. Una sera, dentro la camera dell’hotel, mentre ammazzo la noia sfogliando una rivista in poltrona, bussa alla porta Dario; un tizio soffiatomi, tra i tanti, da lei. È agitatissimo, grondante di sudore.
«È successa una cosa a Geliya» dice, fissandomi i seni e gesticolando.
Aspira l’aria e gonfia le guance, poi soffia fuori tutto, come un palloncino che si buca all’improvviso.
«Il silicone ha fatto puff
Dario asserisce con gli occhi spalancati.
Butto fuori la testa dalla stanza; il corridoio è un lamento unico. Confondo la voce di Geliya con la sirena dell’ambulanza.
La rosa dell’est diventa un ricordo sgradito di cui pochi favellano. Diventa l’ennesima barzelletta sul silicone. Me le sistemo meglio dentro il wonderbra e giuro a me stessa di utilizzare, come unica plastica, quella della minerale.

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Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Cora e la moglie di

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Apro la porta e la ricevo. Mi è già capitato, in precedenza, di fare sesso con un’altra donna. Rappresentano una minoranza della mia clientela, ma sono molte di più di quante si potrebbe pensare. Lei è elegante, sa di pulito e profuma di buono. Sfoggia un caschetto nero tinto che le dona, in sintonia con lo smalto delle unghie. È fine anche nel gesto di sbottonarsi la camicetta di seta scura. Ha occhi grandi e smarriti. Le sue mani scorrono cieche su di me, indecise nel percorso da scegliere: è una dominatrice goffa. Sopra il letto comincio a lavorare sul serio, facendo bene attenzione a non impormi. Vuole l’illusione di essere lei a guidare il gioco e ho il compito di soddisfare le inclinazioni. Mi sprona a dare tutto, anche quando resta a corto di fiato. Anche quando la logica le imporrebbe di fermarsi. Trascorriamo un intero pomeriggio così, dimenticando le soste e i tempi persi.
«Tu non sei lesbica.» Affermo, con le prime ombre della sera alla finestra.
«Come?»
«Lascia stare» la interrompo «era soltanto un’osservazione frutto della curiosità femminile».
Lei tace, poi riprende sospirando a fondo. «Vuoi sapere perchè?»
«Non è necessario: mi paghi per fare e stop».
«Ma io devo dirtelo: mi hai salvata dal divorzio».
La guardo incredula, mentre riprende a parlare.
«Sono la moglie di… forse non conosci neppure il suo vero per nome. Mio marito è tuo cliente da quando hai iniziato. Tra noi era finito tutto. Ma io lo amavo. Lo amo ancora, anche così, da morire. Se resta con me, lo devo solo a te».
Si riveste languida, lascia la busta sul mobile e uno sguardo macchiato di tristezza e consapevolezza. Esce dalla porta della camera d’albergo, per la prima e ultima volta. La moglie di.

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Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Cora e il caldo

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Ho caldo. Sembra impossibile dover sopportare un simile calore dentro una camera d’albergo, eppure è così: l’aria condizionata non funziona. E, nonostante i miei reclami, la portineria non riesce a risolvere il problema. Risultato: ho disdetto gli appuntamenti della giornata, smenandoci un discreto pacchetto di soldi. Me ne sto a (s)bollire seduta sopra lenzuola di lino con l’acconciatura distrutta, il trucco sfatto, e il secondo ghiacciolo tra le labbra nel giro di quindici minuti. Unica consolazione: il tizio della hall sta sudando più di me; alla seconda telefonata ha iniziato a balbettare una valanga di scuse di circostanza, proponendomi uno sconto da capogiro per la prossima prenotazione. Alla terza telefonata non riusciva nemmeno più a mettere insieme le frasi per comporre un singolo discorso – troppo occupato a salvaguardarsi i timpani delle orecchie dalle mie scariche sonore -. Alla quarta telefonata è passato direttamente al silenzio; bastavo io a parlare per entrambi. Continuo ad avere caldo. Anche il servizio taxi è al collasso. Il centralino si è offerto di mandarmi una seconda vettura, visto che la prima è dispersa in mezzo alla colonna del mezzogiorno. Sto portando alle labbra il mio terzo ghiacciolo. Dopo arancio e menta è la volta del limone. Mi auguro soltanto di non dover arrivare alla fragola, o sbrocco. Squilla il cellulare. Finalmente, penso ingenuamente. Ma, dall’altra parte del ricevitore, c’è soltanto la voce dell’unico cliente che non ha capito il significato di annullare un appuntamento. Sale. Si spoglia. È felice. Ed è già in mutande. Mi avvicino – lui inconcepibilmente attratto dal mio aspetto distrutto -, porto una mano dietro il suo collo e lo attiro a me. Apro le sue mutande con la mano libera. Lui impallidisce. Mi prendo la borsa e inforco la porta: il ghiacciolo alla fragola ha trovato terreno migliore delle mie labbra senza rossetto.
Per un istante smetto persino di sudare.

