Il libro di Esdy

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Il 2013, e il 2014 adesso, rappresentano un momento importante per le mie pubblicazioni. Dopo un esordio, da autore indipendente, in brossura (cartaceo) di Fiori nella Neve, seguito due anni dopo da Al & Bo – la costola di Adama, entrambi i titoli sono stati proposti in formato digitale (eBook) proprio a metà dello scorso anno. Il libro elettronico può piacere o non piacere, ma è per la scrittura quello che il cd prima, e l’mp3 poi, sono stati per il disco in vinile: un grosso e importante passo in avanti. Gli estimatori della carta ci sono e ci saranno sempre, come giusto, tuttavia sarebbe bello giudicare qualcosa dopo averla conosciuta nel modo migliore. Se appartieni a queste persone, prova l’esperienza di lettura degli eBook. Senza però limitarti al telefonino, al tablet o al pc: concediti la lettura sopra un eReader Kindle o Kobo – tuo o prestato da un amico/parente – e ti renderai conto, soltanto allora, di cosa significhi leggere digitale. Non intendo abbandonare la pubblicazione cartacea, sia chiaro, e nemmeno la ritengo superata – come non giudico superato il disco in vinile -. È tuttavia un’opportunità diversa e dalle differenti potenzialità. A partire dal prezzo: un eBook costa mediamente, se l’editore o l’autore indipendente sono onesti, la metà e persino meno rispetto al corrispettivo in brossura. Lo puoi avere nel giro di pochi minuti; senza nessuna coda in centro o l’attesa di settimane dopo l’ordinazione. Non occupa nessuno spazio; e se abiti in un ambiente dalla architettura contenuta sai cosa significhi. È ecologico; non occorre abbattere alcun albero per produrne a migliaia. Il motivo che mi ha portato a decidere di proporre Esdy, esclusivamente in formato digitale con la partneship di Amazon, leader mondiale dell’editoria, non è soltanto tra quelli che ti ho elencato. È da ricercare anche nella struttura della serie e nel suo contenuto. Esdy non offre materiale inedito, ma presenta quanto pubblicato tra le pagine di questo blog – con i dovuti accorgimenti e adattamenti del caso -. Lo possiamo definire perciò non solo un eBook ma un Blook: Il termine “blook”, come cita l’insostituibile wikipedia, “è un neologismo internazionale, formato per sincrasi dei termini inglesi blog e book (“libro”), usato per definire dei libri basati su materiale precedentemente pubblicato su un weblog.” In questa etichetta blook intendo offrire, a prezzo sempre inferiore ai due euro, serie complete, racconti e quant’altro, postati parzialmente o interamente a puntate/episodi in rete ma che non sono mai stati confezionati in un unico volume. Ecco perchè occorre il tuo sostegno: sono opere che hai scritto di apprezzare e amare, le conosci e sai quindi di leggere qualcosa di tuo gradimento.
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eBook  |  Edizioni Kindle Direct Publishing

ASIN: B00GYS4XLY |  Prezzo €1.99
Prima edizione in eBook 2013

Acquisto su: Amazon Kindle Store

Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2014. Tutti i diritti riservati.
Immagini dal web © Copyright aventi diritto: “Kevin Spacey” sconosciuto.

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Esdy5 • passo16di16 – Ama il Dio tuo