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Nella ideale parte di Cora ho scelto dal 2011 Jennifer Love Hewitt.

Cora e il passato

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«Ma sei davvero tu? Quasi non ti riconoscevo. Incredibile.»
Scherza. La cosa è reciproca, ma la mia non sarebbe una battuta. Mi limito ad ammiccare con gli occhi mentre guardo il passeggino.
Chissà da dove è saltato fuori Francesco. Lo avevo lasciato sopra i banchi di scuola, dieci anni fa. Sepolto da una coltre di libri, da interrogazioni finite quasi sempre male per me, da professori già impegnati a fissarmi di sottecchi porzioni di carne nuda, da professoresse troppo intente a combattere contro le loro nevrosi sessuali, da teorie piene di fumo e pronte a essere dissipate dai rigori della vita.
Francesco che non ha mai avuto il coraggio.
«Sono anni che non ci vedevamo, in fondo. È tuo figlio?»
«Sì. Ha trenta giorni. Vittorio mi ha riempito le giornate.»
«Sapevo che eri diventato papà. Quindi è il tuo secondo?»
«Oh no. Lui è il quinto. Prima c’è stata Maria; adesso va per i cinque anni. Poi è stata la volta di Pietro; tre anni. Quindi sono arrivate Giovanna ed Erika, le gemelline; ne compiono due la settimana prossima. E ora siamo qui con Vittorio. Tu invece, sei sposata o… ?»
«O. Non sono mai stata tagliata per il matrimonio, io.»
E neppure per accudire cinque figli. Penso un po’ scossa.
«Sul serio sono passati tutti questi anni? Tu sembri uscita ieri dalla maturità.»
«Bugiardo. Dovresti vedermi la mattina con il trucco da rifare. Forse mi scambieresti per la zia di quella Bianca.»
Poi il cellulare lo salva. Credo si tratti della moglie alla ricerca della cavalleria prima di soccombere sotto quattro pargoli.
«Sarebbe bello ritrovarci ancora per una cena… poi potrei farti vedere dove…» il traffico del centro inghiotte le sue ultime parole. Chissà da dove è saltato fuori Francesco. Lo avevo lasciato sopra i banchi di scuola. Sepolto da una coltre di libri, da interrogazioni finite quasi sempre male per me, da professori già impegnati a fissarmi di sottecchi porzioni di carne nuda.
Francesco che non ha mai avuto il coraggio.

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Cora e Peppino

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Peppino abita nel palazzo di fronte e non esce mai di casa. Peppino sta spesso alla finestra e guarda verso la mia: Peppino raramente esce sul terrazzo accanto alla finestra. Ma qualsiasi cosa faccia, se è sveglio, Peppino guarda verso il mio appartamento che si trova di fronte al suo. Credo abbia sui quarant’anni, ma è difficile capirlo; anche per me che dovrei conoscere gli uomini piuttosto a fondo. Quello che so per certo è che Peppino non sorride mai. All’inizio, quando la famiglia venne ad abitarmi di fronte, compresi subito quale fosse il suo genere di problema; è stato sufficiente vedergli quel volto grosso e circolare da dietro un vetro. Nella mia camera sono passati ormai uomini di ogni sorta; politici, impiegati, manager, studenti, turisti. Ognuno con il suo carico di vita sopra le spalle; a volte un fardello leggero, altre un po’ più pesante. Però, sempre, nella mia camera trovavano qualcosa che non riuscivano a recuperare altrove; allegria e leggerezza. Quello che nella camera di Peppino non ho mai scorto neppure di striscio. Ecco perché decido di farlo; scosto le tende, quelle sempre chiuse quando mi spoglio, e lascio che Peppino mi veda bene mentre lo sto osservando. Ci separano pochi metri di uno stretto vicolo, sembra il muro opposto di una stessa stanza. Tengo i tacchi affinché il mio corpo superi lo stipite della finestra. Gli mostro la schiena nuda sfilandomi la shirt e sento i suoi occhi incollati come non mai sopra la mia pelle. Sfilo la mini e lascio che il suo sguardo corra lungo i solchi del mio fondoschiena. Quindi tocca alla sola cosa rimasta sopra il mio corpo; mi curvo e piego le gambe, anche gli slip finiscono sul pavimento. Poi, lentamente, riduco gli occhi a due sensuali fessure e mi volto; Peppino, applaude, per la prima volta sorride. Questione di minuti; la buon costume tuona alla porta.
Peppino abita nel palazzo di fronte e non esce mai di casa. Ma qualsiasi cosa faccia, se è sveglio, Peppino guarda verso il mio appartamento che si trova di fronte al suo.