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Secondo il parere dei medici, Syano avrebbe impiegato mesi a riprendersi. Se mai ci fosse riuscito davvero. Medea lo aveva legato nella stanza attigua a quella di Esdy. Era riuscita a fare breccia nella sua mente e gli era grata. Tanto da regalargli una vita con la donna che amava segretamente. Almeno nei sogni di lei. Probabilmente, senza quella crepa, Medea sarebbe finita catturata subito e la base del Basilisco sarebbe caduta come le altre. Invece, costringendolo a scaricare le raffiche del mitra, servendosi del suo letale ipnotismo, Medea era passata da vittima prestabilita a orribile carnefice. Tentando persino, in un folle ambizioso improvvisato progetto, di catturare Esdy e portarla dalla sua parte provando inutilmente a manovrare le latenti facoltà paranormali della giovane di Rosslare.
«Forse il governo ha ragione nel credermi un potenziale pericolo e dovremmo preoccuparci a questo riguardo, papà.»
«Senza le tue capacità, probabilmente, saresti ancora soggiogata. Kelmith morto e il Basilisco orgoglioso del duro colpo inferto al G2 e alle Irish Defence Forces. Ho il sospetto che si siano manifestate grazie agli stimoli di Medea: ma non come lei s’aspettava. Credo ti abbiano protetta con una sorta di scudo psichico, in grado di sconfiggerla.» Karl O’Brien, era stato rinchiuso dentro una delle celle dei sotterranei insieme a una dozzina di superstiti, le coprì le spalle con un confortevole giaccone. Sule e pulcinelle di mare proseguivano, indisturbate, il loro lungo pellegrinaggio irrobustendo le colonie già formate in entrambe le isole.
«Tutti quei morti… non sono una di voi, papà. Quella piccola strega potrà anche avermelo fatto credere. Io però ho bisogno di staccare da questo mondo. Di ritrovare la semplicità della mia vita. Un lavoro. Degli amici. Un futuro.»
«Sarebbe bello se potesse essere così. E il cielo mi è testimone di quanto lo vorrei per te. Ma, spesso, non possiamo scegliere il nostro futuro. Dobbiamo accettarne uno. Poi, con pazienza, con fiducia, con speranza, cambiarlo. Per quanto ci è concesso. Fare del nostro meglio è l’unico futuro possibile per noi.»
Esdy si tuffò dentro il petto del padre, stringendolo a sè. Si trovavano accanto a dei meravigliosi giardini. Un arcobaleno di colori e profumi alleggeriva la cupa atmosfera attorno al monastero ormai deserto. In terra, testimone dimenticato di una vita prematuramente spezzata, un libricino le cui pagine erano strigliate dal forte vento della scogliera. Chinandosi lo raccolse ed iniziò a leggere dove la folata le aveva suggerito.
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso» L’uomo superbo non ha mai pace. È come un cane rabbioso che s’aggira ululando per il mondo in cerca di una preda da divorare. (Mt 22, 37-39b).
Quindi lo richiuse, sospirando. Diede uno sguardo triste verso l’orto su cui la zappa di Padre Ajugo aveva lavorato. Verso il percorso che portava alla piccola cappella, dove Padre Euredio si spingeva solitario ogni mattino. Rivide il volto sereno e rassicurante di Padre Corintho, indaffarato ad affidare i compiti del giorno ai religiosi. Tutti spazzati via. Mai realmente conosciuti. Eppure conosciuti da sempre. In basso, K-Rosso stava risalendo la lunga scalinata. Con un cenno della mano richiamò l’attenzione di padre e figlia. Esdy gli sorrise. Felice di rivederlo e poterlo riabbracciare ancora.

Altrove, l’uomo osservava la piccola squadra nei preparativi di abbandonare il Grande Skellig. La ragazza di Rosslare era, ancora una volta, riuscita a contenere le sue capacità paranormali. Come continuasse a riuscirci era un curioso piccolo mistero. Da quando l’E.S.D.Y. era stata smantellata, da quando la Divisione Y era stata definitivamente sigillata dal governo irlandese, soltanto una volta la sua telepatia era esplosa come un vulcano in eruzione. Annibal Peter Greatstone credeva di poterla metterle a tacere per sempre. William Friel sperava di potervi banchettare come un opportunista avvoltoio. Medea era convinta di poterla manovrare come un burattinaio tira i fili di un pupazzo. Erano soltanto degli illusi ignoranti. Ripose il binocolo e si sedette sulla prua dello yacht. Poi sfregò due dita, da cui scaturì una fiammella, e si accese una sigaretta.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2013. Tutti i diritti riservati.
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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo15di16 – Ama il Dio tuo

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Negli ultimi anni, Esdy era stata costretta a subire diversi contraccolpi psicologici. Ben al di sopra di quanto una donna potesse considerare in un’intera vita. Per un po’ si vide costretta a odiare il padre, ritenendolo responsabile di esperimenti genetici che, invece, miravano a proteggerla. Credette morta la madre, per poi ritrovarla viva ma lontana dalla sua vita. Si ritrovò costretta ad affrontare insidie e pericoli da parte di cellule terroristiche e soprattutto da parte di alcuni organi governativi corrotti. Ora, convinta di avere almeno costruito la parvenza di un futuro come madre, qualcosa minacciava di renderlo irreale e crudele menzogna tra le tante già patite.
«Stai mentendo! io ho fatto nascere Sidhe! l’ho tenuta stretta a me fino a… fino a…»
«Fino a che cosa?» la incalzò, freddamente, Medea «ricordi dove è nata? ricordi qualcosa al di là dei giorni sopra quest’isola? scommetto che non ci riesci. Vero?!?»
Per quanto le apparisse assurdo, Esdy riconobbe la verità in quelle orribili parole che tranciavano le speranze con la facilità con cui una forbice taglia un foglio di carta. Gli occhi della ragazzina si erano incollati sui suoi. Occhi diabolici ed enormi.
«In lingua gaelica irlandese, Sidhe, indica anche il popolo di faerie. Un mondo parallelo. Invisibile. Un mondo che, a tutti gli effetti, non esiste. Direi un nome perfetto per tua figlia, no?»
«Perchè mi hai fatto questo?»
«Beh, speravo di riuscire a recuperare quello che hai perso; le tue capacità paranormali. Uno shock come una figlia scomparsa doveva scuoterti. Mi ci sono voluti tempo e fatica, a riplasmare, nei sogni, i tuoi ricordi. Vedendo fallire ogni sforzo ti ho risvegliata. Magari la disperazione per la vista dei cadaveri, per il tuo amichetto recluso… chissà. A quanto pare sbagliavo.»
«Esdy! non fissarla negli occhi! non permettere che…»
«Oh ma stai zitto, fesso!»
«Paura di finire neutralizzata come una mocciosa qualsiasi?»
«Chi, io? dopo aver usato i monaci come mio scudo? dopo aver costretto un tuo amico militare a fare fuoco per scatenare una piccola guerra? suvvia, caro K, siete venuti qui per chiudere una cellula terroristica e vi siete ritrovati con la vostra arma migliore rivoltata come un calzino sporco!» con un cenno del capo indicò Esdy, vittima delle sue capacità mesmeriche «coraggio; prima di farti fuori potremo divertirci un poco. Per cosa credi ti abbia lasciato vivo?» si passò la lingua sull’arcata superiore delle labbra «solo per cercare di cavare qualcosa da questa scrofa rinsecchita? ipnotizzarla non è servito a niente!»
«A qualcosa è servito, invece. Piccola strega disumana!»
Medea strabuzzò i suoi occhi enormi, incredula «Ma…»
non riuscì ad aggiungere altro. Esdy le era già addosso. Con rabbia. Senza permetterle reazioni. Iniziò a colpirla come le aveva insegnato il padre. Come aveva appreso dagli allenamenti con Syano. Con il ginocchio sinistro e poi con il destro. Con entrambe le mani chiuse a pugno. Poi crollò a terra in ginocchio. Singhiozzando. Una madre senza più una figlia.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo14di16 – Ama il Dio tuo

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«Kelmith! stai bene? cosa è successo qui?» l’urgenza nelle parole assumeva un tono quasi disperato. Esdy doveva comprendere il perchè di quella assurda carneficina di religiosi. Ed era soltanto l’ultima di una serie di domande che la stavano dilaniando «non riesco più a capire nulla… tu dovresti… dovresti essere…».
Fu incapace di completare la frase.
«Trova un modo per liberarmi da qui. Devi riuscirci in fretta!»
L’agente K-Rosso stringeva le sbarre della sua cella fino a sbiancarsi le nocche delle mani. Nonostante la sua prigionia tentava di conservare la lucidità per entrambi.
«Troverò qualcosa per fare leva…» sentenziò la giovane di Rosslare iniziando a guardarsi intorno con frenesia. Ignorando i corpi senza vita sparsi ovunque. Alcuni, i più vicini, indossavano il saio dell’ordine. Ma altri, a qualche metro di distanza, la mimetica militare «aspettami qui; cercherò di tornare il prima possibile. Forse Medea potrà essermi utile e…»
«Cosa hai detto?»
«Ho detto che cercherò qualcosa per tirarti fuori e…»
«No. Il nome. Quale nome hai fatto?»
«… Medea…»
«Esdy, maledizione, devi dartela a gambe, subito. Non lasciare che quel dannato mostro ti si avvicini più di quanto deve aver già fatto! vattene. Se necessario a nuoto. Allontanati da quest’isola. Devi allertare il G2. Portare qui un’altra squadra!»
Il tono di Kelmith Radenstein era perentorio. Non lo aveva mai sentito parlare così. Sembrava quasi un’altra persona.
«Sei… sconvolto. La prigione, tutti questi… morti. Dammi solo qualche minuto; una volta fuori da questa cella, sono sicura, potremo cominciare a capire meglio…»
«Esdy, ti prego, ascoltami: sono perfettamente in me. Questo carnaio è proprio il frutto delle azioni di Medea. Ha l’aspetto di una ragazza con dei problemi mentali, ma è letale quanto una bomba innescata! Sei tu a non vedere al meglio le cose. Pensaci!»
Credere a una persona data per morta fino a pochi istanti prima, o credere alla persona che la aveva sciolta dalle catene? si sentiva tremendamente in dubbio. Medea poteva essere chiunque. Ma anche Kelmith stesso le sembrava una persona molto diversa da quanto rammentava. Di chi fidarsi?
«Non ti basta nemmeno questo, vero cagnetta?»
La terza voce spezzò il silenzio sceso tra i due. Era aspra, tagliente. Consumata da un livore superiore a quello della sua apparente età. Priva di ogni rimasuglio di finta innocenza. La ragazzina teneva in modo sgraziato, per una zampa, l’inanimato Aerico «me lo dovevo aspettare; se non ci è riuscita la tua finta figlioletta a farti risvegliare dentro, di certo non ci poteva riuscire il tuo povero amante. Beh, ho tentato!» Concluse Medea. Chinando la testa di lato. Con cattiveria e sarcasmo.
«“Finta figlioletta”? cosa stai…»
«Oh, certo. Non lo hai ancora capito. Tua figlia è svanita per il semplice motivo che… tu non hai nessuna figlia».