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Cora e l’amore

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Può una donna che fa il mestiere concedersi il lusso di innamorarsi? Me lo sono domandata a lungo. Tanti i contro, e pochi i pro. Ma, del resto, se non fossi una abitué delle statistiche sfavorevoli probabilmente mi sarei già cercata un tranquillo e anonimo posto da ragioniera dentro qualche banca.
Così, semplicemente, me ne frego delle percentuali e della matematica e vado a prendere il mio ragazzo fuori dall’ufficio.
Robert lavora presso una multinazionale, è un top manager, o qualcosa del genere. Oltre a uno stipendio – di quelli a diversi zeri – si prende anche dei profitti sulle vendite e, per quanto ne so, la sua famiglia ha sempre navigato in acque generose. Come ho fatto a conquistare il giovane rampollo che si sogna la maggior parte delle donne? Beh, non credo sia necessario entrare nei dettagli. La cabriolet gialla che mi ha regalato per il mio compleanno fa girare la testa alle ragazze sui marciapiedi, mentre i ragazzi strabuzzano gli occhi e diventano pallidi. Sto muovendomi dentro a qualcosa molto più grande di me? Forse, ma non sono ancora troppo cresciuta per bloccarmi di fronte ai rischi; preferisco viverli giorno per giorno. Prima di scendere piego lo specchietto retrovisore; il rossetto alla fragola è il preferito di Robert, però ho fatto una piccola variante con la cannella – mai essere troppo prevedibili con gli uomini -. I tacchi alti accalappiano i primi impiegati che lasciano il palazzo: mi piego leggermente sollevando all’indietro una gamba e fingendo di sistemare una scarpa; credo di averli pietrificati. L’attesa non è lunga, anzi, lui esce in anticipo rispetto a quanto mi aspettavo e, sorpresa; qualcuna lo stava aspettando. Lei è bionda, sul burroso, con qualche centimetro più di me. Basta uno sguardo; non so chi sia… ma ne riconosco il mestiere. Partono insieme sopra la sua Ferrari. Resto a osservarli per qualche minuto, mentre svaniscono dietro l’orizzonte, e tutto mi sembra già dannatamente distante. Quindi risalgo in auto soffocando una lacrima assurda che rischia di rovinarmi il trucco; forse è stata colpa della cannella.

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Cora e la divisa

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Il fascino della divisa è sempre qualcosa di particolare, agli occhi di una donna. Perlomeno così è per i miei occhi, pur sapendo di essere un tipo di donna particolare. Quando lo vedo avvicinarsi dallo specchietto retrovisore, con un atteggiamento autoritario che non lascia spazio alla fantasia delle intenzioni, mi chiedo subito se non sia stato un errore provare un giro sulla quattro ruote di uno dei miei più facoltosi clienti. Del resto era lì, sembrava attendesse soltanto me; nuova e fiammante, agile e scattante: la cabriolet di grossa cilindrata offriva una linea felina, più adatta alla sinuosità femminile che non alla mano maschile del suo proprietario. L’uomo in divisa era nascosto dalle ombre del ponte sulla statale. Forse anche lui stava aspettando me. Accosto sulla corsia di emergenza, mentre il mio inseguitore scende dalla moto e si fa avanti con baldanza.
«Favorisca patente e libretto di circolazione.»
«Andavo troppo forte, agente? sa, devo ancora abituarmi…»
rispondo con voce roca e sensuale, ammiccando libertina. È giovane. Credo persino troppo per girare da solo su queste strade. Non si sa mai in quale guaio ti potresti imbattere.
«…Uhm… era di diversi chilometri sopra il limite di velocità.»
«Davvero? non me ne sono accorta… sa, a volte sono così distratta. Per fortuna ci siete voi a ricordarci le regole, agente.»
Il suo imbarazzo è palpabile, lo si nota alla distanza. Persino dietro le lenti scure con cui prova a mascherarlo. Ma il fascino della divisa è troppo forte. Sfodero le mie armi; dopo la voce tocca alle gambe nude. Casualmente la striminzita mini è risalita oltre il lecito. Il blocco delle contravvenzioni e la penna sono così piccoli al confronto di un generoso spacco…
Lui resiste per qualche altro minuto, prima di sciogliersi come un gelato al sole. Alla fine me la cavo con un piccolo ritardo sulla tabella di marcia. E con un altro scalpo alla mia cintura. Chioma rossa contro giacca blu 1-0; il fascino della divisa è secondo solo a quello di una donna che conosce il proprio.

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