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Esdy5 • passo13di16 – Ama il Dio tuo

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«Si trova laggiù. Alla fine di questa serie di scale, il tuo amico.»
La rampa di gradini in pietra si dispiegava diversi metri più in basso. I primi erano crepati in vari punti, puntellati da sasso mancante che li bucava; come una nave ricoperta di falle e destinata a colare a picco. Ci si smarriva la vista a cercarne il fondo; un dirupo scuro inghiottiva la poca luce trattenendola in un abbraccio viscido e tetro. Anche il resto della struttura rimandava le identiche impressioni di decadenza. La camera alle spalle somigliava moltissimo a una modesta cella monastica. E, più procedeva lungo il complesso in pietra, più Esdy si convinceva di essere dentro il monastero del Grande Skellig. Ma dove era finito Syano? dove erano finiti i religiosi Padre Corintho, Padre Ignazio? però, in cima ad ogni altro interrogativo, desiderava ritrovare sua figlia.
«L’ho visto prima di venire da te. Era là sotto e si muoveva. Ho anche sentito che stava dicendo qualcosa. Ma io, là sotto, non ci voglio venire…» concluse Medea abbassando il volto. Difficile comprendere qualcosa di più dalle rivelazioni della ragazza. In un’altra situazione, Esdy si sarebbe comportata diversamente. Ma iniziava seriamente a dubitare dei suoi stessi sensi. Il sogno (se di sogno si trattava e, dati i suoi trascorsi, la definizione restava alquanto spinosa) si mischiava alla realtà. Aveva bisogno di stabilire dei punti fermi. Qualcosa da cui partire. E poteva venirne a capo soltanto confrontandosi con un’altra persona. Così prese la sola decisione possibile. Scendere.
«Ascoltami, Medea» disse, avvicinandosi al viso corrucciato «io devo andare là sotto. Se tu non vuoi venirci, va bene. Ma promettimi di aspettarmi qui; cercherò di tornare di sopra il prima possibile. Insieme al mio amico. Poi, in qualche modo, ce ne andremo. D’accordo?»
Attese un cenno affermativo da parte della sua liberatrice. Quindi, sospirando tra sè, le diede le spalle iniziando a scendere, con cautela, permettendo agli occhi di abituarsi alla parziale oscurità facendosi largo tra le ombre. Non le piaceva, l’istinto le suggeriva di girare i piedi e risalire per lasciare quel posto. Ma se il solo modo possibile di vederci chiaro e stabilire un contatto con un’altra persona era quello, sarebbe andata fino in fondo. Un paio di volte superò dei grossi massi che erano precipitati sopra i gradini, contribuendo a renderli pericolanti. Poi vide di sfuggita un paio di rapide forme scure attraversare la scala da parte a parte, per infilarsi dentro le crepe del muro adiacente. E scese ancora di più. La rampa sembrava destinata a perdersi direttamente nelle profondità della terra. Solo allora cominciò a sentire qualcuno lamentarsi. E vide anche il primo corpo. Quindi il secondo. Il terzo. Al quarto si portò una mano alla bocca per soffocare il proprio stupore e disappunto. Ogni corpo era rivestito da un lungo saio. Pur non distinguendo i loro connotati alla perfezione, per via dell’oscurità circostante, riusciva quasi a riconoscerli uno ad uno. Finchè non lo trovò: contro ogni possibile logica, si imbattè in Kelmith Radenstein, K-Rosso.

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Esdy5 • passo12di16 – Ama il Dio tuo

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Per la prima volta da molto tempo e per la prima volta da quando l’agente K-Rosso e Karl O’Brien erano scomparsi, il G2 si trovava un passo avanti rispetto alla cellula terroristica del Basilisco. La coppia formata da Esdy e Syano si era dimostrata irriducibile. Non si risparmiarono mai. Dopo aver neutralizzato, una ad una, le basi mobili dei terroristi, riuscirono a catturare un paio di agenti nemici che tiravano le fila dell’intera cellula. Ormai la maternità che Esdy portava in grembo iniziava ad evidenziarsi e, prima di doversi fermare per pensare a crescere la figlia in arrivo, la giovane O’Brien aveva ancora un ultimo importante desiderio; infliggere un colpo mortale al Basilisco. Questo le avrebbe restituito la serenità necessaria per dedicarsi all’inedito ruolo di madre. Il terrorismo, in qualche altra forma, si sarebbe ripreso, in futuro; di questo ne era consapevole. Forse avrebbe assunto un altro nome, forse ne avrebbe rispolverato uno vecchio. Per quanti serpenti ti trovavi a calpestare, prima o poi, dalla tana ne sarebbero sbucati fuori degli altri. Era nell’ordine delle cose. Come la notte per il giorno. La rabbia per la gioia. L’inferno per il paradiso. Di questo però se ne sarebbero occupati altri. Lei aveva speso, ormai, tutto quello che possedeva. Restava quell’ultimo sforzo da fare. Quell’ultima richiesta da parte dei fantasmi. La base principale si trovava nella regione sud-occidentale della Contea di Kerry. In un luogo dove, senza la collaborazione dei terroristi catturati, probabilmente non si sarebbero mai spinti. Esdy li interrogò a lungo. A volte da sola. A volte spalleggiata da Syano oppure da Brunner. A volte lasciando fare a uno di loro due. Il risultato era sempre lo stesso. Seppure interrogati singolarmente, le rivelazioni dei prigionieri coincidevano; la vera base delle azioni terroristiche del Basilisco, poteva soltanto essere in quel punto della cartina geografica. Il G2, che si nascondeva dietro un presunto piccolo servizio di intelligence irlandese, raccolse dieci diverse squadre da cinque uomini ciascuna. E altri cento uomini delle Irish Defence Forces, i militari della Repubblica d’Irlanda, agirono da supporto. Esdy si sentiva ancora perplessa. Non dubitava della veridicità di quanto estrapolato dai collaborazionisti. Dubitava della reale locazione della loro base operativa. Ma non poteva permettersi di bloccare un’operazione militare solo in virtù a delle sensazioni. Così si imbarcò con gli altri. Partirono dalla costa di Portmagee, una mattina di autunno, quando l’aria si faceva già più elettrica e le foglie formavano i primi soffici tappeti naturali della stagione, pregni di tonalità calde e variopinte. Si affiancarono alle diverse imbarcazioni turistiche che in quel periodo falciavano il tratto di mare con un piano tanto semplice quanto redditizio; avvicinarsi al loro obiettivo e usare gli scogli come efficace protezione allo sbarco. Se le cose fossero andate come era stato programmato attraverso le più disparate simulazioni strategiche, nel giro di pochi minuti avrebbero avuto ragione dei terroristi. Esdy strinse le mani di Syano un’ultima volta, poco prima di dare inizio all’operazione denominata “corvo”.

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Esdy5 • passo11di16 – Ama il Dio tuo

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«Sono sicura che devi avere un bellissimo nome. Io sono Esdy. Mi piacerebbe conoscere il tuo…» la ragazza era tornata. Indossava un grembiulino nero e dei calzettoni lunghi le coprivano le scarne gambe sino alle ginocchia. I capelli spettinati, tra il biondo e il castano. Se a prima vista le aveva attribuito una falsa età era stato per via del suo vestitino da scolaretta. La ragazza doveva però avere almeno una ventina d’anni, forse persino di più, e non sembrava facile farsela amica.
«Io mi chiamo Medea… lui, invece, è Aerico; non ho più intenzione di prestartelo!»
«Hai ragione. Se è tuo amico… devi tenerlo tu. Ti ringrazio se me lo hai prestato mentre… dormivo. Te lo avrei ridato io. Volentieri. Ma, vedi; non potevo farlo.» Esdy mosse entrambi i polsi, tirando le catene che la bloccavano al letto.
«C’è un’altra bambina qui, insieme a te? sai… è piccolina. Lei è Sidhe. Forse la conosci. Sai dirmi dove si trova?»
«Si. La conosco. Ne parli sempre. Quando dormi.»
«Quindi… l’hai anche vista qui… dentro?»
«No. Qui dentro non c’è più nessuno. Solo io e te.»
Un brivido colse la ragazza di Rosslare. Non riusciva realmente a capire cosa Medea intendesse dire. Ed era convinta non sarebbe riuscita a comprenderlo dalle sue sole parole.
«Forse, se mi aiuti ad alzarmi da questo letto, possiamo vedere dove sono andati a finire gli altri. Di sicuro potrei esserti d’aiuto… se tu, adesso, aiuti prima me.»
La ragazzina scosse incerta la testa.
«Di che cosa hai paura? io sono tua amica. Guarda Aerico; l’ho trattato bene, vero?»
«Non me lo volevi ridare indietro. Ho dovuto prendermelo; ecco perchè adesso ti sei risvegliata. Prometti che, se ti aiuto, non mi porterai via il mio amico?»
«Te lo prometto, Medea. Io non porto via gli amici degli altri.»
Diede un’occhiata all’orsacchiotto. Poi una a Esdy. Indecisa.
«Io so dove si trova un tuo amico. Se ti faccio scendere dal letto, poi, vai da lui e lasci Aerico a me?»
«Si. Te lo ho già promesso prima e lo farò. Se puoi portarmi da questo… mio amico, puoi stare ancora più tranquilla.»
Esdy iniziò immediatamente a far lavorare la testa; doveva trovare il modo per permettere alla ragazzina di liberarla. Nella camera in cui si trovava, però, non riusciva a individuare nessun oggetto, lama o altro che facesse al caso suo.
«Cosa stai cercando?» chiese Medea notando le pupille verdi saettare veloci in ogni angolo della piccola stanza. Non le diede modo di fornire nessuna risposta adeguata; la piccola si avviò con passo sicuro sul fianco destro del letto di Esdy. C’era un piccolo comodino in legno. Sul ripiano superiore diverse scatole di medicine, una bottiglia d’acqua e un bicchiere di plastica. In mezzo un cassetto. Medea lo aprì con disinvoltura. Scivolò dentro con la mano e, un attimo dopo, ne estrasse una chiave.
«Io c’ero quando ti hanno portata qui. Vedi? la avevano messa nel cassetto.»

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Esdy5 • passo10di16 – Ama il Dio tuo

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Un momento prima di esplodere tutto il potere celato dentro il suo corpo, Esdy si svegliò. Riaprì gli occhi laboriosamente, come se un pesante macigno sostasse pigramente sopra le sue palpebre. Dove era finito il monaco contro cui si era scagliata? dove era finito Syano? e, soprattutto, cosa era accaduto a Sidhe? domande prive di ogni possibile risposta. I dubbi invece cominciarono a farsi strada; non si trovava dentro il monastero. E, forse, non si trovava più neppure al Grande Skellig. Le era accaduto qualcosa? magari un nuovo mancamento aveva costretto Syano a riportarla indietro? non lo sapeva. Ogni nuovo istante, da quando gli occhi ripresero a mostrarle l’esterno, veniva inesorabilmente scosso da nuovi quesiti. Era sopra un letto di quella che, a prima occhiata, poteva benissimo essere una camera d’ospedale; le pareti candide e neutre erano spoglie, vedeva una porta aperta, al di là del proprio letto. Nessuna finestra. La luce avvolgeva le pareti e proveniva da una lampada al neon al centro della camera stessa. Ma, particolare più inquietante di ogni altra cosa, Esdy era legata. Delle robuste fasce di cuoio le serravano i polsi, alle estemità delle quali, un anello metallico, le collegava alle sbarre del letto attraverso delle catene. Con i riflessi ancora vacui, resi inermi da un sonno probabilmente profondo a cui era stata strappata, vide la piccola telecamera fissata sopra la parete di fronte al letto; qualcuno la stava osservando. Stava desiderando di urlare, come quando si era lanciata contro Padre Ignazio. L’istinto le suggerì però il contrario. Doveva comprendere meglio la situazione. Capire prima come era arrivata dentro quel posto sconosciuto e perchè. Le costò molta fatica. La sua indole la spingeva a fare l’opposto. Ma gli insegnamenti ricevuti nel corso degli ultimi anni, e quelli trasmessi dal padre attraverso la fase onirica, le vennero in soccorso. Qualcuno l’aveva legata. Ma era stato fatto per ridurla all’impotenza o per evitare che fosse lei stessa a recare danno ad altri? Ancora domande. Non sapeva quale delle due ipotesi fosse però la peggiore. In quel mentre vide la ragazza. Per una frazione di secondo aveva creduto (sperato) fosse Sidhe. Ma non si trattava di una bambina. Semmai di una giovane donna, come il fascio di fioca luce stava suggerendo. Lo sguardo assente e strano. Non l’aveva mai vista prima, nonostante qualcosa, dentro di sè, le facesse pensare il contrario.
«Chi sei…?» chiese con voce impastata da un lungo sonno e, temeva, anche da altro «dove mi trovo…?».
La ragazza restava ferma, sulla soglia della porta aperta. Stringeva, tra le braccia e con forza quasi temendo di perderlo, un grosso orsacchiotto. Sollevò la mano destra, puntando l’indice in direzione di Esdy «me lo sono ripresa. Te lo avevo prestato. Ma non me lo ridavi indietro. È mio!» poi si dileguò.
«No! aspetta… devi dirmi… dirmi…» la giovane irlandese torse il busto per trarre maggior forza dalle sue stesse parole, e il fiato le si bloccò in gola nel vederlo. Appeso al muro, sulla sua sinistra, un po’ serpente e un po’ dragone, il simbolo del Basilisco.

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Esdy5 • passo9di16 – Ama il Dio tuo

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«Perchè sei fuggito?» lo sguardo torvo, la mano stretta a pugno sul bavero del religioso; Syano ripetè la domanda per la seconda volta. Il monaco trovò solo il coraggio di rimandargli un’occhiata di soppiatto. «Abbiamo bisogno di risposte. Il tuo mutismo non sarà d’aiuto a nessuno, men che meno a te stesso!» quasi lo sollevò di peso; stava perdendo la poca pazienza rimastagli.
«Voi… voi… non potete capire!» bisbigliò infine Padre Ignazio, proteggendosi parte del volto con la mano aperta. Syano lo aveva trascinato dentro la cella dopo essere riuscito a raggiungerlo a stento. Da una parte Esdy teneva abbracciata Sidhe tenendole la nuca rivolta altrove, ancora incapace di comprendere quanto successo poco prima alla figlia, dall’altra Padre Corintho rimaneva inginocchiato con le mani unite in preghiera e la testa bassa.
«Cosa non possiamo capire? ti è così difficile tirar fuori un discorso sensato?» rilanciò la spia governativa, stringendo con maggior vigore il colletto del monaco ai suoi piedi.
Dovresti stare più attenta. Io, ad esempio, lo sono sempre.
Sentenziò la voce dentro la testa. Esdy non aveva calcolato gli intervalli tra una eco e l’altra. Era però certa si stessero riducendo progressivamente. Ogni cosa sembrava ripiegare contro di lei, contro la sua stessa famiglia. Questo non rappresentava una novità, nella sua vita. Avvertiva però l’angosciosa sensazione che il cerchio le si stesse chiudendo attorno. Con l’immagine riccorrente del corvo intento a disegnare spirali in cielo.
«Voi… ah, ah… voi… ah, ah, ah, ah, ah… Voi… AH, AH, AH…»
cominciò piano, per esplodere poi fragorosa. La risata.
Padre Ignazio prese a ridere in maniera persino isterica. Spiazzando Syano, mentre lo teneva bloccato in una presa ferrea. Stupendo Padre Corintho, il quale sollevò il capo dalle mani giunte. Allarmando Esdy che, quasi contemporaneamente, vide Sidhe perdere consistenza. Esclamò qualcosa, stupefatta e terrorizzata. Superando persino le risa, ormai incontrollate, del monaco messo all’angolo dal marito. Sperando che, di qualsiasi fenomeno si trattasse, potesse avere fine, come accaduto pochi minuti prima. Sidhe però non esaudì l’intimo desiderio della madre. Semplicemente, divenne trasparente. E stavolta svanì. Esdy osservò le proprie braccia vuote girandole lentamente, come se, da un momento all’altro, potessero resituirle la figlia. Ma Sidhe non riapparve. Come una foglia strappata dal vento, stava veleggiando verso orizzonti ignoti e lontani. Incurante di aver calamitato gli sguardi di tutti su di sè, la giovane madre si mise in piedi. Puntò Padre Ignazio, sempre avvolto da una inspiegabile ilarità, e gli si scagliò contro.
«Mia figlia! Mia figlia! dove è finita mia figlia??» urlò con tutto il fiato in corpo, avvertendo, dalla profondità delle viscere, dall’oscurità in cui era stato confinato, farsi largo un bisogno di esplodere. Il monaco, atterrito dallo slancio fulmineo di Esdy, restò congelato per qualche istante. Poi riprese a ridere.

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Autore testi: Keypaxx © Copyright 2006-2013. Tutti i diritti riservati.
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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo8di16 – Ama il Dio tuo

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Perchè si ostinava a ignorarlo? non riusciva a comprenderne il motivo. L’aveva avvisata. Certo. Più volte. Eppure lei si stava dimostrando soltanto una ragazza tremendamente cocciuta. Possibile la gratitudine le fosse totalmente estranea? La ragazza le piaceva (altrimenti non l’avrebbe fatto). I suoi occhi, di quel verde marino, sembravano una finestra sopra l’oceano. Due globi luminosi e intensi. Di uno splendore mai veduto prima. Occhi così non meritavano quello che stava accadendo. Senza ombra di dubbio. Ma l’udito? forse i suoi problemi si concentravano lì. Forse era il vero motivo per cui, nonostante tutto, Esdy continuava a non prestargli ascolto…

«… Sta bene? oh, santo… risponda, per favore!» il viso tirato, la barba canuta, le orbite infossate, stavano a poca distanza sopra di lei. Ripetendo le medesime parole allarmate. Con una mano, Padre Corintho teneva vicino Sidhe (sempre più pallida). Mentre con l’altra sfiorava la fronte di Esdy, nel vano tentativo di farle riprendere i sensi con quel gesto.
«Cosa mi è accaduto?… dov’è Syano?» chiese con un filo di voce, mentre con le dita protese raggiungeva la figlia.
«È corso dietro a Padre Ignazio. Già da un po’ di tempo. Non si ricorda? ecco… siamo venuti qui per parlare con il mio fratello religioso dopo che…»
«Sì… adesso rammento. Quanto tempo è trascorso, di preciso?»
Esdy poggiò i gomiti sollevando il tronco da terra. Si sentiva ancora debole, per quello che reputava una sorta di malore improvviso. Davanti la vista ancora incerta, le ali del corvo.
«Oh, di preciso… credo… una decina di minuti. Stavo per chiamare Padre Euredio; lui è pratico di pronto soccorso.»
Il monaco molto alto – meditò la ragazza – le piaceva poco.
«Grazie. Non è il caso. Come può vedere sto molto meglio» affermò, in parte, mentendo al religioso. «Tu, mia piccolina, come ti senti? la mamma deve preoccuparsi?»
«Quando finisce il gioco…? io rivoglio il mio papà…»
A fatica, Esdy si mise seduta a terra. Abbracciando a sè la bambina «presto, Sidhe, presto… devi ancora essere brava, però. Papà e mamma devono sistemare bene la fine del gioco.» La cella del monaco conteneva un arredamento spartano; una branda a muro, un piccolo tavolo con un paio di sedie in legno, un armadio e uno specchio. Le comodità non erano parte della vita monastica. La giovane madre non riusciva ad accettare che, anche in quel luogo consacrato, si annidassero serpenti pronti a iniettare il loro letale veleno. Tuttavia aveva vissuto troppe situazioni estreme per non crederlo comunque possibile. Doveva attendere il ritorno di Syano, per progettare le prossime mosse. Almeno una cosa stava procedendo per il verso giusto; il suo corpo stava reagendo bene, le forze ritornavano rapidamente. Con Sidhe ancora tra le braccia, fece scivolare lo sguardo verso lo specchio che le ritraeva entrambe. L’orrore si impadronì di lei; stava quasi vedendo se stessa, attraverso il corpo della figlia.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.

Esdy5 • passo7di16 – Ama il Dio tuo

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La ferita alla gamba guarì nel tempo previsto dai medici. Senza nessuna complicazione fisica. Ma le complicazioni c’erano. Sebbene di altra natura; Esdy non fece più alcun uso delle capacità psichiche. Il G2 l’aveva convinta a provarle durante l’ultima missione, sul campo, nel tentativo di sventare l’attacco terroristico del Basilisco. Per tentare di salvare dei civili. Ma non era riuscita a farlo. E il costo si rivelò terrificante; dozzine di vittime tra i civili. Il padre. Kelmith.
Esdy aveva perduto tutto.
Le era rimasto Syano. E a lui si appoggiò. Come durante l’addestramento. Come quando era in fuga. Syano c’era sempre stato. Senza di lui, probabilmente, non avrebbe più retto. Arrivò con la seconda squadra. Facendosi largo tra le macerie. Rovistando tra i morti. Trovandola ferita; nel corpo e nell’anima. Nella vita di Esdy c’era sempre stata distruzione. Era nata dalle ceneri dell’E.S.D.Y., prendendone lo stesso nome. Aveva incrociato la strada della Divisione Y, per vederla terminare in cenere. Poi, divenuta una vera e propria operativa, era stata inserita dal padre Karl dentro il rinnovamento dell’intelligence militare irlandese, denominato G2; un piccolo ma importante servizio di controspionaggio riconosciuto su scala internazionale. E, anche in questa occasione, il contraccolpo ricevuto minacciava di scuotere l’organizzazione spionistica sin alle fondamenta. Ma questa volta non era stato così; Syano partecipò attivamente alla ristrutturazione e alla controffensiva. Forte degli insegnamenti ricevuti da Karl O’Brien. Poi si occupò di rimettere in piedi anche Esdy; gli costò molta meno fatica. La giovane di Rosslare si prodigò in un solo impegno, per l’immediato futuro; portare la distruzione, da sempre compagna di vita, nel cuore del Basilisco. La sua determinazione era totale e irriducibile. Ogni notte vedeva i volti di una qualche vittima sconosciuta, caduta a pochi metri da lei. Ogni notte vedeva il volto del padre. Ogni notte vedeva il volto di Kelmith. Ogni notte tutti quei fantasmi richiedevano giustizia. E ogni giorno Esdy si impegnava con tutta se stessa per dare a loro quello che le chiedevano. Affiancata da Syano e da Brunner, compagno d’armi di Karl O’Brien, scatenò una lotta senza quartiere al terrorismo; specializzandosi nell’intelligence, studiando le migliori tattiche militari, approfondendo diverse lingue straniere. Formandosi in ogni settore possibile senza risparmiarsi mai. Per due anni si impegnarono in una lotta senza quartiere. Riuscendo a individuare e smantellare varie sedi nascoste del Basilisco. Consegnando alle prigioni numerosi loro membri. I fantasmi cominciarono a svanire uno dopo l’altro. E Esdy cominciò a rivedere una vita diversa davanti e dentro di sè; stava arrivando Sidhe. Le sue facoltà psichiche non si erano più presentate. Sepolte. Come i fantasmi. Ma, come fantasmi, pronte a ululare.

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Nella ideale parte di Esdy ho scelto dal 2007 Piper Perabo.